giovedì, Settembre 23

Kurdistan: Corte suprema federale irachena, referendum incostituzionale Questa decisione è 'stata presa unilateralmente e senza la presenza di rappresentanti curdi'. A dirlo, il Premier curdo Nechirvan Barzani

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La decisione della Corte suprema federale irachena di dichiarare incostituzionale il referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan, annullandone i risultati, è «stata presa unilateralmente e senza la presenza di rappresentanti curdi». Questa la constatazione del Premier curdo Nechirvan Barzani, durante una conferenza stampa con i giornalisti. Dopo le dimissioni del Presidente Masoud Barzani, leader del KDP e del fronte dell’ indipendenza, un altro duro colpo all’ obiettivo autonomista del Kurdistan.

Anche il consigliere dell’ex Presidente Masoud Barzani, Hemin Hawrami non ha nascosto la sua irritazione per il dispositivo «unilaterale» della Corte irachena. «L’ attuazione della costituzione irachena come un unico pacchetto è importante e non una raccolta di ciliegie come sta facendo Baghdad» queste le dure parole che Hawrami ha  affidato ad un tweet, evidenziando, inoltre, che proprio il mancato rispetto della Costituzione da parte di Baghdad ha costretto il popolo curdo ad indire il referendum.

«La posizione del governo del Kurdistan è molto chiara» ha specificato Barzani: «Prima e dopo il referendum abbiamo sempre detto che se la costituzione irachena fosse interamente rispettata non avremmo problemi con Baghdad, ma la costituzione è qualcosa che deve essere attuata nella sua interezza. Anche in Iraq parlano della costituzione, ma scelgono solo ciò che vogliono».

Accalorato il j’accuse del Primo Ministro curdo nei confronti della sentenza emessa dalla Corte Suprema di Baghdad che ha bollato come ‘incostituzionale’ il referendum per l’ indipendenza tenutosi lo scorso 25 settembre. Poco prima di quella data, peraltro, la medesima Corte aveva stabilito di sospendere il referendum curdo del 25 Settembre, in attesa di decidere definitivamente sulla richiesta del Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi.

«L’Iraq non era pronto ad attuare la costituzione, ecco perché abbiamo avuto un referendum» ha esclamato in modo quasi provocatorio il Premier Barzani che ha poi aggiunto: «La costituzione irachena deve essere pienamente attuata per avere un Iraq stabile ed Erbil ha bisogno dell’aiuto di una terza parte nei negoziati con Baghdad e nell’interpretazione della Costituzione».  Questa necessità, secondo quanto rivelato dal Primo Ministro curdo, era già stata fatta presente, in un recente incontro, all’inviato presidenziale americano alla coalizione anti-ISIS Brett McGurk e, nel corso di una conversazione telefonica, al Segretario di Stato americano Rex Tillerson. Non si tralasci che tanto gli Stati Uniti, quanto l’ Unione Europea e quasi tutti i suoi Stati membri si erano detti contrari al referendum per paura degli ‘effetti destabilizzanti’ che questo avrebbe potuto avere sulla regione e sulla lotta allo Stato Islamico. Ma chi potrebbe essere questo terzo?

L’ interpretazione della Costituzione, nell’ ottica di Erbil, è fondamentale anche per un dialogo con il governo centrale sui diversi dossiers: dalla questione petrolio a quella della quota del bilancio federale. A proposito di quest’ ultima, Barzani non ha esitato a ricordare che «Insistiamo sulla nostra quota del 17 percento» e che «la nostra priorità ora è quella di fornire i salari delle persone e abbiamo fatto ciò che siamo stati in grado di fare finora. Continueremo a pagare gli stipendi e ora lavoriamo con l’Iraq». Ha espresso infatti apprezzamento circa la decisione dell’Iraq di riportare la bozza di bilancio del 2018 all’ufficio del primo ministro per la revisione prima di inviarla al Parlamento: «Sono felice di dire che il progetto di legge che è andato in Parlamento è stato rinviato al governo per la revisione e speriamo che lo vedranno come un’opportunità per riscattarlo perché è fortemente ingiusto per la popolazione della Regione del Kurdistan».

Circa la questione petrolifera, il primo ministro curdo ha affermato di non essere a conoscenza di accordi per il trasporto del petrolio di Kirkuk verso il porto turco di Ceyhan.  Anche se, secondo le dichiarazioni del Sottosegretario al Ministero del Petrolio iracheno, Karim Hattab, durante un incontro a Kirkuk con il governatore ad interim della provincia, Rakan Jubouri, il Dicastero del Petrolio di Baghdad sarebbe intenzionato ad incrementare la produzione dei giacimenti di Kirkuk. «I ricavi dei giacimenti di Kirkuk torneranno nel bilancio federale», il proposito annunciato dal Ministro del Petrolio iracheno Jabbar al Luaibi. «La regione del Kurdistan controllava i due-terzi del petrolio a Kirkuk dopo l’ingresso dello Stato islamico» aveva detto provocatoriamente il Premier iracheno Albadi, affermando che le forze di Baghdad sono riuscite a riprendere il controllo delle aree contese.

Non sono mancati da parte del Primo Ministro curdo ringraziamenti alla Turchia, all’ Italia e all’ Unione Europea per gli aiuti inviati alle vittime del terremoto della scorsa settimana. Ma il Premier Barzani non ha mancato di definire la chiusura da parte dell’ Iraq degli aeroporti della regione del Kurdistan come una «violazione dei diritti umani e della convenzione di Chicago sul diritto delle persone alla libertà di viaggiare e muoversi», impedendo a 1,5 milioni di rifugiati di ricevere aiuti umanitari e alle persone bisognose di cure mediche specializzate di recarsi all’estero. Ha altresì affermato che con Baghdad non ci sono stati colloqui di nessun tipo, tranne quelli di carattere militare: «Abbiamo tenuto solo colloqui militari e questo è stato per prevenire scontri e escalation di violenza nelle aree in cui ci eravamo ritirati volontariamente».

La posizione odierna del capo del governo curdo viene dopo poco meno di una settimana dall’ annuncio da parte delle autorità di Erbil di rispettare l’ interpretazione dell’ articolo 1 della Costituzione irachena, data dalla Corte suprema il 6 novembre. Articolo 1 che sancisce che l’ Iraq è «è uno Stato unitario federale pienamente sovrano, la cui forma di governo è la repubblica democratica parlamentare e rappresentativa». «Supereremo questi giorni difficili finché resteremo uniti e non cercheremo pretesti per rompere l’un l’altro» ha concluso così la conferenza stampa il Premier Barzani. Ma basterà il semplice proposito?

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