giovedì, Aprile 22

Kenya, traffico d’armi e droga: archiviato field_506ffbaa4a8d4

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Il 25 settembre scorso le inchieste sulle armi e droga trovate il 17 settembre nascoste all’interno di 257 veicoli delle Nazioni Unite, trasportati dalla nave appartenente alla compagnia marittima norvegese Hoegh Autoliners, vengono frettolosamente archiviate per ordine del Governo keniano. Le armi e munizioni erano state regolarmente registrate ed erano destinate al contingente indiano dei Caschi Blu di stanza nel Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo. Le Nazioni Unite si erano solo dimenticate di inserire la lista del carico sul manifesto della nave presentato alle autorità portuali di Mombasa, Kenya, dove figuravano solo i veicoli delle Nazioni Unite. La droga trovata nascosta all’interno dei pneumatici dei veicoli era in realtà un prodotto anti umidità in polvere: questa la dichiarazione unilaterale fornita dal portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric e accettata dai media occidentali.

La nave, bloccata al porto di Mombasa, è stata rilasciata insieme al suo equipaggio, precedentemente arrestato dalla Polizia keniana, ed è ripartita in tutta fretta per destinazione ignota. Sia il Governo di Nairobi che le Nazioni Unite non specificano se i veicoli, le armi e le munizioni siano stati sdoganati per raggiungere l’est del Congo o se sono ripartiti con la nave. La presunta violazione delle leggi internazionali sul trasporto di armi e il presunto traffico di droga, secondo l’ONU, dunque, si sarebbe trattato di un banale equivoco, un sospetto infondato, il tutto sarebbe stato provato dalle indagini della Polizia del Kenya. Il Governo di Nairobi evita ogni commento.

Vari giornali keniani continuano, però, a nutrire seri dubbi sul giallo internazionale, spiegando varie incongruenze che infittiscono, invece di risolvere, il mistero. L’opinione pubblica del Paese africano non crede alla versione ufficiale unilateralmente fornita dalle Nazioni Unite. Per i kenioti questo è l’ennesimo sporco affare dell’ONU in Africa. Giudizio pesante, ma fondato su troppi scandali del recente passato avvenuti in Congo, Repubblica Centrafricana, Somalia e in altri Paesi africani in conflitto, dalla pedofilia, agli abusi sessuali, al traffico di droga e minerali preziosi, alla vendita di armi in dotazione. Tutti crimini commessi dai Caschi Blu del ONU. L’impunità assodata, l’omertà dei media occidentali che coprono il più possibile tutti gli scandali che riguardano le Nazioni Unite, e il continuo ripetersi di questi crimini hanno indotto le popolazioni africane a diffidare di questa istituzione, considerata ‘inganno dei bianchi’.

Particolarmente attento al caso della nave norvegese è il quotidiano ‘The Star’, che rivela interessanti particolari. Il quotidiano keniano sostiene di aver ottenuto delle foto delle armi nascoste all’interno della nave. Secondo la Redazione, molte erano armi pesanti e sofisticate destinate a corpi d’élite e fucili ad alta precisione usati dai cecchini. Un arsenale che non rientra nelle armi normalmente in dotazione ai Caschi Blu delle missioni di pace ONU. Secondo il quotidiano keniano, le ricerche sulla nave sono state condotte da unità speciali anti terrorismo e dall’Esercito. Il portavoce della Polizia, Charles Owino, durante le ricerche aveva affermato che l’incidente era molto grave e delicato, promettendo di divulgare il rapporto della Polizia sul ritrovamento delle armi e gli esisti delle analisi di laboratorio sulla sostanza ritrovata all’interno dei pneumatici dei veicoli sospettata di essere eroina. Una promessa disattesa. Nessun rapporto e nessun esito di laboratorio è mai stato divulgato ai media. Tutto è svanito nel silenzio dopo l’intervento del Vice Presidente Willian Ruto, sotto processo presso il Tribunale dell’Aia, accusato di crimini contro l’umanità, commessi durante le violenze post-elettorali tra il dicembre 2008, gennaio 2009.

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