domenica, Maggio 16

Kim Jong-un, il ‘Grande Erede’ irritato con gli USA field_506ffb1d3dbe2

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The Interview

Chi sperava in una sorta di ‘modernizzazione’ del regime nordcoreano con l’avvento al trono di Kim III (figlio di Kim Jong-il e nipote di Kim Il-sung, l’iniziatore della dinastia), è rimasto presto deluso. Nonostante i suoi studi in Svizzera, il suo interesse per l’informatica, la sua passione per il basket, l’amicizia col campione Dennis  Rodman, un certo suo  ‘cosmopolitismo’, Kim Jong-un si è rapidamente inserito in una linea di assoluta continuità con i suoi illustri predecessori. Continuità non solo politica, militare e istituzionale, ma anche ‘personale’, volendo a tutti i costi somigliare fisicamente al capostipite (imitandone il caratteristico taglio dei capelli, lo stile ‘maoista’ nel vestire e persino il modo di camminare) e mostrando la stessa mancanza di sense of humour…

Non si scherza, infatti, col rappresentante di una famiglia considerata dai sudditi del regno di origini… soprannaturali. Basta leggere le biografie ufficiali  per rendersi conto degli exploit incredibili attribuiti ai tre Kim, geniali conoscitori di tutte le discipline del sapere umano, i soligeneticamentepredisposti alla conduzione del popolo.  La propaganda, in effetti, ha sempre cercato di presentare la famiglia reale avvolta in una misteriosa aura di assoluta ‘eccezionalità’ per giustificare la continuità dinastica, per conservare eternamente il potere.

Kim Il-sung, del resto, non è stato dichiarato ‘Presidente Eterno’?

Ma, attenzione, non come un deferente omaggio simbolico o roboante definizione storica. C’è qualcosa di più, visto che i suoi eredi non potranno ricoprire la carica di ‘Presidente’! Carica, appunto, già occupata dal capostipite, il quale anche dall’al di là continua a illuminare il cammino dei nordcoreani con la sua infinita saggezza e bontà. Un cerchio magico, insomma, dove solo un membro della famiglia Kim può avere le capacità per ‘regnare’. Sorprendente per un sistema politico che si ispira ai principi del marxismo-leninismo!

Il regime, quindi, è talmente occupato ad impedire qualsiasi forma di cambiamento che possa minacciare la sua emprise politica sul Paese, talmente chiuso nei suoi schemi ideologici, dottrinali e di culto della personalità che è rimasto totalmente spiazzato, quando sulla rete è recentemente apparso il trailer del film del regista e attore americano  Seth Rogen, ‘The Interview, la cui uscita nelle sale è prevista il prossimo ottobre.

Spiazzato e … inorridito che qualcuno possa farsi gioco del semidio al potere.

Il film narra, infatti, sul tono della commedia un po’ ‘mattoide’, di due famosi giornalisti  che si recano a Pyongyang per intervistare  Kim Jong-un. Ma il loro viaggio si trasforma in una missione impossibile, quando la CIA li incarica di uccidere Kim III. Nei dialoghi gli sceneggiatori non si sono privati di battute e commenti che hanno fatto storcere il naso ai dirigenti nordcoreani e hanno imbestialito lo stesso Kim Jong-un, abituato solo ad essere venerato. Come sopportare, ad esempio, gli agenti reclutatori della CIA quando spiegano ai due giornalisti aspiranti-killer  che «il popolo di Kim Jong-un crede ciecamente a tutto ciò che Lui dice, persino al fatto che Lui parla con i delfini o che non ha bisogno né di urinare né defecare» o che «la Corea del Nord è il Paese più pericoloso al mondo»?

E infatti non lo ha sopportato. Attraverso un comunicato che più ufficiale non si può dell’agenzia ‘KCNA’,  il Giovane Leader fa sapere di considerare il film di Rogen «intollerabile», un «atto di terrorismo», anzi «un atto di guerra» e chiede con brutalità al Governo americano di intervenire per bloccarne l’uscita nelle sale.

Se ciò non avvenisse, allora le rappresaglie, non sia sa bene contro chi, sarebbero terribili e senza pietà e avverrebbero in qualunque parte del mondo, conformemente alle leggi nordcoreane! Molto meglio, fa sapere sempre il comunicato, il personaggio dell’inossidabile James Bond, considerato più «equilibrato» e in fondo un «buon tipo».  Dimenticando che in un James Bond del 2002 (con Pierce Brosnan),  i ‘cattivi’  erano raffigurati proprio dai nordcoreani…

Ancora una volta, quando si ha a che fare con la Corea del Nord, uno dei Paesi più chiusi al mondo, dove l’informazione è totalmente controllata dal regime, non si sa mai se ci si trovi davanti alla farsa o al bluff o alla tragedia annunciata  o alla pochade…

Insomma, rischiare una pericolosa esclation con gli Stati Uniti, con i quali i rapporti sono già molto deteriorati, per un film satirico, magari anche di non eccellente qualità?  Mobilitare in definitiva un Paese per un film di seconda categoria? Siamo in pieno paradosso. Il fatto è che lo stesso Paese costituisce un paradosso. Un Paese che ha generato la primadinastia ereditaria comunista’ della storia, una contraddizione in termini, un regime davvero unico nel suo genere.

