mercoledì, Ottobre 27

Kenya, l’opposizione chiede l’impeachment del Presidente Nuovo attentato e la decisione del CORD. Possibile che si vada al voto anticipato

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Kenyatta Kenya

Kampala – Domenica 18 maggio il principale partito di opposizione Coalition for Reforms and Democracy (CORD) capitanato dall’ex Primo Ministro Raila Odinga ha annunciato ai media che chiederà al Parlamento l’impeachment del presidente Uhuru Kenyatta per l’incapacità di proteggere cittadini e nazione dalla minaccia terroristica, l’aumento della corruzione e per le scarse performance del Governo della Jubilee Coalition  (Coalizione Giubileo) il partito  al potere creato da Kenyatta e il vice presidente William Ruto.  

La decisione presa da CORD consiste nel ripresentare al Parlamento la mozione di impeachment già tentata lo scorso gennaio a seguito dell’attentato avvenuto contro i parlamentari dell’opposizione Bungoma e Wentagula. All’epoca la mozione fu bloccata in sede parlamentare. Come nel precedente caso, CORD sostiene che il Presidente Kenyatta abbia violato l’articolo 26 della Costituzione relativo alla salvaguardia della vita di ogni cittadino e l’articolo 29 che garantisce i diritti di libertà e sicurezza. L’attuale mozione di impeachment del Presidente potrebbe raccogliere maggior consenso tra l’opinione pubblica rispetto al tentativo del gennaio scorso mettendo in serie difficoltà il Parlamento,  anche se la Coalizione Giubileo detiene una schiacciante maggioranza, poiché la situazione della sicurezza del Paese è precipitata invece di migliorare rispetto all’attacco terroristico al centro commerciale Westgate, Nairobi avvenuto il 21 settembre 2013.

A distanza di 12 giorni dall’ondata terroristica che ha investito Mombasa e Nairobi venerdì 16 maggio presso il più importante mercato della capitale Gikomba Market, si è verificato un nuovo attentato. I terroristi hanno gettato delle granate contro dei pullman denominati matatu e all’interno di un negozio. Gli attentatori sono kenioti e il mandate Al-Shabaab, il gruppo terroristico somalo. Il bilancio provvisorio, 10 morti e 70 feriti, posiziona l’attentato terroristico di Gikomba al secondo posto tra gli attentati che hanno creato un maggior numero di vittime dopo quello di Westgate. Il Kenya è diventato il secondo stato africano sotto permanente minaccia terroristica dopo la Nigeria. L’Amministrazione Kenyatta evidentemente incapace di contrastare il terrorismo, potrebbe essere costretta a ritirare le truppe dalla Somalia, come richiesto da Al-Shabaab.

La gravità dell’attentato a Gikomba è evidenziata dalla conferenza stampa indetta dal presidente Kenyatta dieci minuti dopo la notizia. Durante la conferenza stampa, trasmessa in diretta dalle reti televisive nazionali tra cui NTV, KBC e Citizen TV, il presidente si è trovato in evidente difficoltà a rispondere alle varie domande provocatorie e critiche dei giornalisti. L’obiettivo dei media nazionali è stato quello di evidenziare l’incapacità dell’attuale governo di difendere la nazione dal pericolo terroristico, creando un terreno fertile per il supporto popolare al nuovo tentativo di impeachment portato avanti da CORD. Durante il suo discorso Kenyatta ha commesso il grave errore di criticare duramente Stati Uniti e Gran Bretagna per aver diffuso ai loro rispettivi cittadini il consiglio di non scegliere il Kenya come meta turistica. Il presidente ha affermato che il terrorismo non è un problema keniota ma mondiale che ha coinvolto anche New York, Londra e Boston. Il giorno successivo i maggiori quotidiani kenioti hanno pubblicato la notizia che i servizi segreti americani e britannici lunedì 12 maggio avevano avvertito le autorità keniote di un imminente attentato presso luoghi pubblici a Nairobi. L’avvertimento non è stato preso in seria considerazione permettendo così il verificarsi del secondo più mortale attacco terroristico in meno di un anno.

L’Ambasciata americana a Nairobi, (vittima di un attentato nel 1998) ha rafforzato le misure di sicurezza. Reparti scelti di Marine sono stati inviati in Kenya con il compito di proteggere l’ambasciata, dotati di pieno mandato difensivo e offensivo. Dal 12 maggio l’ambasciata è protetta da truppe americane in pieno assetto di guerra. Il governo britannico ha vivamente sconsigliato ai propri cittadini di trascorrere le vacanze nel paese. Consiglio che ha immediatamente scatenato la reazione delle agenzie di viaggio inglesi che hanno annullato il 100% i pacchetti turistici già venduti, proponendo ai loro clienti vacanze alternative o rimborsando le spese da loro già affrontate. «Dalle esperienze acquisite in Yemen e a Bengazi l’Ambasciata americana a Nairobi è uno dei probabili bersagli di Al-Shabaab rappresentando un simbolo importante per il gruppo terroristico basato su un forte componente ideologica di estremismo islamico», ha dichiarato al quotidiano ‘Daily Nation’ Scott Gration, ex Maggiore Generale della U.S. Air Force.

