giovedì, Ottobre 28

Kosovari in fuga Kosovari di nuovo in fuga. Questa volta non per proteggersi dai conflitti, ma per garantirsi un futuro

0

kosovo-1

L’autostrada di Pristina è molto trafficata negli ultimi tempi, soprattutto la linea notturna Pristina-Belgrado: le scene di kosovari in fuga dal Paese sono ricominciate. Ma questa volta non è a causa della guerra, bensì semplicemente moltissimi cittadini disoccupati hanno perso la fiducia e la speranza di poter avere un futuro nella madrepatria. Giovani, donne e bambini riempiono i bus nel tentativo di fuggire ed arrivare in altri Paesi della UE. Nell’ultimo weekend di novembre più di 1.000 kosovari sono stati arrestati in Ungheria, mentre tentavano di raggiungere clandestinamente altri Paesi d’Europa.

Un flusso enorme di giovani dall’età media di 28 anni (una cifra che riflette l’età media del Paese) stanno tentando la strada dell’emigrazione verso Ovest in cerca di una vita migliore. Le condizioni economiche disastrose del Kosovo, con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 55%, hanno indotto i migranti a chiedere asilo politico, nonostante i rischi che questa scelta comporta per loro famiglie.

Una delle ragioni dietro l’ultimo flusso migratorio è un’incomprensione dello Swedish Emigrant Institute, il cui scopo è sostanzialmente quello di attrarre professionisti nel Paese per colmare il gap in alcuni campi specifici d’impiego. Tantissimi kosovari hanno creduto che la Svezia stesse cercando lavoratori per il settore edilizio.

La società civile, gli economisti e i sociologi accusano il governo guidato da Hashim Thaci di cattiva governance, intralcio alle opportunità di lavoro e soprattutto di aver mandato in fumo le speranze della gente.

L’emigrazione sbarra la strada verso la UE

È diffuso il timore che la situazione attuale abbia un impatto negativo sulla strada verso l’inclusione nell’Unione Europea, inclusa la liberalizzazione dei passaporti inizialmente pianificata per l’anno prossimo.

Shenoll Muharremi, Direttore esecutivo del Development Group in Kosovo, ha dichiarato a  ‘L’Indro’ che l’elevato numero di cittadini richiedenti asilo è uno dei principali fattori che possono ostacolare il soddisfacimento delle condizioni d’ingresso nella UE.

Muharremi punta il dito contro la cattiva gestione del governo del Kosovo, il quale aveva promesso che le priorità per il Paese sarebbero state l’ingresso e l’integrazione nella UE attraverso lo sviluppo economico, salvo poi agire diversamente.

«Anziché investire nell’impiego, nell’istruzione o nel sistema sanitario e legale, sono stati spesi miliardi in strade ed edifici che non hanno portato ad una significativa crescita economica nel Paese. Il governo aveva promesso la liberalizzazione dei passaporti per i cittadini kosovari già nel 2011, ma ha esitato nella lotta alla corruzione e nelle politiche per l’impiego, due cose necessarie per entrare nella UE», aggiunge Muharremi.

E sottolinea l’importanza dell’emigrazione in relazione ai termini della UE, affermando che essa è lo specchio autentico del Paese e che, a risultato della negligenza dell’esecutivo, il Kosovo viene oggi classificato tra i Paesi più poveri del mondo.

«L’emigrazione dei kosovari è la miglior prova del fallimento della governance e delle politiche di governo nel Kosovo negli ultimi anni. Non c’è indicatore più preciso dei due terzi di cittadini che dichiarano che, se ne avessero la possibilità, lascerebbero il Paese; o dei bus carichi di giovani in cerca di asilo, consapevoli dei rischi per loro e per le loro famiglie. Questa situazione è la conseguenza diretta della perdita della speranza nel futuro e della mancanza di opportunità d’impiego nel Paese», dichiara Muharremi.

La gente ha perso la speranza

Il Kosovo ha la popolazione più giovane d’Europa, ma è ancora molto isolato.

Secondo i sociologi, il dato sull’età della popolazione, anziché costituire un vantaggio per il Paese, sta diventando problematico a causa dell’emigrazione crescente. La decisione di lasciare la madrepatria non è facile, ma è una scelta obbligata, nonostante rappresenti una minaccia per le famiglie.

Artan Muhaxhiri, sociologo, ha spiegato a ‘L’Indro’ che la gente ha già perso la fiducia e la speranza nelle istituzioni del Paese. Le persone che decidono di emigrare sono consapevoli delle conseguenze e di andare incontro a cambiamenti radicali: «L’atto dell’emigrazione è l’ultima e più difficile opzione che rimane alle famiglie, perché comporta un cambiamento radicale del loro modo di vivere. L’emigrazione dei cittadini rappresenta la più ovvia critica alla classe politica, poiché dimostra la totale mancanza di fiducia in tutti i fattori politici da cui dipende il miglioramento della situazione corrente. Il Kosovo ha sì la popolazione più giovane d’Europa, ma può essere un grosso problema se non c’è alcuna pianificazione sistematica nel Paese per sostenere questa categoria di cittadini», dice Muhaxhiri.

E aggiunge che, se rinnovate istituzioni nel Paese agiranno con urgenza verso la liberalizzazione dei passaporti, potrà esserci ancora speranza per i giovani kosovari.

«Un approccio realistico alla richiesta d’impiego da parte dei giovani dovrebbe essere tra le principali priorità del nuovo governo, poiché il problema può peggiorare ulteriormente se non riceve il trattamento e la pianificazione che merita. Il fenomeno dell’immigrazione organizzata può essere contenuto con l’intervento delle forze di sicurezza ma anche con la liberalizzazione dei passaporti. Quest’ultima avverrà quando l’agenda politica della UE coinciderà con i reali indicatori della normalizzazione del sistema giudiziario nel Kosovo e con l’inizio di un progetto per aumentare l’occupazione nel Paese. In termini di tempo, non più tardi del 2015», stima Muhaxhiri.

Secondo i dati ufficiali, sono più di 2.500 i kosovari detenuti in campi e prigioni ungheresi, e la maggior parte di essi verranno rimpatriati.

Molti di quelli che non sono riusciti a raggiungere il Paese di destinazione affermano che i trafficanti hanno chiesto loro cifre tra i 2.000 e i 5.000 euro per portarli a destinazione. La polizia del Kosovo ha di recente arrestato decine di questi trafficanti. Le autorità hanno chiarito che nessun Paese della UE offre asilo politico ai cittadini kosovari, poiché il Paese figura ora nella lista dei Paesi sicuri. Ma i kosovari senza speranza, inclusa una larga fetta di popolazione Rom, vedono ancora l’Ovest come loro unica speranza di sopravvivenza. Secondo il Dipartimento per la Cittadinanza, l’Asilo e la Migrazione del Kosovo, oltre 8.000 persone hanno lasciato il Paese solo nel periodo tra gennaio e settembre di quest’anno.

 

Traduzione a cura di Elena Gallina

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->