domenica, Maggio 16

Kosovo-Albania, unificazione possibile?

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I governi di Albania e Kosovo si sono già riuniti una seconda volta, stavolta a Tirana, col motto “Una terra, un popolo, un sogno”. Durante la riunione, il primo ministro albanese, Edi Rama, e quello kosovaro, Isa Mustafa, hanno firmato 11 accordi, in gran parte vertenti su sicurezza, economia, cultura ed educazione.

Il primo ministro Rama, in una conferenza congiunta con l’omologo kosovaro, ha dichiarato che la firma degli accordi tra i Paesi consoliderà un processo di unificazione da cui non si può tornare indietro e in cui tutte le forze camminano verso un obiettivo comune, quello dell’unificazione nazionale tramite l’Unione Europea.

Dopo la firma di vari accordi tra i due rappresentanti, Rama ha sottolineato che il governo albanese è deciso a voler evitare le lunghe file ai valichi di frontiera, enfatizzando l’eliminazione delle barriere amministrative per facilitare il passaggio alla dogana per passeggeri merci. «Vogliamo migliorare la vita dei cittadini, con l’amministrazione in mano a due stati e due poteri che hanno gli stessi obiettivi», ha detto Rama.

Il primo ministro Mustafa ha sottolineato che la firma degli accordi non solo aiuterà la mobilità dei cittadini, ma sarà anche fondamentale sul piano finanziario per favorire la collaborazione. «Oggi abbiamo sottoscritto cinque accordi, quattro memoranda, due protocolli e una dichiarazione congiunta. Consideriamo la firma dell’accordo nel campo della sicurezza e degli affari interni qualcosa di estremamente importante e speciale. Inoltre, quella sul piano economico è proficua per entrambi», ha detto.

 

Accordi in fase di stallo: Kosovo-Albania

Nella riunione dei due governi svoltasi a Tirana, i primi ministri hanno affermato che i mercati del Kosovo e dell’Albania non dovrebbero essere considerati concorrenti ma complementari l’uno all’altro. Mentre i leader dei governi di entrambi gli stati dicono di star collaborando su tutti i fronti, gli esperti in affari economici di Pristina hanno affermato che gli accordi raggiunti fino a ora non sono stati redditizi e alcuni non sono neppure stati attuati.

Il direttore dell’Istituto studi superiori GAP, Agron Demi, ha detto a L’Indro che i governi di entrambi i Paesi hanno raggiunto accordi di collaborazione, ma che le barriere a un livello di servizi commerciali esistono ancora. “Ci sono vari punti oscuri che ancora non son stati chiariti per colpa della negligenza o della mancanza di gruppi di lavoro che portino avanti gli accordi raggiunti a livello di governo”. “Per esempio, uno degli accordi sottoscritti nell’ultima riunione dei due governi a Prizren riguarda la riduzione o l’eliminazione delle barriere nelle comunicazioni telefoniche, ma nella pratica non è cambiato ancora nulla. Attualmente, un kosovaro che attraversi la frontiera con l’Albania deve pagare dalle quattro alle otto volte in più di ciò che si paga tra gli stati europei”, afferma Demi.

La riunione dei due governi, quello della Repubblica del Kosovo e quello dell’Albania, si è tenuta nel gennaio dello scorso anno a Prizren ed è stata ritenuta l’incontro che ha gettato le basi per un nuovo percorso dello sviluppo economico, sociale e culturale nei due paesi. Demi, però, considera che entrambi i governi dovrebbero creare le condizioni per cui gli accordi raggiunti vengano anche messi in atto.

Anche nel campo dell’energia, nonostante gli accordi per quanto riguarda un mercato energetico comune e il progetto concreto per la costruzione di una linea di 410 KW tra i due paesi, il problema dell’edificazione di strutture che sfruttino l’energia idroelettrica non è stato ancora affrontato e, nel caso della centrale di Zhuri, il progetto ha visto proprio l’opposizione dell’Albania. In generale, però, benché le barriere doganali vengano eliminate, il problema dei due paesi resterebbe il basso livello di produzione e, di conseguenza, un basso livello di scambi commerciali. Il prodotto più esportato dal Kosovo verso l’Albania e viceversa restano i rottami: anche in Kosovo, l’Albania esporta rottami; per questo motivo, i due paesi dovrebbero eliminare le barriere doganali e creare un mercato unico che fosse più attraente per gli investitori stranieri”, dice Demi.

 

L’unione nazionale, un sogno del secolo scorso

Il presidente della Repubblica del Kosovo, Jahjaga, vede l’unificazione di Kosovo e Albania come un sogno del secolo scorso, affermando che viviamo nel ventunesimo secolo e non c’è più tempo di seguire i sogni di un secolo fa. Secondo lei, l’obiettivo del Kosovo e della sua popolazione è quello dell’integrazione nell’Unione Europea.

Il suo omologo albanese, Bujar Nishani, però, non la pensa allo stesso modo. A gennaio di quest’anno ha infatti dichiarato che l’unione nazionale tra i due Paesi avverrà. «Non ci sono dubbi sul fatto che l’unione nazionale accada, ma accadrà naturalmente e nel modo più europeo possibile perché, come si è visto ultimamente in Europa, i progetti e le realtà democratiche sono una realtà», ha detto Nishani.

L’analista politico Halil Matoshi ha detto a L’Indro che la riunione dei due governi e la dichiarazione dell’unione nazionale sono solo esempi di ipocrisia. “Gli uomini e le donne dei due governi ricordano modelle che sfilano con vestiti Armani lasciando indietro i propri Paesi, logori e poveri, e contagiando i cittadini con la propria mancanza di buon senso e con slogan forti ma pur sempre anacronistici come ‘Una terra, un popolo, un sogno’”. “Comunque, sostituendo al messaggio precedente il termine ‘una nazione’, con ‘un popolo’ Tirana finalmente riconosce la nuova nazione, quella kosovara” ha detto Matoshi.

Ha anche detto che Bruxelles unisce tutte le nazioni, anche i serbi e gli albanesi. “Chi è alla guida dei due Paesi non dovrebbe deridere i cittadini, che i politici ritengono ignoranti, solo perché ignari dell’unificazione degli albanesi nell’Unione Europea, visto che, a Bruxelles, gli albanesi finiranno per allearsi con i serbi in nome degli ideali comuni europei. Per questo, la diffusione dello slogan sembra ipocrita”, dice Matoshi. Ha poi aggiunto che “riunioni di questo tipo sono state organizzate da altri governi dei Balcani ed è parte dei progetti dell’UE, ma sono incontri che esulano da questi slanci nazionalisti”.

 

Traduzione di Emma Becciu

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