sabato, Maggio 15

Kampala, capitale di spie e intrighi regionali Guerra politico-diplomatica tra Uganda e Rwanda: un fitto gioco di spionaggio che vede manovratori gli amici-nemici Museveni e Kagame

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Dal 2014 la capitale dell’Uganda, Kampala, è divenuta l’epicentro degli intrighi regionali. Tutti i movimenti ribelli dei Grandi Laghi hanno scelto la bellissima città per insediare i centri operativi di resistenza o come meta di esilio in attesa di vincere la loro causa nei rispettivi Paesi di origine. Si nota la presenza del SPLA-IO, la ribellione sud sudanese di Rieck Machar che combatte il Governo di Salva Kiir e del Movimento 23 Marzo (M23), la guerriglia tutsi congolese che, nel 2012, scatenò una guerra all’est del Congo che mise in pericolo il potere del Presidente Joseph Kabila e l’integrità territoriale.

Non mancano gli oppositori politici burundesi che combattono il regime razial nazista di Pierre Nkurunziza e gli oppositori tutsi ruandesi che contestano al Presidente Paul Kagame e al suo clan ugandese il diritto di governare il Rwanda. Tutti questi gruppi sono politicamente attivi e cercano alleanze regionali, in primis con il Governo ugandese. Per ottenere simpatie e finanziamenti si guardano bene di interferire nella politica ugandese o di allearsi con l’opposizione. Sarebbero errori fatali che scatenerebbero l’ira del ultra settant’enne Yoweri Kaguta Museveni.

La presenza di questi gruppi armati e oppositori politici ha attirato anche le spie dei rispettivi governi. Agenti segreti, killer di Stato, informatori sud sudanesi, burundesi, ruandesi e congolesi sono giunti a Kampala con precise missioni: tenere sotto controllo il nemico, spiarlo e, se sorge l’opportunità, eliminarlo. Questo clima da guerra fredda alla berlinese è stato favorito dalla politica migratoria di porte aperte adottata dal Governo ugandese. Una politica che accoglie senza distinzioni immigrati economici, rifugiati, guerriglieri e attivisti politici sottoposti ad un unico divieto: interferire con la politica nazionale.

A differenza dei Paesi europei, l’opinione pubblica e i media ugandesi non si scagliano contro questa politica immigratoria per denunciare la presenza di una marmaglia di spie e guerriglieri. Al contrario, la difendono orgogliosi e non la associano alla babele di spie, sovversivi e partigiani che hanno trasformato Kampala in un terrreno di scontro politico e militare, riflettendo le tensioni dei propri Paesi d’origine. Gli ugandesi sono ben coscienti che la presenza di questi individui è frutto di scelte e connivenze di Generali, Ministri del Governo e, a volte, dello stesso Presidente Museveni.

Questiospiti rappresentano anche una ricchezza economica. Il M23, ritiratosi nel 2013 dal Congo, ha portato con se 400 kg di oro, di cui la metà fu immediatamente venduta a Dubai e l’altra probabilmente verrà riciclata presso la raffineria che è sorta ad Entebbe LINK–. I miliziani e politici del SPLA-IO raccogliono, presso la banche ugandesi, i finanziamenti necessari per la loro politica e l’acquisto di armi. Gli oppositori tutsi ruandesi vengono mantenuti e finanziati da imprenditori ruandesi operanti in Uganda o da imprenditori della diaspora ruandese, presente nel Paese fin dai primi progrom etnici del governo hutu di Juvenal Habyarimana negli anni Sessanta. Chi se la passa male sono solo gli esuli burundesi, per la maggior parte politici e intelettuali. Vivono grazie alla solidarietà della comunità burundese e sono costantemente in pericolo di morte essendo braccati dagli agenti speciali di Nkurunziza.

In questo scenario di intrighi regionali si distinguono le spie e gli oppositori ruandesi che, dal 2016, hanno creato una esclation di conflittualità in Uganda, dove trame per rovesciare il governo Kagame e contromosse per smantellare il network di opposizione si consumano ogni giorno, dividendo sia il governo che l’apparato di difesa ugandese. Politici e militari non hanno preso posizioni ufficiali a favore di uno dei contendenti, preferendo inserirsi in questo segreto quanto pericoloso gioco a Risiko a seconda delle convenienze politiche ed economiche, consapevoli di contribuire alle sorti del vicino Rwanda, comandato dal figlio politico di Museveni: Paul Kagame.

