mercoledì, Aprile 14

Kerry a Netanyahu: passi concreti oltre la retorica Dure critiche di Netanyahu ad Abu Mazen: «menzogne su Israele»

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Il segretario di Stato USA, John Kerry, ha espresso «cauto ottimismo» dopo aver incontrato a Berlino il premier tsraeliano, Benjamin Netanyahu, nel tentativo di fermare la spirale di violenza in Medio Oriente.
È venuto il momento che israeliani e palestinesi concordino dei passi per bloccare l’ondata di violenza «andando oltre le condanne e la retorica». È questo il messaggio che Kerry ha portato a Netanyahu nel loro incontro a Berlino. Kerry ha aggiunto di aver parlato sia con il leader palestinese Mahmoud Abbas che con il re di Giordania Abdullah II, ricavandone l’impressione che tutti vogliano una riduzione della tensione, riferiscono i media israeliani.

Per il capo della diplomazia di Washington, sia i palestinesi che gli israeliani sono a favore di una de-escalation. «Direi che l’incontro (con Netanyahu) mi ha trasmesso un cauto ottimismo sul fatto che vi possa essere una strada per disinnescare la situazione», ha detto Kerry durante una conferenza stampa congiunta col collega tedesco, Frank-Walver Steinmeier.

Meno fiducioso Netanyahu che, prima dell’incontro, aveva accusato nuovamente il leader dell’Anp, Abu Mazen, di mentire. «Non c’è dubbio che questa ondata di attentati sia guidata dall’istigazione di Hamas, dal movimento islamista in Israele e anche dell presidente Abu Mazen e dall’Autorità nazionale palestinese». Il premiet israeliano ha aggiunto: «Penso che sia arrivato ilmomento per la comunità internazionale di dire chiaramente al presidente Abbas di fermare lo spargimento di menzogne su Israele». E poi: «Sono menzogne che Israele voglia cambiare lo status quo alla Spianata delle Moschee, sono menzogne che Israele stia giustiziando i alestinesi. Tutto ciò è falso». Dopo Kerry, il leader israeliano ha visto il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, con la quale si è discusso di passi concreti da attuare sul terreno. Da parte sua, Mogherini lo ha invitato a esplorare modi per abbassare la tensione.

Domani si riunisce anche il Quartetto per il Medio Oriente, composto da ONU, USA, Russia e Ue. L’obiettivo, ha spiegato Mogherini, al termine dell’incontro con Steinmeier, è «affrontare la situazione sul terreno» e «almeno abbassare i toni e la retorica» da entrambe le parti. «Ottimismo è troppo, ma non vado via da Berlino con la sensazione di un colloquio del tutto negativo», ha detto Federica Mogherini, sottolineando di avere «speranza» nei prossimi incontri, e ha aggiunto di «avere visto Netanyahu molto consapevole dealc situazione e preoccupato per Ksraele e impegnato a dare un contributo» per una possibile soluzione. L’Alto rappresentante per la politica estera UE ha aggiunto che lasciare senza soluzione il conflitto mediorientale è oggi «molto più pericoloso» che una decina d’anni fa, perché le conseguenze potrebbero estendersi «dall’Indonesia al Cile». A Vienna si daranno appuntamento, insieme a Mogherini, il coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace, Nickolay Mladenov, il Ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, e il segretario di Stato USA.

La spirale di violenza, cominciata il primo ottobre e che ha fatto già più di 60 morti e decine di feriti, non si ferma. Stamane due palestinesi hanno cercato di salire su un pullman carico di bambini che andavano a scuola, nella località di Beit Shemesh, abitata prevalentemedte di ortodossi. Un assalitore è stato ucciso e l’altro ferito gravemente dalla polizia. Nella notte un civile isreeliano era stato ucciso per errore a Gerusalemme da due guardie di sicurezza su un autobus, che lo avevano scambiato per un terrorista. Nella regione di Hebron, un palestinese ha tentato di accoltellare un soldato israeliano e si è poi dato alla fuga. Non a caso il capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha ribadito che «l’Intifada per Gerusalemme non si deve fermare».

«Ogni Paese ha il diritto di difendersi e di difendere i suoi cittadini, ed è esattamente quello che Israele sta facendo», ha detto il rappresentante israeliano al Palazzo di Vetro, Danny Danon, parlando al Consiglio di Sicurezza ONU. «Chiunque agirebbe nello stesso modo», ha aggiunto.

Israele è pronto ad avviare un «negoziato diretto» con l’Autorità nazionale palestinese e i colloqui potrebbero svolgersi in Italia: lo ha affermato l’ambasciatore israeliano a Roma, Naor Gilon, nel corso di una conferenza stampa, al termine di un incontro in Senato con il gruppo Conservatori e riformisti, organizzato dalla senatrice Anna Cinzia Bonfrisco. Il diplomatico ha rivolto un appello all’Anp a tornare ai negoziati diretti: «Come ha detto il premier, Benjamin Netanyahu, siamo pronti ad avviare i negoziati a Gerusalemme, a Ramallah o in Sicilia», ha spiegato l’ambasciatore, ribadendo gli «ottimi rapporti» tra lo Stato ebraico e l’Italia.

 

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