domenica, Ottobre 17

Kim Jong-un – Donald Trump, speranze di pace (e denuclearizzazione) Caso Skripal, Mosca: 'Possibile coinvolgimento dei servizi speciali britannici'. Siria, continua la fuga dalla Ghouta Est

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Dopo giorni di attesa, i media ufficiali di Cina e Corea del Nord hanno confermato la visita a sorpresa a Pechino del leader Kim Jong-un su invito del presidente Xi Jinping, in quella che è stata non soltanto la sua prima missione ufficiale all’estero, ma anche il primo faccia a faccia con lo storico alleato.

Sul tavolo i legami bilaterali, la situazione sulla penisola coreana e gli imminenti sviluppi che vedono a fine aprile il summit a Panmunjom, i cui preparativi tra le parti partiranno domani, tra Kim e il presidente sudcoreano Mon Jae-in. E soprattutto, il vertice tra Kim e il presidente americano Donald Trump atteso a maggio durante il quale Washington chiederà con forza di procedere alla denuclearizzazione. In quest’ottica, Kim appare pronto al confronto, ribadito a Xi, ma puntando proprio sul sostegno della Cina.

A esprimersi positivamente proprio il presidente Usa, che su Twitter ha detto: «Per anni – ha scritto Donald Trump in un tweet – e da molte amministrazioni tutti hanno detto che la pace e la denuclearizzazione della penisola coreana non avevano neanche una minima possibilità. Ora c’è una buona possibilità che Kim Jong-un faccia ciò che è giusto per il suo popolo e per l’umanità. Attendo con ansia il nostro incontro». Poi ha confessato: «Ho ricevuto la notte scorsa un messaggio da Xi Jinping (in cui mi dice, ndr) che il suo incontro con Kim Jong-un è andato molto bene e che Kim aspetta il suo incontro con me. Allo stesso tempo, e sfortunatamente, le più forti sanzioni e pressioni devono essere mantenute a tutti i costi!».

«Siamo giunti a una situazione in cui finalmente il regime di Pyongyang sta cercando il dialogo. E’ fondamentale a questo punto che la Corea del Nord decida in maniera irreversibile di abbandonare il proprio programma missilistico e nucleare», il commento del premier giapponese Shinzo Abe.

Trump intanto ha strappato con la Corea del Sud il primo significativo accordo commerciale dopo la minaccia di dazi su acciaio e alluminio. L’accordo prevede un ammorbidimento dei limiti alle importazioni di auto americane e la riduzione di un terzo dell’ammontare di acciaio che Seul può esportare negli Usa. Mentre per le questioni interne, il presidente ha intensificato il pressing sul Pentagono e sulle forze armate americane perché scendano in campo a finanziare il progetto del muro col Messico. Secondo il ‘Washington Post‘, Trump sarebbe furioso con il Congresso che nella legge di bilancio approvata la scorsa settimana  ha stanziato per l’opera solo 1,6 miliardi di dollari.

In Russia continua a far scalpore il caso Skripal. E a intervenire stavolta è il ministero degli Esteri con un comunicato ufficiale: «L’analisi di tutte le circostanze dimostra che le autorità di Londra non hanno interesse nel chiarire i motivi reali e nell’identificare gli esecutori dei crimini a Salisbury e ci fa pensare del possibile coinvolgimento dei servizi speciali britannici». E avvisa: «Se non ci verranno fornite prove convincenti del contrario, riterremo di essere di fronte a un attentato alla vita dei nostri concittadini e a un’enorme provocazione politica».

Mentre la ministra dell’Interno britannica, Amber Rudd, intervenendo oggi alla Camera dei Comuni, ha confermato controlli ulteriori in arrivo sui visti richiesti e persino su quelli già concessi a cittadini russi che lavorano in Gran Bretagna. La Rudd ha detto d’aver chiesto agli uffici ministeriali competenti di rivedere in particolare le procedure per la concessione dei visti ‘Tier 1’, destinati agli immigrati di alta qualificazione professionale.

Andiamo in Siria, perché  il coordinatore dell’Onu Ali al Zaatari ha lanciato un appello alla comunità internazionale per la raccolta di 150 milioni di dollari necessari per dare assistenza a circa 250.000 civili costretti nelle ultime settimane a lasciare le loro case a causa dell’offensiva governativa nella Ghouta orientale e turca nella regione curda di Afrin. «Gli aiuti finanziari stanno arrivando, ma sono ancora sotto i livelli necessari», ha sottolineato Zaatari. Intanto, fa sapere il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu, che quasi 10.000 miliziani e oltre 15.000 membri delle loro famiglie hanno lasciato finora Ghouta Est.

Mark Zuckerberg, il portafoglio piange. Dall’inizio dello scandalo sull’uso dei dati personali dei proprio utenti Facebook ha perso oltre 80 miliardi di dollari in termini di capitalizzazione, con il titolo che ha perso complessivamente il 18% del suo valore. Per il patron in particolare perdita personale di 14 miliardi di dollari.

Ancora arresti in Turchia per sospetti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Almeno 15 persone, tra cui 12 militari tuttora in servizio, sono state arrestate in un’operazione condotta in 15 province e coordinata dalla procura di Gumushane, nel nord del Paese. Intanto oggi Recep Erdogan, con 5493 giorni ininterrotti alla guida del Paese, ricoprendo prima la carica di premier dal 15 marzo 2003 e poi quella di presidente dal 10 agosto 2014, ha scavalcato il ‘padre della patria’ Ataturk.

Chiudiamo con la Birmania, perché Win Myint, ex presidente della Camera bassa e militante nella Lega nazionale per la democrazia (Nld) di San Suu Kyi, è stato eletto dal Parlamento nuovo presidente del Paese. 66 anni, è stato più volte arrestato dal regime militare birmano. Eletto parlamentare con Suu Kyi alle elezioni del 2012 e poi ancora nel 2015, è ritenuto una figura incorruttibile.

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