sabato, Ottobre 23

Kosovo: è stallo politico Continua, dopo quattro mesi, il clima di incertezza e disordine politico...

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LOCAL ELECTIONS IN NORTH KOSOVO

Pristina – Crescono le aspettative di una conclusione in questa settimana dello stallo politico in corso da quattro mesi in Kosovo. Al momento, la soluzione per tutti i partiti sembra fare affidamento sulla figura del Presidente, carica in passato attaccata dalla maggior parte dei partiti e accusata di essere ‘non efficace’.
Entrambi i blocchi di partiti albanesi (alcuni specificamente di centro-sinistra e altri di orientamento liberale, che insieme costituiscono la gran parte delle forze politiche presenti in Kosovo, ndr.) insistono sul loro diritto di eleggere lo speaker dell’Assemblea e formare un nuovo Governo, ma la situazione è ingarbugliata dal PDK, Partito Democratico del Kosovo, che sembra avere una base giuridica, basata su una sentenza in merito emessa dalla Corte costituzionale kosovara. Finora, i partner internazionali non sono intervenuti, ma il Paese deve far fronte a questioni urgenti quali il budget del 2015, SAA , Accordo di stabilizzazione e associazione con l’UE, liberalizzazione dei visti, costituzione del Tribunale speciale e molte altre.

Cosa c’è in gioco?

L’intera questione ha avuto inizio l’8 giugno in seguito alle elezioni generali, durante le quali nessun partito politico ha raggiunto una maggioranza assoluta. Tuttavia, il PDK, partito del Primo Ministro pro tempore, Hashim Thaci, ha ottenuto la maggioranza dei voti con 37 seggi su 120 in seno all’Assemblea. I suoi avversari, la Lega Democratica del Kosovo (LDK), hanno ottenuto 30 seggi; il Movimento di autodeterminazione Vetëvendosje, il cui acronimo è VV,16 seggi; l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) 11, mentre il NISMA, partito dell’ex braccio destro di Thaci, Fatmir Limaj, ne ha guadagnati 6. I rimanenti 20 seggi sono ripartiti tra le minoranze nazionali, tra cui i Serbi, che ne dispongono di 10. Sebbene il PDK abbia ottenuto la maggioranza, i partiti LDK, AAK e NISMA, con l’iniziale sostegno del VV, hanno ratificato un accordo di coalizione post-elettorale, promettendo di cooperare esclusivamente tra loro e rigettare il PDK che, a loro avviso, «ha condotto il Kosovo nella peggiore situazione politica, economia e sociale della sua storia». L’accordo prevede che il leader dell’AAK, Ramush Haradinaj, ottenga la carica di Primo Ministro, il leader dell’LDK, Isa Mustafa, quella di speaker dell’Assemblea, mentre il NISMA la posizione di vice Primo Ministro. Alla coalizione si è poi aggiunto il partito VV dopo che il LAN ha accettato le sue condizioni. Tuttavia, il blocco all’opposizione è entrato in crisi, data l’incertezza sulla validità del loro accordo di formare un gruppo parlamentare prima della sessione inaugurale dell’Assemblea.

La Corte Costituzionale ha espresso la sua interpretazione, su richiesta avanzata dal Presidente, che chiarisce che la prima nomina dovrebbe arrivare dal partito politico vincente e, in caso di fallimento, spetta al Presidente nominare altri candidati, che possono appartenere a qualsiasi schieramento politico che abbia superato il censimento e faccia parte dell’Assemblea. Il PDK, sempre secondo l’interpretazione della Corte costituzionale, è il maggiore partito, ma al tempo stesso l’opposizione unita mira a formare un unico gruppo parlamentare, il quale diventerebbe il più grande dell’Assemblea. Secondo la stessa sentenza della Corte costituzionale, la coalizione, essendosi formata dopo le elezioni, risulta priva della valenza giuridica che avrebbe avuto se creata prima delle elezioni.

