martedì, Ottobre 26

Kiev, esplosioni durante la Festa dell’Indipendenza ucraina

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Nel giorno in cui il Paese celebra l’anniversario della dichiarazione d’Indipendenza dall’Unione Sovietica nell’Agosto 1991, momenti di tensione hanno fatto temere il peggio a Kiev, capitale ucraina, dove una serie di esplosioni hanno causato la morte di due donne. Alcuni testimoni hanno dichiarato di aver visto gli esplosivi venire lanciati da un automobile di passaggio.

Il periodo buio in cui si trova l’Europa, il luogo dell’esplosione e la data simbolica hanno fatto temere l’ipotesi terrorismo per alcune ore, anche se adesso arrivano le dichiarazioni da parte delle autorità e delle forze dell’ordine che tranquillizzano: “si è trattato probabilmente di semplice atto di teppismo”.

Sta di fatto che il Presidente Poroshenko ha oggi dichiarato che ‘almeno 3000 truppe russe’ si trovano sul suo territorio. Donald Trump e James Mattis – Ministro della Difesa USA – sono sempre più proni a inviare armi e supporto militare al Governo ucraino.

Non è, ovviamente, una coincidenza la presenza dello stesso Mattis in Ucraina proprio durante i festeggiamenti per la festa dell’indipendenza. Secondo l’americano i russi tenterebbero di “ridisegnare i confini internazionali con la forza, minando la sovranità delle nazioni libere d’Europa”.

La diatriba è la stessa, in stallo da mesi: ognuna delle parti – formalmente solo il Governo di Kiev e i ribelli filorussi del Donbass, ma in realtà tutte le nazioni coinvolte in quella che sembra una ‘proxy war’ tra superpotenze in guerra fredda – accusa l’altra di non aver rispettato il cessate il fuoco imposto negli accordi di Minsk.

Gli Stati Uniti sono fermamente schierati dalla parte del Governo di Kiev. E se quest’anno è iniziato sotto gli auspici di un appeasement tra Washington e Mosca, dopo 8 mesi l’Amministrazione Trump sembra sempre più pronta ad agire dove persino Barack Obama – certo non un amico del Cremlino – non ha mai voluto: fornire armi direttamente e ufficialmente a Kiev sarebbe un azzardo troppo grosso persino per gli Stati Uniti.

Ora, con l’abbandono di Bannon alla Casa Bianca – lo stratega visto come più ‘pericoloso’ dall’establishment neo-con e guerrafondaio-, la conferma e addirittura il rafforzamento della posizione militaristica di Washington nella questione afghana, chi può dire che gli Stati Uniti continueranno a restare sulla posizione dura ma cauta che hanno tenuto in questi anni rispetto alla Russia in Ucraina?

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