La mozione di impeachment, che sarà presentata a breve da CORD, si basa anche sullo scandalo Anglo-Leasing che riguarda 18 diversi contratti firmati tra il 2001 e il 2003 dalle amministrazioni Arap Moi e Kibaki. I contratti di cui beneficiari erano ditte nazionali ed estere, riguardavano programmi di case popolari, miglioramento dei trasporti urbani e rafforzamento della sicurezza interna compresa la creazione di laboratori scientifici per le indagini, tutt’ora inesistenti in Kenya. Il costo preventivato di 600 milioni di scellini kenioti ( 5 milioni di euro) salì a 2,7 miliardi (22,4 milioni di euro).  Per l’anticipo dei fondi si utilizzò una finanziaria internazionale, Anglo Leasing, che risultò essere una società fantasma. I beneficiari di questi progetti furono tre figure di alto profilo del mondo imprenditoriale keniota con forti connessioni con il potere,Anura Pereira, Amin Juma e Deepak Kamani in associazione con due ditte internazionali, First mercantile Securities e Universal Satspace. Dei 18 progetti solo 2 furono parzialmente eseguiti, nonostante che i fondi erano stati regolarmente pagati dal governo e avevano subito un aumento del 77% sul costo originario. Lo scandalo rappresenta tutt’ora l’esempio più eclatante della negligenza e malversazione delle risorse pubbliche attuate dai vari governi kenioti e del clima di impunità che fino ad oggi copre il fenomeno ormai dilagante della corruzione.

All’inizio di maggio l’Amministrazione Kenyatta ha annunciato la sua disponibilità ad accettare un verdetto emanato nel febbraio 2014 da una Corte svizzera di risarcire i danni alle due società internazionali per un valore di 1,6 miliardi di scellini (13,2 milioni di euro) nonostante che vi siano chiare prove della loro connivenza nello scandalo Anglo-Leasing. La decisione del presidente contraddice l’indicazione della Alta Corte di Nairobi di bloccare il risarcimento e di non riconoscere la sentenza emessa dal tribunale svizzero in quanto il Kenya è evidente parte lesa e non può risarcire delle ditte truffaldine. Al contrario sono queste ditte che devono risarcire il paese africano. La decisione del presidente contrasta anche con la promessa pre-elettorale fatta da lui stesso nel 2011 di non onorare eventuali  richiese di risarcimenti riguardanti lo scandalo dei contratti finanziati da Anglo Leasing.

Il tentativo di impeachment promosso dalla opposizione si inserisce in un contesto di forte malcontento popolare verso l’Amministrazione Kenyatta, accusata oltre a non riuscire a proteggere il Paese e a diminuire la corruzione, anche di aver deciso misure repressive contro i cittadini di origine somala o di fede musulmana accusati in blocco di sostenere Al-Shabaab. Misure che ledono i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. A queste accuse si aggiungono anche la non volontà di procedere con il processo di decentralizzazione amministrativa e finanziaria, di aver attuato tagli del 20% sui stipendi dei dipendenti pubblici senza riformare l’amministrazione per renderla più efficace, di non aver attuato misure contro aumento dell’inflazione e caro vita, e di lassismo contro il bracconaggio ormai perpetuato anche nei parchi nazionali che sta portando all’estinzione di eleganti e rinoceronti in Kenya.

Purtroppo la mossa di impeachment che tenterà nuovamente CORD potrebbe risultare un’arma politica per arrivare ad elezioni anticipate nella speranza di conquistare il potere piuttosto che una reale intenzione di risanare il Paese. Come fa notare L. Muthoni Wanyeki, opinionista presso il settimanale The East African e direttrice regionale di Amnesty International, anche durante il governo di unità nazionale dove Raila Odinga partecipò in veste di Primo Ministro, lo scandalo Anglo Leasing fu oggetto di vari tentativi di cover up (insabbiamento). L’allora governo arrivò addirittura a dichiarare di aver recuperato gran parte dei fondi oggetto della truffa e di aver congelato 200 milioni presso una banca svizzera. Notizie smentite dall’ufficio investigativo britannico Serious Fraud Office che abbandonò l’incarico di recuperare i fondi perduti causa la mancata collaborazione del governo keniota. 

 

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