mercoledì, Maggio 19

Kosovo, speranze di giustizia?

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Settimane fa, un cittadino bosniaco ha vinto una causa presso la Corte di Strasburgo per i diritti umani, obbligando lo stato sloveno a restituirgli i risparmi depositati presso la Lublanska Bank, ovvero una delle banche più potenti della ex Iugoslavia. Le sanguinose guerre verificatesi durante lo smembramento della Iugoslavia hanno causato la chiusura delle banche e infine il trasferimento nei nuovi stati separati.

La decisione in sé ha suscitato entusiasmo tra i cittadini del Kosovo che avevano depositato molti risparmi presso tale banca. Ma nessun cittadino del Kosovo ha il diritto di intentare causa presso la Corte di Strasburgo, poiché il paese non è ancora membro del Consiglio d’Europa.

A sei anni dalla sua indipendenza, il Kosovo sta ancora cercando di diventare membro delle organizzazioni internazionali, e questo è principalmente dovuto al fatto che il paese non è ancora membro delle Nazioni Unite. Il neo-stato del Kosovo è riuscito a entrare nel FMI e nella Banca Mondiale, ma sta ancora cercando di entrare al Consiglio d’Europa, un’istituzione che promuove la democrazia e la difesa dei diritti umani. Alcuni dei criteri per accettare uno stato all’interno dell’istituzione sono decisi dal Comitato dei ministri che è composto dai ministri degli esteri dei 47 stati membri. La decisione è adottata su proposta dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che si riunisce in sessione plenaria ogni tre mesi a Strasburgo. Alla fine del 2012, il Kosovo ha aperto il proprio consolato a Strasburgo, e il suo compito primario è ottenere l’ingresso di Prishtina al Consiglio d’Europa.

LA SITUAZIONE ATTUALE

In una relazione del gruppo per gli studi giuridici e politici si stima che l’ambito dei diritti umani rappresenta la più ampia divergenza tra l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e la Commissione europea. La Commissione europea ritiene che la situazione giuridica del Kosovo in materia di diritti umani sia “solida”. I principi della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze del Consiglio d’Europa sono racchiusi all’interno della costituzione del Kosovo insieme ai principi della CEDU, compreso lo status costituzionale della giurisprudenza della Corte europea per i diritti umani. Il Kosovo dispone anche di una base giuridica per aiutare le minoranze a integrarsi nella vita civica nazionale. La relazione PACE minimizza tali punti e non ne cita molti, compresa l’inclusione della CEDU nella costituzione del Kosovo e concentrandosi sulla mancanza di progressi in materia di diritti umani, riconosciuta sia dalla relazione che dalla Commissione europea.

Anche se l’applicazione della normativa in materia di diritti umani è ben più importante della normativa stessa, l’esistenza di tale normativa dovrebbe essere riconosciuta specificando che il governo del Kosovo deve concentrarsi sull’attuazione della normativa vigente per raggiungere gli standard. Sia la relazione PACE che la Commissione europea concordano sul fatto che l’attuazione delle leggi a tutela dei diritti umani è stata sporadica. L’integrazione di popolazioni rom, egiziane e ashkali nella vita civica del Kosovo non è stata pienamente messa in pratica e il governo dovrebbe adoperarsi maggiormente nell’attuazione dei programmi esistenti. L’attuazione di gran parte di questi capisaldi è stata affrontata mediante la tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti del blocco di reintegrazione. Il governo del Kosovo sta attuando un programma per combattere la tratta di donne e ragazze per sfruttamento sessuale e ha finalizzato il piano di azione sulla violenza domestica. Tuttavia, entrambe le relazioni indicano che questi piani sono sotto-finanziati e sono attuati lentamente. Il governo del Kosovo deve attuare entrambi i piani e assicurarsi che ricevano la dovuta attenzione. Anche se il Kosovo ha due lingue ufficiali, l’albanese e il serbo, e diverse minoranze linguistiche, poche istituzioni kosovare forniscono adeguate risorse in lingue diverse dall’albanese. I bambini delle minoranze che desiderano studiare nella propria lingua madre non hanno adeguate risorse per farlo.

