martedì, novembre 13

Kofi Annan: quel portavoce della legalità internazionale Il ricordo dell’ex Segretario Generale dell’Onu nell’intervista all’Ambasciatore Paolo Fulci

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Il 18 agosto scorso si è spento a Berna (Svizzera) Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Uniti dal 1997 al 2006.

Annan era nato a Kumasi, in Ghana, l’8 aprile 1938. Diplomatosi nel 1957 – anno in cui il Ghana ottenne l’indipendenza dal Regno Unito – ha studiato Economia, prima al Kumasi College of Science and Technology e, successivamente, presso il Macalester College a St. Paul, nel Minnesota. Ha frequentato poi il The Graduate Institute a Ginevra e il MIT (Massachusetts Institute of Technology – Istituto di Tecnologia del Massachusetts) a Cambridge (USA).

Nel 1962 è entrato a far parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, una branchia dell’ONU.

Eletto Segretario Generale delle Nazioni Unite il primo gennaio 1997, è stato il primo uomo dalla pelle nera a ricoprire tale incarico. Nei suoi due mandati si è distinto per il suo carattere forte e tenace. Ha promosso la cooperazione internazionale e ha cercato di combattere l’HIV e si è speso per ridurre la povertà e la fame nel mondo, ponendo anche l’attenzione sull’alta mortalità infantile che affligge ancora molte aree del pianeta. I suoi sforzi in questo senso gli sono valsi il premio Nobel per la Pace del 2001.

Annan è stato uno dei più accaniti critici dell’invasione irachena da parte degli Stati Uniti nel 2003 e, fino a poco tempo f,a non ha smesso di criticare alcune scelte politiche americane.

Non sono mancati però i momenti difficili. Non ancora Segretario Generale, ma Assistant Secretary-General, ha dovuto subire feroci critiche per i mancanti interventi delle Nazioni Unite durante il genocidio in Rwanda del 1994 e il massacro di Srebrenica durante la guerra di Bosnia ed Erzegovina.

Gli scandali, però, non hanno minato minimamente la grandezza del personaggio che, subito dopo la sua dipartita, ha ricevuto elogi da parte di tutti i protagonisti della scena politica mondiale ed anche dagli avversari più accaniti, come George W. Bush jr.

Per delineare meglio la figura di Kofi Annan e le tappe della sua carriera presso l’ONU, abbiamo intervistato l’Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, già rappresentate dell’Italia alle Nazione Unite dal 1993 al 1999.

 

Kofi Annan è stato un uomo  apprezzato da molti, anche dai suoi avversari (bastino le recenti dichiarazioni Bush). Quali sono gli elementi che hanno determinato questo ‘rispetto’ a prescindere?

Una cosa che diceva spesso Kofi Annan era che, sì, è vero che qualcuno può violare la legalità internazionale, però, per ristabilire la pace, laddove è stata violata, sempre all’ONU si deve tornare. L’ONU è uno strumento indispensabile per la convivenza internazionale. Poi, una cosa che molti tendono a dimenticare è che il grande binomio su cui poggia l’ONU è, da un lato, preservare la pace e, dall’altro, perseguire lo sviluppo. È un binomio inscindibile, perché non ci può essere pace senza sviluppo, ma non si può avere lo sviluppo se non c’è la pace. Kofi Annan aveva ben capito questo problema, e lui si è battuto, soprattutto, per la pace, ma anche per lo sviluppo.

A proposito di sviluppo, Kofi Annan, nel 2000, è stato il promotore dei Millennium Goals da centrare entro il 2015. Come ha lavorato sull’utopia e quale eredità su questo specifico capitolo ci lascia? 

Lui ha combattuto questa grande battaglia contro la povertà e l’Italia, in questo, gli aveva dato una mano con la presidenza all’ECOSOC nel ’99. Il vertice del millennio, quello del passaggio dal 1999 al 2000, fu marcato proprio da questo vertice per la lotta alla fame ed alla povertà. Queste è ciò che sta alla base dello sviluppo e all’origine di molti conflitti. Lui era ben consapevole di quelli che sono i limiti dell’ONU, la quale resta sempre un’organizzazione non sovranazionale, ma internazionale. All’ONU chi comanda sono gli Stati membri. Quello che dicono gli Stati membri, ad eccezione del Consiglio di Sicurezza, che è quello che ha la facoltà di dire e disfare in tempo di pace e di guerra,  e tutte le raccomandazioni che sono prese dell’Assemblea Generale hanno il valore di risoluzione, ma questo non vuol dire che non valgono niente, che sono cose utopiche, perché hanno un grande valore di persuasione morale. Una raccomandazione fatta dagli Stati membri ha un grande peso nella coscienza di coloro che guidano questi Stati. L’eredità che lascia Annan è positiva. Lui si faceva sempre portavoce per ristabilire la legalità internazionale.

Iraq: guardando oggi, dunque con il ‘senno del poi’ la sua politica, quali considerazioni si possono fare? Quale ruolo ha avuto durante il conflitto?

Kofi Annan era convinto che l’ONU fosse il supremo depositario della legalità internazionale e, quindi, non si poteva dare inizio ad operazioni militari di nessun genere se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non dava il suo benestare. Ora, come sappiamo, nell’operazione in Iraq il benestare del Consiglio di Sicurezza non c’era, e vi erano altre obiezioni, soprattutto dei russi. Poi Kofi Annan si era speso anche molto. Io ricordo che si era esposto a tal punto di andare lui personalmente a trovare Saddam Hussein e persuaderlo ad aprire i suoi siti all’ispezione internazionale per dimostrare che non era in possesso di armi nucleari. La querelle allora era se l’Iraq avesse o meno armi nucleari. Lui ebbe il coraggio di andare lì, anche con grande trepidazione da parte dei suoi familiari, e ricordo che, all’epoca, qualcuno diceva che Hussein non l’avrebbe fatto tornare tenendolo  in ostaggio. Però, poi, avendo dimostrato che l’Iraq non aveva il nucleare, come poi si è visto durante l’occupazione degli USA e la sconfitta di Hussein, Annan ha fatto tutto il possibile per prevenire questo conflitto.