E` proprio la diaspora ruandese in Uganda a diventare l’epicentro degli intrighi regionali che si stanno consumando a Kampala in questi ultimi mesi. Una settimana fa le forze speciali del UPDF (esercito ugandese) hanno attuato una epurazione all’interno della Polizia Nazionale arrestando un pool di alti ufficiali ed importarti immigrati regionali. Le manette sono scattate per il Commissario di polizia Joel Aguma, il Superintedente di Polizia Nixon Karuhanga Agasirwe, gli Assistenti Detective Benon Atwememeire e Maganda James, il Sergente Detective Abel Tumukunde, l’Agente Speciale di Polizia Faisal Katende, il Caporale Detective Amon Kwarisiima. Assieme a loro sono stati arrestati Rene Rutagungira (immigrato ruandese) e Bahati Mugenga (immigrato congolese). L’epurazione degli ufficiali di Polizia è stata ordinata dal Presidente Museveni e coordinata dal Direttore della Intelligence militare.

Rutagungira e Mugenga sarebbero due spie sotto il comando del Governo ruandese che avrebbero creato una rete di connivenze con gli ufficiali di Polizia arrestati per attuare azioni eversive contro Joel Mutabazi, un ex Comandante della sicurezza ruandese sotto protezione ONU grazie allo statuto di rifugiato. La rete di connivenze portò, nell’ottobre 2013, all’arresto di Mutabazi e alla estradizione in Rwanda assieme a suo fratello, Jackson Kalemera. Entrambi sono stati processati per alto tradimento e atti terroristici ricevendo nel 2015 l’ergastolo.

Rutagungira e Mugenga avrebbero continuato la loro opera di individuazione del network di dissidenti ruandesi a Kampala con l’obiettivo di eliminarli. Alcuni omicidi di immigrati ruandesi avvenuti tra il 2016 e il 2017 potrebbero non essere semplici fatti di cronaca nera ma legati a questa guerra clandestina e segreta. Per assicurarsi la complicità di alti ufficiali della Polizia, Ratagungira e Mugenga avrebbero creato un network mafioso parallelo per offrire vantaggi economici concreti ai loro complici ugandesi. Questo network sarebbe inserito all’interno dell’oscuro traffico di minerali congolesi che vede come epicentri di smistamento e reciclaggio internazionali Bujumbura, Kampala e Kigali. A loro volta, gli ufficiali di Polizia coinvolti avrebbero creato un proprio network malavitoso, estorgendo denaro a facoltosi imprenditori ugandesi e stranieri. Nel 2016 la morte in circostanze sospette di due ufficiali di Polizia potrebbero essere collegate a queste trame. Si sospetta che le vittime avessero scoperto il network clandestino e sarebbero state eliminate per evitare denunce.

L’arresto delle due spie ruandesi che collaborarono all’intercettamento e all’estradizione dei dissidenti ruandesi, Mutabazi e Kalemera, che ha coinvolto anche i complici all’interno della Polizia ugandese non è stato gradito dal Governo di Kigali che lo interpreta come un atto voluto dal Presidente Museveni per proteggere altri dissidenti ruandesi che hanno trasformato Kampala in un safe haven. Tra questi dissidenti spicca un ricco uomo d’affari, Tribert Rujugiro, che ha stretti contatti con Generali del UPDF, Ministri e alti ufficiali dei servizi segreti. Rujugiro è accusato da Kigali di finanziare e supportare gruppi eversivi ruandesi presenti in Uganda che starebbero complottando per rovesciare il Governo di Paul Kagame.
Il Ministro di Stato per le Relazioni Internazionali dell’Uganda, Okello Oryem, ha smentito i rumors relativi al malcontento di Kigali e le accuse rivolte al Governo ugandese dichiarando alla stampa nazionale che le relazioni tra i due Paesi non sono state compromesse da questa improvvisa, quanto misteriosa ondata di arresti che ha coinvolto un cittadino ruandese, Rutagungira. Okello ha avvertito che il suo Governo userà il pugno duro contro chiunque intenda riportare le realzioni tra Kampala e Kigali alle passate tenzioni. Il riferimento alla battaglia di Kisangani è piú che evidente.

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