venerdì, Settembre 24

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Kejriwal

È durata appena due mesi la legislatura di Arvind Kejriwal come governatore della Municipalità di New Delhi. Il leader dell’Aam Aadmi Party (AAP – Partito dell’Uomo Comune), ex Ufficiale dell’Agenzia del fisco di New Delhi e protagonista di una durissima campagna contro la corruzione nella politica indiana, il 14 febbraio scorso ha presentato le sue dimissioni dalla carica.

Gli osservatori sia nazionali che esteri sono rimasti letteralmente sbigottiti dall’annuncio di Kejriwal. L’AAP è giunto al governo di Delhi solo nel dicembre scorso, appena un anno dopo la sua nascita come movimento politico e dopo una inaspettata vittoria alle elezioni che ha spiazzato entrambe i maggiori fronti della politica indiana, Congress e BJP. L’AAP ha – di fatto- dato un volto prettamente politico al vasto movimento anti-corruzione lanciato dal guru Anna Hazare nel 2011-12. Una protesta dai toni accesi e spesso accusata a sua volta di populismo e giustizialismo, che ha messo duramente alla prova la classe politica indiana, ed in particolar modo il governo di M. Singh e del Congress Party, accusato di una lunga stagione di potere nepotistico.

Ma è proprio sulla lotta alla corruzione che Arvind Kejriwal ha maturato la decisione di interrompere repentinamente la sua esperienza di governatore. Poche ore prima dell’annuncio, infatti, il Parlamento locale aveva respinto con ben 42 voti su 70 l’adozione da parte del Governo municipale del cosiddetto Jan Lokpal Bill. La legge in questione è un lungo e dettagliato pacchetto di misure civili, penali ed amministrative per contrastare malversazioni e appropriazioni indebite nella pubblica amministrazione e nella politica indiana.

Pur vittorioso alle consultazioni del 5 dicembre 2013, l’AAP non aveva ottenuto una maggioranza sufficiente per governare da solo, ed aveva dovuto accettare l’offerta di collaborazione del Congress locale, uscito pesantemente sconfitto dal voto ma detenente ancora otto seggi, necessari al raggiungimento della maggioranza. La scelta di alleanza era già stata di per sé dolorosa per l’AAP, subito accusato di incongruenza per essersi legato proprio ai fautori delle mala-amministrazione della capitale nel mandato precedente. Ma al momento di votare l’introduzione del Bill, i deputati del Congress hanno voltato le spalle al Premier, votando tutti ed otto contro il provvedimento assieme all’opposizione conservatrice del Bharatiya Janata Party.

Kejriwal sognava di fare della capitale il laboratorio di sperimentazione di un cambio di passo draconiano su trasparenza e corruzione, ed ha visto il nerbo del suo progetto naufragare in pochi minuti. Di qui la decisione di dimettersi e chiedere al Presidente del Parlamento municipale di indire nuove elezioni. Il leader dell’AAP ed il suo entourage sperano a questo punto che la mancata approvazione del Jan Lokpal Bill divenga il nerbo di un’altra campagna elettorale, magari contemporanea alle elezioni politiche del prossimo maggio, dalla quale uscire vincitori almeno a livello locale senza bisogno di alleanze con altri partiti.

Quest’ultima speranza potrebbe però essere vana. L’AAP ed il suo leader stanno infatti suscitando preoccupazioni nell’establishment economico indiano, ma anche degli investitori esteri. Il mondo delle imprese aveva inizialmente cavalcato la pressione anti-politica dell’AAP. Nella loro visione, anche solo la presenza di un movimento ostile all’intero sistema dei partiti tradizionali, e polemico verso le inefficienze pubbliche e burocratiche, avrebbe potuto forzare le istituzioni indiane ad agire in favore di un ambiente più pro-business, sfoltendo la burocrazia e regolamentazioni varie. Non è un caso che tra i supporter dell’AAP vi siano due prominenti figure imprenditoriali della capitale: l’ex Manager della filiale indiana di Royal Bank of Scotland, Meera Sanyal, ed il capo del management finanziario del colosso delle telecomunicazioni Infosys, V. Balakhrishna.

