lunedì, Novembre 29

Kenya: al via la nuova ferrovia cinese

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In un momento particolarmente delicato per il Paese, a poco più di due mesi dalla nuova tornata elettorale presidenziale, il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta (ricandidato alle elezioni di agosto) inaugura oggi, al fianco del Consigliere di Stato cinese Wang Yong, la nuova linea ferroviaria Nairobi-Mombasa, scommettendo sulla posizione del Paese come porta di ingresso all’Africa orientale. Costruita dalla Cina, questa linea ferroviaria è il più importante progetto infrastrutturale avviato nel Kenya dall’indipendenza, nel 1963, e permetterà di trasportare passeggeri e merci dalla capitale Nairobi alla città portuale di Mombasa, sull’Oceano indiano. Sarà uno dei progetti che andranno integrarsi nel grande sistema di infrastrutture della Nuova Via della Seta africana.
Questo progetto, del valore di 2,8 miliardi di euro, rientra in un più vasto piano di collegamento ferroviario tra Uganda, Rwanda, Burundi, Sud Sudan ed Etiopia. I 472 chilometri di ferrovia costruiti a partire dal 2014 andranno a sostituire la linea costruita dai coloni inglesi, diventata dallo scorso aprile solo un’attrazione turistica.
La nuova Standard Gauge Railway (SGR) offrirà anche un’alternativa competitiva al faticoso viaggio su una delle strade più pericolose del paese: il viaggio richiede solitamente due giorni di camion, mentre il viaggio in treno avrà una durata di cinque ore per i passeggeri e di otto per le merci.

«Nessun Paese si è sviluppato senza le ferrovie», ha detto alla ‘France Presse‘ il Ministro dei Trasporti James Macharia, secondo cui il fatto che la ferrovia Nairobi-Mombasa non sia mai stata modernizzata in oltre 100 anni «ci ha spinto in basso in termini di sviluppo». Il Governo si aspetta che la nuova ferrovia faccia aumentare il Pil dell’1,5% l’anno, permettendo così di rimborsare il finanziamento «in circa 4 anni», ha detto Macharia.

International Crisis Group, organizzazione indipendente che lavora allo studio della prevenzione dei conflitti, in un report di ieri 30 maggio ha lanciato l’allarme in Occidente, le elezioni in programma per il prossimo agosto potrebbero accendere un grande conflitto, scontri inter-etnici nella valle Rift Valley, il cuore economico popolare del Kenia. Un rischio ignorato in Europa e in quasi tutto l’Occidente –Kenyatta ha partecipato sabato scorso all’incontro del G7 di Taormina-, che i nostri servizi avevano da tempo denunciato. Il Governo, secondo le raccomandazioni di ICG, dovrebbe formare la Polizia a metodi non violenti che possano ridurre la tensione e spegnere sul nascere i rischi di crisi. Sotto accusa le violenze post-elettorali del 2007 rimaste impunite e i problemi connessi irrisolti.

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