domenica, Maggio 9

Kenya, sul voto scoppia la questione etica

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In Kenya le elezioni del prossimo agosto stanno monopolizzando l’agenda politica. Le violenze interne ai principali partiti kenioti durante le primarie e la persistenza dell’affiliazione etnica dei sostenitori e votanti di un partito hanno creato una situazione ideale per candidati che intendono promuovere agende personali e tribali.
Questi candidati, basandosi sulla lealtà clanica e il senso di identità etnico, riescono ad eludere controlli sulla loro moralità. L’articolo 75, capitolo 6, della Costituzione impedisce l’accesso a qualsiasi carica pubblica a cittadini su cui gravino prove di scarsa integrità morale. La legge sulla integrità della dirigenza nazionale, varata nel 2014, impedisce la candidatura di cittadini su cui pendono vertenze giudiziaria non ancora risolte. Un recente studio dimostra che il 94,2% dei candidati alla Presidenza, Governatorato e Parlamento hanno dei procedimenti penali o inchieste aperte per corruzione, appropriazione indebita di denaro pubblico o atti criminali. Su 16.000 candidati solo 918 non hanno conti aperti con la giustizia e hanno una reputazione immacolata. Questa situazione rende drammaticamente vera la battutache gira a Nairobi: «Non importa se voti Jubilee o NASA. Il prossimo Governo sarà comunque composto dai soliti ladri».

Su pressione dell’opinione pubblica e della società civile, la Commissione Elettorale Indipendente ha annunciato che attiverà un pool di esperti per individuare e bloccare i candidati sospettati di corruzione o altri reati. La decisione ha fatto scatenare l’ira delle principali coalizione politiche –Jubilee e NASA– che si contendono le elezioni. Attraverso i propri esperti legali, Jubilee e NASA hanno fatto notare che la scrematura dei candidati sospetti non spetta alla Commissione Elettorale ma al tribunale. Alcuni commentatori kenioti individuano il rischio che il necessario vincolo etico dei candidati possa essere utilizzato dall’attuale Governo per proteggere i suoi candidati sospetti ed eliminare quelli dell’opposizione. Giuridicamente vi è anche il rischio che le elezioni possano essere sospese. Questa è una possibilità prevista in caso che i candidati eliminati si rivolgano alla Corte Costituzionale dimostrando di essere stati vittime di pregiudizi politici che metterebbero in discussione la validità del voto.

Difficilmente la Commissione Elettorale potrà esercitare il monitoraggio etico sui candidati ed eliminarli dalla gara elettorale. Tra i candidati da eliminare vi sarebbero i due aspiranti alla presidenza, Uhuru Kenyatta e Raila Odinga. Entrambi coinvolti nelle violenze etniche del periodo post elettorale 2007-2008, secondo quanto stabilito nell’accurato rapporto del Giudice Waki.
La questione etica morale, sancita dalla Costituzione e dalla specifica legge sulle candidature è stata ignorata dai partiti durante le primarie, permettendo che a tutti i candidati con procedimenti penali aperti di partecipare alla gara elettorale. «Non esiste alcuna volontà politica di far rispettare la questione etica all’interno delle candidature. La Commissione Elettorale o il Parlamento non detengono il potere giuridico di eliminare candidati sospetti. L’idea è buona ma rimarrà inapplicata», questo è quanto teme Carey Francis Onyango, direttore del Centre for Multiparty Democracy.

A dimostrazione che la normativa sulla questione morale sulle candidature non sarà messa in pratica è l’approvazione da parte della Commissione Elettorale delle candidature presidenziali di Kenyatta e Odinga su cui gravano prove di essere stati gli artefici e i mandanti delle violenze etniche del 2007-2008. Evidenze dimostrate anche durante il processo presso la Corte Penale Internazionale contro Uhuru Kenyatta, archiviato causa pressioni politiche dell’Unione Africana e di potenze occidentali che hanno grandi interessi economici in Kenya.

Uhuru Kenyatta ha inaugurato ieri 31 maggio, la sua campagna elettorale con il comizio a Mombasa, mentre Raila Odinga lo ha preceduto inaugurando la sua campagna qualche giorno fa a Kakamega, est del Kenya. I programmi politici dei due schieramenti sono pressoché identici, il problema è per tutte le parti in gioco solo conquistare il potere per gestire a proprio piacimento  le risorse naturali e le finanze pubbliche di un Paese che si appresta a diventare produttore di petrolio entro il 2020.

Grande attenzione è rivolta allabattaglia di Nairobi‘. Jubilee e NASA si contendono il controllo del municipio della capitale. Nairobi produce il 12.,7% del PIL annuale e assorbe il 43% dell’occupazione giovanile. Dalla fine della dittatura di Arap Moi e l’avvio al multipartitismo, nel 1992, Nairobi è un feudo dell’opposizione. Jubilee ha proposto alla carica di Governatore di Nairobi Mike Sonko, mentre NASA riconferma l’attuale Governatore Eans Kidero. Il deputato parlamentare del Jubilee Peter Kenneth che a perso le primarie contro Sonko è uscito dalla coalizione di governo per presentarsi come candidato indipendente per la carica di Governatore di Nairobi.
Nel contesto della ‘battaglia di Nairobi’ si è inserita la mossa politica del Jubilee volta a cambiare il sistema di nomina del governatore, attualmente sottoposta a giudizio elettorale. È stata presentata in Parlamento una legge da approvare prima delle elezioni che affiderebbe al Governo la nomina del Governatore di Nairobi. La proposta di legge è stata presentata nel dicembre 2016, dal vice portavoce del Senato Kembi Gitura, e fino ad ora è rimasta bloccata dall’opposizione. Il Governo sembra determinato a far approvare la legge entro luglio, per evitare la prova elettorale, assicurandosi la vittoria della battaglia di Nairobi senza sparare un colpo.

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