Numeri e sostegno sono stati confermati durante la sessione inaugurale dell’Assemblea tenutasi il 17 luglio quando il candidato del PDK alla carica di speaker dell’Assemblea ha ottenuto solo 44 voti sui 66 richiesti. Tuttavia, i partiti dell’opposizione, con il sostegno delle minoranze, hanno eletto Isa Mustafa, del partito LDK, quale speaker dell’Assemblea, boicottando il PDK, il quale ha rimandato la questione alla Corte costituzionale. La decisione, di nuovo, è stata a favore del PDK e all’Assemblea è stato ordinato di proseguire con l’elezione dello speaker e dei suoi rappresentanti. Comunque, l’opposizione, nota come VLAN, sottolinea che essi non si arrenderanno e che il PDK dovrebbe dare loro modo di formare nuove istituzioni, vista la loro maggioranza parlamentare. Da allora, non si sono avuti notevoli sviluppi e il Paese è entrato in una fase critica. Nel contempo, bisogna tenere conto del ruolo dei parlamentari serbi in seno all’Assemblea, che hanno partecipato alle elezioni con il beneplacito di Belgrado e nell’ambito dell’Accordo di aprile, accordo che regola l’ autonomia dei serbi all’interno del Kosovo. Tra loro, in nove hanno promesso fedeltà a chiunque raggiungerà la maggioranza.

Perché il PDK viene rifiutato?

Il Primo Ministro pro tempore e leader del PDK, Hashim Thaci, sta affrontando la sua più importante sfida in 8 anni di carica. I suoi avversari lo accusano di adottare un approccio autoritario e di averli umiliati. Lo stesso partito LDK, che ha co-governato con Thaci durante il periodo dell’indipendenza 2007-2010, ha avuto molto da patire da quella coalizione. Il suo leader, Fatmir Sejdiu, è stato costretto a rassegnare le dimissioni in seguito a un verdetto della Corte costituzionale, secondo cui egli aveva violato la Costituzione ricoprendo la carica di leader dell’LDK e quella di Presidente. Sejdiu parlò in quell’occasione di un accordo verbale tra lui e Thaci a riguardo. Il partito LDK ha avuto Ministri di basso livello, e spesso, gli stessi funzionari, incluso lo stesso Thaci, sono stati impegnati in iniziative che hanno danneggiato l’immagine dell’LDK. A confermarlo, la ben nota faccenda ‘Zanzi Bar’ (un night club a Prishtina) nel 2009. Dopo una notte trascorsa fuori, i funzionari del PDK dichiararono ai media di essere in procinto di formare una nuova coalizione con l’AKR, partito politico guidato dal miliardario Behgjet Pacolli; tuttavia, l’indomani, ritrattarono. La coalizione PDK-LDK si è rivelata molto impopolare tra i membri dell’LDK, che attualmente considerano il PDK come il partito più forte.

Intanto il leader dell’AAK, Ramush Haradinaj feroce critico di Thaci, viene sedotto da quest’ultimo al suo ritorno dall’Aia, dove è stato assolto da tutte le accuse per crimini di guerra durante la guerra del Kosovo del 1998-99. Thaci ha organizzato un benvenuto di Stato per Haradinaj all’aeroporto, acclamandolo come un eroe. Nel 2012, Haradinaj stava per entrare nella coalizione con il PDK, con la promessa di ottenere la carica di Primo Ministro. Per alcuni mesi ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di unirsi alla coalizione del PDK per il bene del Paese, ma alla fine è stato obbligato a ritrattare, avendo il PDK ritirato la propria proposta. In realtà, gli offrirono posizioni di basso livello in seno al Governo. Tattica che ha suscitato la rabbia dei membri e sostenitori dell’AAK, essendo la popolarità di Haradinaj diminuita nei mesi in cui ha intrattenuto rapporti più stretti con Thaci.

Il leader del partito NISMA, Fatmir Limaj, ex braccio destro di Thaci, lo accusa questi di essere troppo autoritario e lo addita per essere l’uomo che “orchestra ogni scenario politico per rovinare i suoi avversari”. Limaj e Jakup Krasniqi, i principali funzionari del PDK, hanno lasciato il partito e dato vita al proprio partito politico denominato NISMA. Tuttavia, la credibilità di Limaj è adesso adombrata dalle accuse di corruzione che gli sono state mosse sul suo operato, quando ha ricoperto la carica di Ministro dei Trasporti.

Il partito VV è sempre stato contro la governance del PDK, accusando Thaci di tradire il Kosovo intrattenendo un dialogo con la Serbia, senza prima ottenere alcun riconoscimento da parte del nemico di vecchia data. Il movimento ha organizzato numerose proteste contro il dialogo instaurato con la Serbia e, al tempo stesso, si è anche opposto al processo di privatizzazione.

Quale soluzione?

