mercoledì, Ottobre 20

Kerry in visita a Cipro e Atene

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Atene – Il primo dicembre il Ministro degli Esteri americano John Kerry è andato in visita a Nicosia, Cipro. La visita era prevista un mese prima, ma è stata posticipata a dopo le elezioni parlamentari in Turchia.

Lo scopo principale della visita riguardava le discussioni intercomunali in corso nell’isola e le prospettive di giungere a una conclusione. Da questo punto di vista, è stato sensato il ritardo della visita del Ministro degli Esteri americano, poiché la leadership turca al momento possiede la chiave per la soluzione riguardo Cipro. La leadership che rappresenta la minoranza turco-cipriota dell’isola (il 18% della popolazione) non ha infatti alcuna autonomia rispetto ad Ankara. Le decisioni sul problema di Cipro, nella parte turca, sono prese ad Ankara, che è a capo dell’esercito di occupazione e delle forze di polizia nell’area occupata di Cipro.

È stato importante per la politica americana conoscere i risultati delle elezioni in Turchia, così da avere un’idea chiara della politica turca riguardo Cipro. Attualmente, come previsto, il Ministro degli Esteri americano ha inviato un messaggio di supporto alle discussioni intercomunali e ha espresso il suo ottimismo per una prossima soluzione. Al contempo, ha sottolineato l’importanza di tale soluzione per la cooperazione e la partnership tra cristiani e musulmani in un’area di conflitto e fanatismo. Ha evitato di esprimere una chiara posizione della politica americana sui problemi critici come, per esempio, le garanzie internazionali a Cipro successivamente alla soluzione, o altre questioni importanti pendenti nelle negoziazioni.

La politica americana è il principale fautore, dietro le scene, dei presenti sforzi nel trovare una soluzione alla questione cipriota attraverso le discussioni intercomunali. Il problema di Cipro è in realtà dato dall’invasione e occupazione turca, ma per Ankara e i suoi alleati americani e inglesi è molto più conveniente presentarlo internazionalmente come un problema intercomunale, in modo da lasciare la Turchia al margine ed evitare l’ovvio imbarazzo che consegue a un’occupazione straniera.

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