Rwanda: altro capitolo critico di  Kofi Annan. Cosa avrebbe potuto fare e non ha fatto e perchè? Davvero ignorò le richieste del generale Dellaire riducendo addirittura  il contingente di pace nei territori interessati dal conflitto? Se si perchè?

Il capitolo Rwanda è molto semplice. Bisogna partire dal principio che tutti gli articoli della Carta dell’ONU relativi allo Stato Maggiore ed alle forze di pace sono rimasti tutti lettera morta. L’ONU non ha sue truppe, l’ONU ha truppe che gli vengono messe a disposizione dai diversi governi. Sono questi stessi governi che continuano a mantenere il comando diretto sulle truppe che schierano sul territorio. Quindi rendiamoci tutti conto, ma che poteva fare l’ONU in quella circostanza? La colpa in Rwanda fu delle grandi potenze che, davanti al massacro, che si stava perpetrando tra tutsi e hutu, girarono la faccia dall’altra parte. Lo sapevano tutti che quei fiumi erano pieni di cadaveri, ma tutti facevano finta di niente perché nessuno voleva mandare i propri soldati a morire e mettere un po’ d’ordine tra quelli che si scannavano a vicenda. Si cercava un capro espiatorio ed allora si disse che era colpa  di Kofi Annan, ma il povero Annan se non gli mettevano a disposizione le truppe chi doveva mandare?

Si può ritenere che  Kofi Annan circa il  Rwanda sia stato vittima delle politiche africane e di quelle delle potenze implicate nella regione dei Grandi Laghi?

Lui non fu vittima. Lui cercò di fare il possibile per mitigare le situazione più gravi.

Che ruolo Kofi Annan ha avuto, invece, durante il massacro di Srebrenica? 

Anche lì, non solo lui, ma eravamo tutti orripilati per quello che succedeva. Eravamo inorriditi quando il comandante olandese assisteva senza far niente a questi massacri perché c’erano dei contingenti che erano stati messi a disposizione dall’Olanda. Purtroppo, davanti a questo furore non potevano fare niente. Al Consiglio di Sicurezza eravamo ben coscienti di ciò che accadeva perché facevano vedere delle foto satellitari di quello che stava avvenendo e delle fosse che erano state scavate.

Kofi Annan è stato il primo segretario generale ONU nero. Che importanza e che impatto ha avuto la sua elezione in quel preciso momento storico (’97)? Come è stata possibile la sua elezione dopo i fatti di Rwanda (’94) e  Bosnia (’95)?

La sua elezione avvenne in una congiuntura internazionale un po’ complicata perché c’era già un Segretario Generale che rappresentava un continente africano ed era Boutros-Ghali e ci si attendeva, come da prassi all’ONU, che dopo il primo mandato lui facesse anche il secondo. Invece gli USA, che gli attribuirono la responsabilità per le cose che non erano andate bene in Somalia, chiesero la sua testa. Quindi gli Stati Uniti portarono avanti la candidatura che non poteva che essere di un altro africano, perché, chiaramente, il secondo mandato quinquennale spettava sempre, per tradizione, ad un candidato dell’Africa. E fu così che la scelta, fatta praticamente dagli americani, cadde su Kofi Annan, il quale in quel momento era Assistant Secretary-General per le operazione di pace delle Nazioni Unite. In un certo senso vi fu un’idiosincrasia poiché anche Kofi Annan era, in quel momento, responsabile per le operazioni di pace in Somalia, però, siccome si cercava un capro espiatorio, questo fu individuato in Boutros-Ghali. Questo fu il motivo per cui fu eletto Kofi Annan. Si volle scegliere una personalità all’interno dell’organizzazione perché gli americani pensavano che, in questo modo, avrebbero avuto un profilo politico più basso. Però, questa non fu una valutazione esatta perché Kofi Annan si è rivelato, soprattutto nel secondo mandato, molto meno vicino agli americani rispetto ai primi cinque anni a capo dell’ONU.

Con l’Iraq ha negoziato durante la prima guerra del Golfo per il rimpatrio di 900 volontari ONU tenuti in ostaggio. Come coniugare i fallimenti e le vittorie di Kofi Annan alla luce della sua storia personale e del suo percorso diplomatico?

Lui davanti a queste situazioni non si arrendeva mai e cercava sempre, se si scatenava un conflitto, di farlo concludere al più presto. Era indubbiamente un diplomatico molto fine. Si è rivelato un diplomatico molto abile. Proprio per questo gli hanno dato il Nobel per la Pace, anche per questo coraggio che ha avuto.

Vede attualmente dei personaggi simili a Kofi Annan, dello stesso spessore politico?

Non ne vedo tanti in giro, ad essere sincero. Ripeto, certo la situazione non è cambiata molto da allora, i problemi sono gli stessi, ma per fortuna non abbiamo in questo momento conflitti terribili aperti. Ricordiamoci che si era tanto sperato che con la fine della Guerra Fredda sarebbero finiti i conflitti regionali, invece, al contrario, questi sono aumentati.

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