mercoledì, Dicembre 1

Kashmir indiano: incertezze politiche

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Ogni primo ministro dello stato di Jammu e Kashmir chiede al governo centrale decine di milioni di rupie ma, quando ci si chiede come vengano spesi questi soldi, quello della contabilità diventa un tema delicato. Il denaro è speso in maniera equilibrata in tutto lo stato o si concentra nella valle? Nessun primo ministro vorrebbe rispondere. Va rilevato, e qui cito l’ex primo ministro Omar Abdullah, che «quando il governo centrale è ostile allo stato, lo stato rischia di essere nei guai» dal punto di vista finanziario. Oltre il 60% degli introiti dello stato vengono dal governo centrale. Nel 2010, uno studio della Banca centrale indiana (RBI) indicava che nello stato di Jammu e Kashmir la spesa pro capite del governo centrale era di circa 2 milioni di rupie (circa 26.000 euro); chi vive in Kashmir riceve otto volte quello che il governo centrale riserva ai cittadini degli altri stati.

E ancora, parlando di sociale (quindi scuole, sanità, sviluppo rurale e così via) la spesa è sorprendentemente bassa, attestandosi a circa il 30% della spesa totale: la quarta percentuale più bassa di tutti gli stati, come riporta lo studio della RBI. E allora, se a i normali cittadini non arrivano, i soldi dove sono?

Andrebbe ricordato che, per assurdo, nello stato di Jammu e Kashmir il governo spende decine di milioni di rupie per gli “attivisti politici” anti-India, inclusi i separatisti. Quando il gruppo separatista Hurriyat e altri leader incontrano l’Alto commissario del Pakistan a New Delhi, le spese alberghiere e per la sicurezza sono a carico dello stato. Secondo quanto riportano alcuni giornali, il governo spende ogni anno oltre 1 miliardo di rupie (circa 13 milioni di euro) per la sicurezza dei leader. I dati forniti dal governo indicano che tra il 2010 e il 2015 sono stati spesi in totale 200 milioni di rupie (pari a oltre 500 mila euro annui) soltanto per gli hotel e circa 260 milioni di rupie in rimborsi carburante per i leader di Hurriyat. Dal biennio 2010-2011, lo stato ha speso circa 3 miliardi di rupie per la sorveglianza e 1,5 miliardi in oneri di servizio pubblico per garantire la sicurezza dei leader.

Pertanto, bisogna rendere omaggio allo scomparso Mufti Sahib, lui che aveva l’acume necessario per governare una coalizione PDP-BJP che rappresentasse tutte le regioni dello stato. Quella era forse l’occasione migliore degli ultimi decenni: un governo che ciascuna comunità etnica (musulmani, induisti, buddisti) potesse considerare come proprio; un leader che il governo centrale guidato dal BJP (che sarebbe stato lì fino al 2019, checché ne dicano gli “scaccia-Modi”) era obbligato ad aiutare, politicamente e finanziariamente. Il programma di un governo saldo è di mantenere tutte le sue promesse nel periodo di quattro o cinque anni: Mufti non può essere giudicato per i soli 10 mesi in cui ha ricoperto la sua funzione.

In breve, Mehbooba deve fare chiarezza: vuole diventare primo ministro dello stato di Jammu e Kashmir o soltanto della valle? Suo padre, visionario e nazionalista, pensava allo stato nel suo intero. Sarebbe triste vedere Mehbooba ridurre se stessa a leader della valle del Kashmir e portare al caos politico uno stato che non può permetterselo.

 

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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