Secondo i partiti dell’opposizione, la Corte costituzionale e il suo Presidente Enver Hasani favoriscono gli interessi del PDK, dato che, a loro avviso, «il sistema parlamentare è formato in modo tale da permettere solo a coloro che detengono la maggioranza di dare vita a nuove istituzioni». Dichiarazioni sminuite da Hasani e dal PDK. Secondo il primo, la soluzione può essere concedere al PDK la carica di speaker e al VLAN quella di Governo.

In realtà, sembra questo lo scenario politico più probabile se i partiti intendono evitare elezioni anticipate. Il VLAN continua a sostenere che l’articolo 127 della sentenza della Corte, in base al quale «i rappresentati dovrebbero trovare una soluzione in seno all’Assemblea», conferisce loro il diritto di eleggere lo speaker, non essendo riuscito il PDK ad assicurare voti sufficienti. Allo stesso tempo, lo stesso PDK ribadisce il diritto di eleggere lo speaker e formare il governo, essendo questa, secondo loro, la volontà del popolo.

Dall’altra parte, il VLAN riporta gli esempi della Slovenia, Lussemburgo, Lettonia e di molti altri Paesi, nei quali il primo partito vincente è attualmente all’opposizione, poiché non può ottenere la maggioranza in seno all’Assemblea. In questo senso, il VLAN chiede al PDK di agire allo stesso modo.

Commenti finali

La Comunità Internazionale non è ancora intervenuta per risolvere la crisi, in quanto si rifiutano di considerare un possibile Governo che possa avere al suo interno il VV. Gli stessi Stati Uniti, ad esempio, hanno scelto di congelare le proprie relazioni con questo partito, dal momento che le proteste da questi inscenate sono spesso scaturite in episodi di violenza. Una decisione da parte del Dipartimento di Stato americano le cui cause sono rintracciabili soprattutto nell’incidente avvenuto presso l’Assemblea, quando l’ambasciatrice statunitense, Tracey An Jacobson, si ferì ad una spalla a causa dei tentativi degli attivisti del VV di bloccare l’ingresso dell’Assemblea, con lo scopo di impedire ai rappresentanti di votare la ratifica all’Accordo di Aprile. Di recente, la Jacobson ha dichiarato che incontrerà il leader del VV solo quando prenderanno pubblicamente le distanze da questo tipo di azioni violente. Tuttavia, in base al nuovo accordo con il VLAN, sarà proprio il VV a guidare il dialogo con la Serbia, motivo di preoccupazione per molti Stati dell’UE, dato che questo movimento intende rivedere tutti gli accordi presi finora, oltre che condizionare il dialogo futuro. Inoltre, l’inclusione del VV nella coalizione di Governo, ha provocato il rifiuto dei deputati della Lista serba di proseguire nel fornire il loro sostegno al VLAN.

Alcune fonti sostengono che presto si raggiungerà un accordo, dato che negli ultimi giorni i responsabili politici hanno ricevuto “messaggi importanti” dai loro partner internazionali. Nessuno sa quale sarà la soluzione, ma molti concordano sul fatto che il PDK non sarà l’unico a guidare il nuovo Governo.

Chiunque subentrerà, dovrà affrontare immediatamente numerose questioni urgenti, in particolare il miglioramento dello standard di vita della popolazione, dato che il Paese continua a essere tra i più poveri in Europa. Al tempo stesso, è necessario accelerare i preparativi per la formazione di un Tribunale Speciale, che verrà posto sotto la giurisdizione del Kosovo, ma che sarà operativo nei Paesi Bassi, il cui principale compito sarà dirimere la delicatissima questione delle accuse mosse all’attuale Presidente Thaçi dal senatore svizzero Dick Marty, nell’ambito di un rapporto, commissionato e adottato nel 2011 dal Consiglio d’Europa, nel quale, tra l’altro, si parla di civili prima detenuti e poi uccisi per venderne gli organi da membri dell’UCK, proprio nel periodo in cui Thaçi era al comando dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, questioni sulle quali ha anche indagato il SITF (la task force investigativa speciale dell’Unione Europea, ndr.) e il suo Procuratore capo, Clint Williamson. Nel suo rapporto preventivo, Williamson avvertì che sarebbero potute emergere delle prove di quelli che si configurerebbero come crimini di guerra, commessi dagli ex membri del KLA e che si potrebbe arrivare a mettere in stato d’accusa un numero approssimativo di circa 10 soggetti. Tuttavia, dato che ancora non è stato possibile trovare una soluzione allo stallo in cui si trova attualmente l’Assemblea kosovara, la questione è destinata a rimanere sospesa.

 

Traduzione di Patrizia Stellato.

 

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