Ma nelle settimane successive all’entrata in carica del governo cittadino, Kejriwal e l’AAP si sono fatti propugnatori di istanze percepite dagli ambienti imprenditoriali come populiste. Nei primi giorni dell’anno, il nuovo governo cittadino ha inaugurato il suo mandato con l’abolizione di buona parte delle tariffe sulle forniture idriche, mentre con un decreto legislativo le bollette elettriche sono state tagliate d’imperio del 50%.

Dalla lotta alle inefficienze nelle forniture di servizi essenziali, l’AAP è sembrato tornare subito alle pratiche di compravendita dei voti e consenso in cambio di sussidi e servizi non pagati. Una pratica del tutto comune tra le amministrazioni locali governate dai “vecchi” partiti che il movimento voleva combattere. Il problema di servizi quali l’acqua e la luce, nelle immense megalopoli indiane, sta infatti nell’enorme numero di allacciamenti abusivi, specialmente nelle enormi baraccopoli di emigranti e nei piccoli negozi ed imprese industriali che le popolano. Prima di contenere i costi per gli utenti che pagano già, le inefficienze sarebbero risolvibili mettendo a regime anche questa enormità di non paganti. Una mossa necessaria ma foriera di ben pochi consensi, in un Paese dove tra il 50 ed il 60% della forza lavoro urbana è impiegata nel sommerso

Ancor più deludente per il mondo affaristico, soprattutto estero, è stata la presa di posizione del neo-governatore di Delhi sull’ingresso nel mercato interno delle catene di supermercati esteri. La scena politica indiana è da anni protagonista di una implacabile battaglia tra protezionisti e corporazioni dei commercianti, contrari all’apertura, e liberalizzatori. Impossibilitato a varare una riforma a tutto tondo per le resistenze interne anche all’alleanza di governo, nel settembre 2012 il governo di Singh approvò l’ingresso di alcune catene di retail, legando l’approvazione finale all’assenso dei governi locali.    

L’AAP ha però deluso le aspettative dei riformisti, negando la liberalizzazione sul suolo di Delhi. Una mossa aspramente criticata da più parti, visto l’enorme potenziale di mercato che un’area urbana in fase di modernizzazione offrirebbe. Se il taglio delle bollette sembrava strizzare l’occhio ad una populismo socialisteggiante, il protezionismo sui supermarket sembra fare lo stesso con quello di destra, visto che sono proprio gli Stati governati dal BJP ad essere fino ad ora i più restii ad aprire il mercato in questo settore.

Le critiche non mancano però anche da sinistra. Lo stesso Jan Lokpal Bill è stato duramente criticato da attivisti dei movimenti sociali come la stessa Arundhaty Roy. La scrittrice-attivista ha duramente criticato la legge definendola una violenta diversione giustizialista che darebbe troppo potere agli organi giudiziari e può essere strumentalizzata per tutt’altro rispetto ai suoi scopi. Sopra di tutto, aprire a processi con pochi diritti di appello e difesa, o utilizzare accuse di corruzione per bloccare le attività di governo e legislazione, visto che ogni cittadino che assista ad un sospetto caso di corruzione varrebbe automaticamente come onere di prova in una accusa. 

Nonostante la meteorica esperienza nella capitale, Arvind Kejriwal e i suoi uomini sono ancora convinti di essere sulla cresta dell’onda, e non mancano elementi che danno loro ragione. In un recente sondaggio sulle preferenze di voto limitato all’elettorato urbano, l’AAP sarebbe risultato primo con il 35% delle risposte. Un dato che avrebbe allarmato gli stessi spin doctors della campagna elettorale di N. Modi, fino ad ora certo di avere gioco facile con l’elettorato borghese al voto del  prossimo maggio.

 

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