Ma chi è il terzo esponente della dinastia?

Il futuro Kim III è il figlio più giovane di Kim Jong-il e di Ko Young-hee, una cantante e ballerina coreana, nata e cresciuta in Giappone. Poche sono in realtà le notizie disponibili sulla sua infanzia.  Si sa per certo che, come da tradizione familiare, dal 1996 al 1998, Jong-un studia alla Scuola Internazionale di Berna a Gümiglen, dove qualche anno prima ha seguito i corsi anche il fratello maggiore  Kim Jong-chol. I rampolli della famiglia regnante necessitano in effetti di una educazione cosmopolita e poliglotta. Un Paese occidentale e ‘neutrale’, di riconosciuta esperienza didattica, come la Svizzera, fa proprio al caso della famiglia Kim.

Successivamente, dal 1998 al 2000, Jong-un frequenta il liceo di Liebfeld (Könitz), sempre in  Svizzera. In quel periodo viene descritto come un ragazzo tranquillo e timido, amante dello sci, affascinato dai video games, appassionato di basket e ammiratore quasi fanatico di Micheal Giordan.  In permanenza sorvegliato da elementi fidati dell’Ambasciata nordcoreana per evitare che «soccomba all’influenza del capitalismo», Jong-un si rivela un buon allievo, anche se non particolarmente brillante, con accettabili risultati in matematica e arti plastiche. Interrompe gli studi senza aver conseguito la maturità. E’ tempo in effetti che riceva una solida formazione nordcoreana, che faccia la sua total immersion nella ideologia dominante nel Paese,  che venga istruito nel’arte militare. Per lui, in effetti, comincia a profilarsi un destino ‘nazionale’, un destino di erede.

Il padre lo preferirà al fratello maggiore, considerato troppo debole, con poco carisma e persino un po’ effeminato nei modi per potergli succedere degnamente. Jong-un gli appare invece molto più adeguato allo scopo, con in più un’insostituibile qualità: somiglia moltissimo al nonno e abbastanza al padre. E’ il simbolo vivente della continuità! Sarà più facile farlo accettare dalle gerarchie militari e politiche quando sarà il momento.

Quando rientra in patria, Kim Jong-un è un giovane sorridente e poliglotta, ben portante, pesa 90 chili e misura 1,75 cm.

L’ictus cerebrale di cui è vittima il padre, Kim Jong-il,  nel 2008, accelera le procedure della ‘successione’. Da quel momento la carriera del giovanissimo Jong-un si sviluppa alla velocità della luce. Nel 2009 il venticinquenne erede diventa direttore della società di produzione della letteratura, viene quindi eletto all’assemblea parlamentare, diventa poi Capo della sicurezza dello Stato e infine vice direttore amministrativo del partito. Ma non basta. Nel 2010 integra il Comitato centrale del partito e la Commissione militare centrale. Nel 2011 è vice Presidente dell’organo supremo del potere dello Stato per la direzione della difesa nazionale. Nessuno può più fermare la scalata al potere del futuro Kim III.

Alla morte del padre, il 17 dicembre 2011, assume, senza problemi, il comando supremo della forze armate e il segretariato del partito comunista. Ha già nelle sue mani tutto il potere: è appoggiato sia dai militari che dai dirigenti del partito. Ora è, però, necessario ‘mitizzarlo’ agli occhi del popolo, come era avvenuto con i suoi predecessori. Se quindi il nonno era stato il ‘Grande Leader’ e il padre il Caro Leader’, lui sarà il ‘Grande Erede’ e la propaganda si lancerà in una serie di ricostruzioni della sua biografia (assai semplice nella realtà, data anche la sua giovane età) per farne un personaggio al di sopra dei comuni mortali e che merita quindi di gestire il potere. Affinché peraltro sia subito chiaro agli eventuali oppositori interni chi comanda oramai nella Corea del Nord, Kim Jong-un non esita a far giustiziare lo zio, Jan Song-taek (con i suoi più stretti collaboratori), il quale aveva mostrato qualche velleità di ‘reggente’ e di limitate aperture economiche … Analogo messaggio manda all’estero, quando, il 12 febbraio 2103, nonostante le messe in guardia della comunità internazionale, fa eseguire un test nucleare sotterraneo. Kim III è soddisfatto: il suo giocattolo atomico ha funzionato. Il mondo trema. La saga dei dittatori Kim continua.

 

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