venerdì, Maggio 7

Kashmir indiano: incertezze politiche

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New Delhi – Il governatore dello stato di Jammu e Kashmir Narinder Nath Vohra avrebbe confermato il prolungamento del suo mandato, alla luce delle divergenze tra il Partito Democratico Popolare (PDP) e il partito nazionalista Bharatiya Janata Party (BJP) sulla natura della loro alleanza. La scorsa settimana Vohra ha invitato i due partiti, che fino a poco tempo fa erano membri della coalizione di governo di Mufti Mohammad Syed, a pronunciarsi sulle loro intenzioni. A oggi, però, nessuno sa quando lo stato di Jammu e Kashmir avrà un nuovo governo. La coalizione tra PDP e BJP che ha governato fino alla morte del primo ministro Mufti rimarrà in essere? O, come si mormora, si formerà una nuova coalizione tra PDP e Congresso Nazionale Indiano (INC)? O ancora, lo stallo politico che sta vivendo un paese già vulnerabile porterà a un prolungamento dell’attuale mandato fino a prossime elezioni?

Fonti interne agli ex uffici presidenziali riferiscono che, per quanto al momento i rapporti tra PDP e BJP non siano buoni, le divergenze prima o poi saranno risolte. Pare che la figlia dell’ex premier, Mehbooba Mufti, attuale presidente del PDP, stia attuando il pugno duro: sulle colonne di ‘Opeds’ e negli studi televisivi, l’establishment cosiddetto liberale sta letteralmente rispedendo al mittente i suggerimenti non richiesti che vorrebbero l’impiego di una “politica secolare” da parte di Mehbooba, separando di netto il “populismo” del BJP dal “fascismo” di Narendra Modi. Dall’altro lato, i colleghi di partito di Mehbooba Mufti hanno dichiarato ai media che la coalizione può continuare soltanto con l’aggiunta di termini e condizioni alla “agenda di alleanza” precedentemente concordata durante il governo Mufti. Il BJP, dal canto suo, non sembra in vena di nuovi termini e condizioni.

Mufti sarebbe rimasta delusa dal fatto che il primo ministro Modi non abbia mantenuto la promessa di una dotazione di bilancio liberale, anche in rispetto al defunto padre. Mehbooba ha dichiarato di non aver apprezzato il fatto che Modi non sia andato a trovare il padre in ospedale a Delhi durante la malattia (Modi era comunque presente all’ultimo saluto a Mufti, il cui corpo è stato riportato in Kashmir), mentre la leader dell’INC Sonia Gandhi si è dimostrata più cortese andando personalmente a casa di Mufti a Srinagar. Al di là di questo, pare che, a fronte dell’alleanza con il BJP, Mehbooba sia dell’opinione che il PDP sta perdendo il proprio radicamento nella valle del Kashmir, soprattutto ora che il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) sta cercando di essere presente sul territorio e di imporre il divieto sul consumo di carne bovina. C’è da dire che tale divieto è stato imposto dalla Suprema Corte e non dai partiti; tuttavia, in Kashmir non consumare carne bovina è la norma, ma se oggi se ne parla ciò è per la crescente islamizzazione della valle sotto il wahabismo, corrente alla quale appartengono i separatisti.

In politica, le valutazioni personali hanno sempre un peso. È degna di nota la tesi secondo cui l’atteggiamento del primo ministro Modi allontana gli amici, per non parlare di quello che succede coi nemici. Ma resta il fatto che la politica, in ultima analisi, tiene conto di realtà concrete, e non di nobili sentimenti. E la cruda realtà nello stato di Jammu e Kashmir è che degli 87 membri che compongono l’Assemblea legislativa, soltanto i 27 del PDP e i 25 del BJP possono mettere insieme un governo stabile. Nessun’altra coalizione, che sia PDP-INC o BJP-Congresso Nazionalista, avrebbe la maggioranza. Se anche si potesse arrivare a una coalizione con il supporto dei gruppi indipendenti, un governo così formato sarebbe non soltanto instabile ma anche fortemente non rappresentativo. Del resto, nessun partito ha una forte rappresentanza all’interno dell’attuale Assemblea legislativa delle regioni di Jammu e Ladakh, il che significa che qualsiasi coalizione diversa da PDP-BJP rappresenterebbe soltanto la valle del Kashmir e non lo stato di Jammu e Kashmir come tale.

Vale la pena ricordare che, alla luce delle crescenti tendenze separatiste e delle guerre per procura condotte dal Pakistan, l’attenzione del Paese è tutta rivolta alla valle del Kashmir, e si trascura nel frattempo la gestione patetica dello stato che va avanti da decenni. Si tende a parlare esclusivamente della valle del Kashmir quasi come le regioni di Jammu e Ladakh non esistessero, tanto che il dettame odierno non consente a nessuna persona proveniente da queste regioni di diventare primo ministro dello stato. Di conseguenza, un primo ministro il cui potere dipende unicamente dal voto in Kashmir è obbligato a coltivare il proprio elettorato con una serie di misure amministrative ad hoc. Quella che emerge, dunque, è una politica di discriminazione regionale.

Le disparità a livello regionale sono profonde. Le regioni di Jammu e Ladakh sono assai scarsamente rappresentate nell’amministrazione statale e nelle altre professioni. Tutte le industrie principali, come per esempio HTM Watches, ma anche la telefonia, la televisione e l’edilizia, sono situate nella valle, sebbene il luogo non sia affatto adatto e le materie prime debbano essere portate in loco attraverso la regione di Jammu. La faccenda ha raggiunto una perversione tale che non c’è piano concedibile in Jammu se non se ne replica uno anche nella valle: le università centrali nello stato sono due, due sono le sedi dell’Istituto indiano di scienze mediche, due quelle dell’Istituto indiano di tecnologia; una situazione che altri stati neppure sognerebbero.

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