venerdì, dicembre 14

Israele, il Muro del Pianto continua a dividere

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Il Governo di Benjamin Netanyahu ha recentemente approvato un decreto che stabilisce formalmente l’abbandono del progetto volto ad istituire un’area presso il Muro del Pianto, a Gerusalemme, in cui uomini e donne potessero pregare assieme. La decisione, presa nel corso della riunione di Gabinetto dello scorso 25 giugno, sancisce di fatto la fine di un piano approvato dallo stesso Esecutivo nel gennaio 2016, frutto di un accordo tra il Governo, l’Agenzia Ebraica, e alcune associazioni israeliane sostenitrici delle versioni progressiste dell’Ebraismo.

A causa delle pressioni provenienti dai partiti ultra-ortodossi il Gabinetto ha votato a gran maggioranza per congelare l’accordo fino a data da destinarsi. Solo il Ministro della Difesa, Avigdor Liberman, e quello dell’Energia, Yuval Steinitz, si sono opposti alla cancellazione del piano per la preghiera mista, mentre il Ministro per l’Educazione e la Diaspora, Naftali Bennett, ha deciso di lasciare la riunione e di non partecipare al voto.  Da ora qualsiasi tentativo di implementare l’accordo richiederà una nuova decisione in tal senso da parte del Gabinetto di Netanyahu, che nel frattempo si sta attivando per predisporre una soluzione alternativa a quella raggiunta nel gennaio 2016. Come confermato dal suo Ufficio, il Primo Ministro israeliano ha incaricato il Segretario di Gabinetto, Tzahi Braverman, e il Ministro  delle Comunicazioni, Tzachi Hanegbi, di mettere a punto un nuovo piano per la preghiera pluralista che raccolga il consenso anche degli ultra-ortodossi.

Secondo il progetto approvato nel 2016, il Muro del Pianto, detto anche Kotel, il luogo più sacro dell’Ebraismo, sarebbe stato diviso in tre parti uguali: una riservata alle donne, una agli uomini e una alla preghiera mista. Si tratta di un compromesso, nato da una proposta del direttore dell’Agenzia Ebraica, Natan Sharansky, volto a porre fine ad una ventennale disputa riguardante i diritti religiosi nella Città Vecchia di Gerusalemme. In base all’accordo, oltre alle due attuali aree riservate agli uomini e alle donne di costumi ultra-ortodossi, e gestite dal rabbino del Muro Occidentale e dei Luoghi Sacri,  Shmuel Rabinowitz, sarebbe stato istituito un terzo spazio, presso l’estremità sud del Muro, conosciuta come Arco di Robinson. Tale settore, una volta iscritto formalmente nella lista dei luoghi di culto del Paese, sarebbe stato accessibile dall’ingresso principale del Muro del Pianto e sarebbe stato gestito da rappresentanti di associazioni religiose progressiste.

Subito dopo la messa a punto del piano, i partiti ultra-ortodossi che fanno parte della coalizione di Governo (Jewish Home, Shas e UTJ) hanno iniziato a fare pressione su Netanyahu al fine di spingerlo a denunciare l’accordo, in quanto sostengono che il Muro Occidentale, che costituisce l’unica parte ancora visibile del Secondo Tempio di Gerusalemme, debba essere amministrato come un sinagoga ortodossa. Tali partiti, con i loro 21 seggi in totale presso la Knesset, sono fondamentali per la sopravvivenza del governo di Benjamin Netanyahu, il cui Likud possiede solo 30 seggi su 120 e deve quindi fare affidamento su una vasta coalizione di governo, composta anche dai centristi di Kulanu e dai secolaristi di Yisrael Beiteinu. La decisione del 25 giugno sembra quindi da imputare alla crescente forza di persuasione che i partiti ultra-ortodossi hanno sul Governo guidato da Netanyahu.

Appena appresa la notizia dell’annullamento del cosiddetto ‘Kotel Agreement’, come viene chiamato in Israele l’accordo, la Presidente dell’associazione femminista ‘Women of the Wall’, Anat Hoffman, ha attaccato duramente il governo, affermando: «il fatto che il Primo Ministro, il quale ha sottoscritto l’accordo nel 2016, ha fatto marcia indietro rispetto a questa storica decisione è una vergogna indicibile, sia per il Governo sia per le donne che vi fanno parte, e che ieri hanno usato il loro voto contro sé stesse. E’ un giorno terribile per le donne di Israele. Il Primo Ministro ha sacrificato i loro diritti per compiacere una manciata di estremisti religiosi, che impongono i loro costumi agli altri e violano intenzionalmente i diritti della maggioranza della popolazione ebraica, di cui il 51% è costituito da donne».

Come spiega la portavoce del movimento, la decisione di Netanyahu è una sconfitta per tutta la popolazione che non si professa ultra-ortodossa, ma in particolare per le donne, in quanto il rito ortodosso prevede numerose discriminazioni nei confronti di queste ultime. Difatti, oltre ad imporre a uomini e donne di pregare in spazi separati, il Giudaismo Ortodosso vieta alle donne di condurre il rito della preghiera, di leggere il libro sacro della Torah e di indossare i tradizionali abiti religiosi. Per questo motivo, continua la rappresentante dell’organizzazione femminista, le Women of the Wall continueranno nei loro atti di disobbedienza civile, come fanno ogni mese ormai da anni, recandosi nel settore femminile del Muro del Pianto con i rotoli della Torah.

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