martedì, Settembre 28

Kenya, ombre sulla trasparenza del voto

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Il principale problema delle elezioni in Africa riguarda la trasparenza del voto. Un problema che è all’origine delle contestazioni, con gravi ripercussioni sociali e di sicurezza nazionale. Nel 2016 la mancanza di trasparenza nelle elezioni ha causato seri rischi per la pace in Uganda e in Gabon. Dinanzi a seri dubbi sulla trasparenza, i partiti di opposizione si sentono spogliati della vittoria, accusano il governo di frodi elettorali, si dichiarano vincitori e tentano di ribaltare gli esiti delle urne con le manifestazioni popolari regolarmente represse dalle forze dell’ordine. In alcuni casi il sospetto di frodi elettorali viene utilizzato in modo strumentale dai partiti di opposizione. Un altro aspetto negativo della mancata trasparenza del voto consiste nel convogliare più energie ed impegno per organizzare le manifestazioni di protesta post elettorali rispetto a quelle che dovrebbero essere destinate per promuovere tra l’elettorato un programma politico convincente, alternativo e vincente.

Le frodi elettorali comunemente usate in vari Paesi africani sono principalmente quattro. La doppia registrazione dei votanti in differenti seggi che permette alla stessa persona di votare in due o più seggi elettorali. Carte elettorali distribuite ad immigrati non aventi diritto al voto nel Paese ospite. Per presentare dati corretti sul numero totale dei votanti senza che vadano in contrasto con i dati demografici si impedisce il diritto di voto ai cittadini sospetti di simpatizzare per l’opposizione sostituendoli con i voti degli immigrati. ‘Ballot stuffing’ termine usato per indicare la pratica di schede elettorali già marcate a favore del partito al governo o del suo candidato alle Presidenziali e successivamente inserite nelle urne. Anche in questo caso per non essere in contrasto con i dati demografici vengono eliminate le varie schede dell’opposizione o si rifiuta il diritto di voto ai cittadini che si sono recati ai seggi adducendo vari pretesti o dubbi sulla loro identità. Alterazione dei risultati elettorali scaturiti dai singoli seggi. Operazione che normalmente viene eseguita negli uffici di coordinamento elettorale delle Commissioni Indipendenti che gestiscono il voto.

Gli esempi classici di frodi elettorali sono state le elezioni in Kenya del 2007 e quelle del Congo nel 2010. Le frodi elettorali keniote portarono alle violenze post elettorali che hanno rischiato di far sprofondare il Paese in una guerra civile con marcati connotati etnici. Quelle congolesi hanno privato di ogni legittimità il Presidente Joseph Kabila e creato le basi per violente proteste elettorali e il sorgere due anni dopo della ribellione Banyarwanda all’est del Paese promossa dal Movimento 23 Marzo (M23). A distanza di 7 anni non si conoscono i reali risultati delle elezioni congolesi del 2010 e il Presidente Kabila è in carica sulla base di risultati parziali forniti dalla Commissione Elettorale Indipendente che riguardavano il 32% dei seggi.

Il governo di Nairobi ha dimostrato una ferma volontà di assicurare elezioni trasparenti per l’appuntamento elettorale del prossimo agosto investendo quasi un milione di dollari per informatizzare sia la registrazione dei votanti sia lo spoglio delle urne. Il risultato di questo sforzo finanziario ha trasformato il Kenya nel Paese teoricamente a meno rischio di frodi elettorali in Africa. I cittadini aventi diritto di voto vengono registrati con dati biometrici che impediscono ai malintenzionati di votare in due o più seggi. I dati biometrici verranno utilizzati nei singoli seggi attraverso device biometriche per il riconoscimento degli elettori. L’identificazione biometrica elimina il fenomeno di elettori ‘fantasma’ o di elettori non aventi diritto al voto in quanto stranieri.

È stato introdotto anche il RTS (Result Transmission System) un costoso programma informatico che permette al presidente di ogni seggio di trasmette al centro di coordinamento della Commissione Elettorale Nazionale i risultati dello spoglio in tempo reale utilizzando software protetti installati in appositi smartphone. Oltre ad evitare la trasmissione di dati alterati o falsi il RTS permette di ottenere i risultati elettorali dei singoli seggi in tempo reale, offrendo la possibilità al governo di fornire i risultati finali dopo 24 ore dal voto. Normalmente senza l’utilizzo del RTS i risultati finali vengono trasmessi due o tre giorni dalle elezioni e in alcuni casi dopo una o due settimane. Un tempo più che sufficiente per permettere frodi elettorali dell’ultimo minuto.

Il pacchetto informatico adottato dal governo keniota sembra più destinato ad assicurare l’opinione pubblica internazionale sulla trasparenza delle imminenti elezioni che un reale deterrente contro le frodi elettorali. Il problema all’origine della manipolazione del voto non è stato risolto dal pacchetto informatico: la connivenza della Commissione Elettorale a favorire il partito al potere e il suo candidato alla Presidenza. Spesso le  commissioni elettorali africane di indipendente hanno solo il nome, essendo controllate dal governo che impedisce un adeguato monitoraggio da parte dei partiti di opposizione e della società civile. Questo ostacolo si sta già manifestando in Kenya. Il RTS è stato introdotto in via sperimentale durante le elezioni del 2013 e ora perfezionato. Durante le passate presidenziali la commissione elettorale attuò un backup manuale dei voti che di fatto alterò i risultati finali. La possibilità di attivare un backup manuale è contemplata dalla Commissione Elettorale keniota anche per queste elezioni ‘in caso di malfunzionamento del sistema RTS o di una involontaria corruzione dei dati’.

La misura che più preoccupa l’opposizione è la decisione del governo sulla trasmissione dei dati che contrasta quella presa dalla Corte Suprema. Per assicurare che i dati provenienti dai singoli seggi non subiscano un backup manuale presso l’ufficio nazionale di coordinamento del voto,  la Corte Suprema il 7 aprile scorso ha imposto al governo di considerare definitivi i risultati trasmessi via RTS a fine operazioni di spoglio dei singoli seggi. La trasmissione dei dati definitivi provenienti dai singoli seggi deve essere effettuata in tempo reale  e di pubblico dominio garantendo il monitoraggio dei partiti di opposizione e società civile presso il centro nazionale raccolta dati della Commissione Elettorale.

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