sabato, Luglio 31

Kashmir, continuano le proteste Infiamma ancora la protesta dopo la morte dell'attivista Burhan Wani

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Le proteste nel Kashmir sotto l’amministrazione indiana continuano per la terza settimana. L’evento scatenante della rabbia dei cittadini è stata l’uccisione di un noto attivista e leader del movimento secessionista, Burhan Wani. Gli scontri di questi giorni hanno visto fronteggiarsi le forze dell’ordine indiane e i sostenitori di Hizbul Mujahideen, noto gruppo che propaganda la sovranità politica della regione del Kashmir indiano. Il giovanissimo comandate ribelle è stato ucciso dalla polizia indiana in una sparatoria vicino all’area di Kokernag, nel sud-est del distretto di Srinagar. Ciò ha provocato l’inizio dell’escalation di proteste, che, dati alla mano, si dimostrano le più violente degli ultimi anni: 36 morti e migliaia di feriti.

Qualche giorno addietro, il Governo indiano aveva imposto il coprifuoco e si era premurato di disattivare internet e telecomunicazioni, provando a reprimere i mezzi attraverso cui si organizzano i ribelli; la loro età è infatti molto giovane, come quella del comandante ucciso, e le proteste sono state coordinate e diffuse sui social network. Nonostante tale blocco imposto dal Governo, gli scontri sono andati avanti ugualmente. 

Area geopoliticamente instabile, il Kashmir è abitato da una popolazione religiosa musulmana pur essendo incluso sotto il Governo dell’India. Dopo il conflitto indiano-pakistano ci fu l’intervento delle Nazioni Unite nel 1949, che tentarono di stabilizzare la situazione, rimasta tuttavia calda negli anni successivi. Nel 1989 furono migliaia i kashmiri che combatterono contro uno schieramento di forze enorme di truppe indiane, che repressero la ribellione nel sangue (nell’arco di un decennio le vittime furono circa 60.000). L’ultimo episodio degno di nota, prima delle proteste di questi giorni, risale al 1999, quando si verificò un tentativo, da parte delle truppe pakistane, di attraversare il confine, ma vennero mandate indietro dalle truppe indiane. Nello scenario che si delineò a seguito dell’invasione americana dell’Afghanistan, la questione ritornò in auge, soprattutto per le intenzioni occidentali di instaurare una tregua e una situazione di stabilità. Questa sembra essere durata sino ad oggi, con qualche episodio sporadico di protesta negli anni duemila. Tuttavia, come dimostrano le violente proteste di questi giorni, il sentimento secessionista rimane ancora molto vivo. Anzi, la nuova generazione di giovani che imbracciano le armi per rivendicare la secessione del Kashmir appare molto più consapevole e istruita geopoliticamente rispetto alla precedente. La questione è tutt’altro che risolta.

(video tratto dal canale Youtube di ‘Al Jaazera’)

 

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