domenica, Settembre 26

Kenya, legalizzata la poligamia field_506ffb1d3dbe2

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Poligamia Kenya

La scorsa settimana il Parlamento keniota ha legalizzato la poligamia attraverso il Poligamy Bill, una legge che permette ai cittadini maschi di sposare legalmente altre donne oltre il primo matrimonio contratto. La legge non limita il numero di mogli legali che, normalmente, è associato alla disponibilità finanziaria dell’uomo. La poligamia ha però dei limiti di applicazione: è valida per tutti i cittadini di comprovata fede musulmana o animista. Per i cittadini di fedi che non prevedono la poligamia la legge non offre nessuna copertura giuridica e la poligamia rimane reato.

Il Poligamy Bill è stato oggetto di un lungo ed acceso dibattito Parlamentare durato vari mesi, trovando una forte opposizione dei Parlamentari donne e associazioni femministe che considerano la legalizzazione della poligamia come la promozione di questa pratica strettamente abbinata alle culture patriarcali e maschiliste.

La legge lede profondamente la dignità delle mogli e delle donne in generale e dimostra quanto rispetto governo e società keniote hanno verso il mondo femminile”, afferma Nancy Baraza, giudice e professoressa di Legge presso la Università di Nairobi. I promotori della legge, al contrario, affermano la necessità di regolamentare una situazione di fatto per meglio proteggere le donne keniote. La legge vieta di contrarre matrimoni con minorenni (pratica molto diffusa) e tutela finanziariamente e legalmente tutte le mogli dello stesso nucleo familiare, compresi i diritti di eredità e trasferimento pensione e beni del marito eventualmente deceduto.

Secondo il campo pro-poligamia, la legge è stata ideata per proteggere le donne che contraggono matrimoni secondo usi musulmani o animisti, trovandosi spesso in una situazione precaria causa la mancanza di diritti dovuta dal non riconoscimento del suo matrimonio. La legge assicura che ogni moglie di una famiglia poligama abbia gli stessi diritti e protezioni. Oggetto di violente opposizioni è stato l’articolo di legge che legalizza la decisione del marito di contrarre un secondo, terzo, quarto, quinto matrimonio senza il consenso della prima moglie.

In molti casi nelle comunità musulmane e animiste il consenso della prima moglie è quasi obbligatorio e spesso è proprio lei che cerca la consorte per suo marito. Normalmente la prima moglie sui 40-50 anni incoraggia il marito a sposare una seconda o terza moglie più giovane per avere un valido aiuto per i lavori domestici ed evitare che gli appetiti sessuali del marito vengano soddisfatti all’esterno del nucleo familiare rivolgendosi al mercato della prostituzione o instaurando rapporti extraconiugali che danneggiano direttamente il reddito familiare.

Il Poligany Act ha volutamente trascurato di prendere in considerazione il fenomeno della poligamia nel suo completo aspetto. In Kenya, come in Uganda, la poligamia è sia maschile che femminile. Per le donne la scelta di avere numerosi partner può essere economica o ludica dipende dalle condizioni di classe. Una donna di classe povera o modesta necessita di avere diverse fonti di entrate per sostenere la prole, necessità assicurata nel avere diversi partner fissi. Normalmente la scelta del partner si rivolge verso uomini di mezza età e benestanti. Una donna della media alta borghesia sceglie la poligamia per soddisfare i propri appetiti e fantasmi sessuali. Normalmente la scelta del partner si orienta verso giovani di classi modeste che vengono mantenuti agli studi o facilitati nel trovare un’occupazione fissa.

La legge si concentra solo sulla poligamia maschile in quanto la società keniota, come quella ugandese, non ha mai voluto riconoscere la realtà della poligamia femminile. In Tanzania la poligamia è stata legalizzata nel 1971 con il Marriage Act. Come nel caso del Kenya la legge tanzaniana vieta la poligamia per le famiglie cristiane mentre la permette per i mussulmani e gli animisti. L’unica pecca della legge sulla poligamia in Tanzania è l’età minima della sposa che è rimasta a 15 anni come la tradizione prevede. L’articolo, in netto contrasto con il codice penale e la Costituzione non è stato fino ad ora adeguato alla maggior età.

Nel febbraio scorso, il Deputato Costituzionale e Responsabile degli Affari Legali Angela Kairuki ha promosso l’idea di un referendum per modificare l’età minima da 15 a 18 anni, accusando la legge di non proteggere sufficientemente i diritti allo studio e all’indipendenza finanziaria delle mogli minorenni che dalla tutela del padre passano per legge sotto la tutela del marito fino a maggior età. Negli altri Paesi della Regione dei Grandi Laghi, come nella maggioranza dei Paesi Africani, la poligamia è vietata per legge ma ampiamente tollerata. In Uganda e Rwanda la poligamia viene di fatto attuata tramite il concetto di amante. Concetto simile in Burundi e Congo tramite il “Deuxiem Bureau” (il secondo ufficio). Spesso queste unioni di fatto comportano anche la prole ma espongono la seconda o terza moglie alla totale assenza di garanzie, tutele e diritti non essendo l’unione riconosciuta dalla legge. 

 

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