domenica, Ottobre 17

Kosovo, la crisi avanza

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Il più recente stato europeo, il Kosovo, continua a far fronte a difficoltà economiche. Nonostante le promesse dei politici, la crescita economica resta ai livelli minimi, e il Paese importa addirittura le patate, i pomodori e i cetrioli.

Il comune di Pristina sta per lanciare un progetto per incoraggiare gli agricoltori, dando loro finanziamenti per produrre a livello locale e vendere in giorni specifici in mercati improvvisati nelle aree urbane della capitale. L’obiettivo è quello di ridurre il deficit commerciale del Kosovo, che all’anno importa circa 2,8 miliardi di euro ed esporta meno di 300 milioni. Il comune di Pristina, guidato dal sindaco Shpend Ahmeti del Movimento per l’Autodeterminazione, ha organizzato numerose campagne per boicottare i prodotti della Serbia, principale Paese esportatore. In tanti hanno apprezzato quest’iniziativa,  vista come un passo importante verso la riduzione del deficit commerciale negativo.

Le ultime cifre presentate dall’istituto di statistica del Kosovo confermano una diminuzione degli investimenti esteri diretti e un alto tasso di disoccupazione.

 

STATISTICHE

Anche per quanto riguarda le esportazioni, il Kosovo è in testa solo nel settore dei metalli, raccolti principalmente da bambini, persone povere e disoccupati. Secondo i dati sui maggiori settori dell’esportazione, il 43,9% è costituito dai metalli e i loro sottoprodotti, il 17,5% dai minerali, il 6,8% dal cibo preconfezionato, le bevande e il tabacco, il 5,8% da tessuti e prodotti tessili, il 5,7% dalla plastica, la gomma e i loro sottoprodotti, il 5,2% dal cuoio e i suoi derivati, e il 4,7% da prodotti vegetali.

Sulla base dei dati sull’importazione, il 15,8% è dato da prodotti minerali, il 13,4% da cibo preconfezionato, bevande e tabacco, il 10,3% da macchinari e forniture meccaniche ed elettriche, il 10,2% dai metalli e i loro derivati, etc.

Secondo le cifre di novembre del 2014, se si considerano i principali soci commerciali per le importazioni e le esportazioni in Kosovo, i paesi dell’UE rappresentano il 38,8% delle esportazioni e il 43,1% delle importazioni; mentre i paesi CEFTA (Associazione centro-europea di libero scambio) ricevono il 47% dei prodotti esportati e il 28,2% di quelli importati.

La maggior parte delle esportazioni è diretta in Italia, con una percentuale del 21,2%, seguono la Serbia con il 14,4%, l’Albania con il 13,8%, l’ERIM (Ex Repubblica iugoslava di Macedonia) con il 12,4%, l’India con l’8,8%, il Montenegro con il 5,2%. Al contrario, la maggior parte delle importazioni arrivano da: Serbia per il 14,8%, Germania per il 10,5%, Turchia per il 10,4%, Italia per il 7,1%, Cina per il 6,3%, Grecia per il 5,9%, ed ERIM per il 5,7%.

 

PREVISIONI

Gli esperti affermano che la situazione attuale, con le esportazioni che coprono solo il 10% delle importazioni, dovrebbe preoccupare le istituzioni appena nate. Aggiungono che alti livelli di deficit danneggiano gravemente l’economia locale, così come l’esportazione di capitali, che diminuisce la liquidità dell’economia del Paese e mette a rischio lo sviluppo economico. Una bilancia favorevole tra le esportazioni e le importazioni, affermano, è quindi un fattore chiave per la crescita economica.

Ibrahim Rexhepi, direttore dello Strass Institute, dice che un deficit commerciale dimostra la situazione economica attuale del Paese. «La nostra posizione è ovvia per quanto riguarda la crescita economica e le leggi di sviluppo, che aiuterebbero almeno al consolidamento interno e, in un secondo tempo, a regolare la bilancia commerciale. Le istituzioni sono le principali responsabili di questa situazione, non solo perché non hanno investito né costruito fabbriche, ma anche perché non hanno creato un ambiente favorevole e accettabile per gli investimenti», afferma Rexhepi.

Dal suo punto di vista, la situazione attuale mostra esitazione negli investimenti da parte del settore privato. Indicatori negativi continueranno a indicare una mancanza di progresso reale secondo Rexhepi, che aggiunge: «Se guardiamo il deficit commerciale, vediamo che è maggiore rispetto a un anno fa; e, se valutiamo la mancanza di istituzioni per via della situazione di stallo a livello politico, posso dire che, sfortunatamente, le cose sono destinate a peggiorare».

Safet Gerxhaliu, direttore della Camera dell’economia del Kosovo, ritiene che, quando si tratta di economia, in questo paese si parli più di quanto non si agisca. Gerxhaliu sottolinea che un paese che dipende principalmente dalle importazioni non può essere economicamente affidabile, in particolare se queste sono in costante aumento. «C’è una diminuzione degli investimenti esteri, un aumento della disoccupazione, e il fattore più preoccupante è che ultimamente si è iniziato a mandare i capitali all’estero, fattore che indica come il settore privato stia cercando di investire in altri Paesi, dove i profitti possono essere maggiori. Se a ciò si aggiunge il fatto che il Kosovo continua a dipendere dalle importazioni, se ne deduce che la situazione è realmente preoccupante», afferma Gerxhaliu.

Sempre Gerxhaliu sottolinea inoltre che il Kosovo, esportando i propri capitali nei Paesi vicini, non fa altro che aiutare la loro stabilità finanziaria, compromettendo la propria, e aggiunge che «i capitali stanno aiutando gli altri Paesi a mantenere la propria stabilità socio-economica. È veramente preoccupante che si parli principalmente di concedere finanziamenti e stimolare il settore privato, perché ci dovrebbero essere politiche che proteggano il settore privato senza finanziamenti continui. Il fatto che il Kosovo sia aperto agli altri mercati dovrebbe servire come base per una produzione autonoma. Che non esista una produzione che rispetti gli standard europei è uno dei principali indicatori del fatto che la tendenza negativa continuerà, causando, in futuro, un grave danno all’economia del Kosovo».

 

ESISTE UN PIANO PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE?

Purtroppo, anche l’industria alimentare fa fatica a ritagliarsi una grande fetta del mercato interno, sia per i cibi, sia per le bevande. Attualmente, il Kosovo importa 560 milioni di euro in prodotti alimentari.

Il neoeletto ministro delle finanze Avdullah Hoti, presentando il bilancio per il 2015, non ha fornito dettagli su come il governo ridurrà il deficit commerciale, ma ha affermato che una delle priorità sarà concentrarsi sull’assistenza all’agricoltura. Ha detto anche che il nuovo governo incoraggerà i produttori locali, e il primo passo fatto è stato alleggerire le tasse su alcuni veicoli e prodotti agricoli. Anche questo tipo di decisioni, però, non è nuova per il Kosovo, ed era già stata adottata dal precedente governo, che aveva destinato milioni di euro come finanziamento agli agricoltori kosovari, fondi che non hanno ancora dato risultati. L’opposizione, Hoti incluso, accusa l’alto livello di corruzione nello stato, fattore che ha reso impossibile che i produttori agricoli e di altri settori economici ottengano l’assistenza promessa.

Il Kosovo deve quindi ancora mostrare una strategia concreta per ridurre l’enorme deficit commerciale, e l’aiuto dell’UE è imprescindibile. Molti ritengono che nel Paese non manchino esperti, e che si debbano solo mettere in atto le politiche giuste e combattere la corruzione.

 

Traduzione di Emma Becciu

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