LA STRADA VERSO L’ADESIONE

Nel frattempo, le autorità del Kosovo hanno fatto intendere che a breve presenteranno richiesta di adesione. Il ministro degli esteri del Kosovo, HashimThaci, ha incontrato il Segretario generale del Consiglio d’Europa, ThorbjornJagland, a Strasburgo. Thaciasked Jagland ha espresso il proprio sostegno affinché il Kosovo entri pienamente a far parte di questa istituzione UE, sottolineando che Prishtina ha soddisfatto tutti i criteri di adesione e che 34 Stati membri su 47 del CdE lo hanno già riconosciuto. Secondo Thaci, il Kosovo ha 2/3 dei voti necessari per ottenere l’adesione.

Nei prossimi mesi presenteremo la richiesta ufficiale di adesione, insieme ai nostri partner internazionali. È nel nostro interesse che il Kosovo diventi membro delle istituzioni europee”, ha dichiarato Thaci.

Il Kosovo è già membro della Commissione di Venezia e della Banca per lo sviluppo. Se il Kosovo diventerà infine membro del Consiglio d’Europa, questo rappresenterebbe un importante passo avanti verso la sua piena integrazione nell’UE, che promuoverebbe dunque l’attuazione degli standard nel campo dei diritti umani, diritti delle minoranze e stato di diritto.

Gli esperti dichiarano che il Kosovo è molto vicino all’adesione, dato che il paese ha il numero di voti sufficienti all’interno del Consiglio d’Europa. Emrush Ujkani, esperto di integrazione europea, ha riferito a ‘L’Indro’ che i politici del Kosovo finora non hanno fatto abbastanza per l’adesione del paese al Consiglio d’Europa, in quanto, a suo parere, a questo processo si sarebbe dovuta dedicare un’attenzione speciale, attraverso cui spianare la strada verso l’integrazione europea.

Ritengo che i politici del Kosovo finora non abbiano fatto abbastanza per l’adesione del paese al Consiglio d’Europa. In qualche modo, mi sembra, che questo processo, molto importante per il futuro del Kosovo, sia stato trascurato. L’adesione al Consiglio d’Europa sarebbe un indicatore importante nel processo di integrazione europea. Questo perché tutti i paesi europei, non membri del Consiglio, hanno precedentemente intrapreso il processo di ingresso all’UE tramite il Consiglio d’Europa”, ha dichiarato Ujkani. “Il Kosovo ha già un numero di voti sufficienti all’interno del Consiglio d’Europa (se calcoliamo sulla base del riconoscimento dello stato del Kosovo) per garantire l’adesione all’interno dell’organizzazione,” continua.

Il Consiglio d’Europa ha anche molta importanza in materia di diritti umani. Con il suo ufficio in Kosovo dal 1999, il Consiglio si è profondamente impegnato a sostenere la stabilità politica e sociale di un Kosovo multietnico. Le operazioni dell’organizzazione sono concentrate sulla creazione di istituzioni democratiche, protezione dei diritti umani e rispetto dello stato di diritto, in linea con le norme e gli standard europei.

Emrush Ujkani afferma che l’adesione del Kosovo a questa organizzazione consentirà ai cittadini di rivolgersi direttamente alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo. “Con l’adesione al Consiglio d’Europa, il Kosovo beneficerebbe dell’adesione politica presso un’organizzazione regionale estremamente importante, che è all’avanguardia nella promozione e protezione dei diritti umani. Così il Kosovo si impegnerà a rispettare la Convenzione europea dei diritti umani. In tal modo i cittadini kosovari potranno rivolgersi direttamente alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo qualora ritengano che i propri diritti siano stati violati,” dichiara Ujkani.

 

Traduzione a cura di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

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