lunedì, Ottobre 25

Kabul, elezioni di fuoco L'Afghanistan vota sotto la minaccia talebana

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AFGHANISTAN-VOTE

Battesimo elettorale di fuoco in Afghanistan per le presidenziali e provinciali del 5 aprile. Via web i talebani hanno promesso «un’ampia gamma di attacchi in tutto il Paese, contro un voto palesemente falsificato e sotto la diretta occupazione americana». «Ogni centro e ogni operatore è sotto il tiro diretto», hanno minacciato, «chi cercherà di partecipare subirà danni e ne sarà l’unico responsabile».

Già il 10 marzo sul sito dell’Emirato islamico dell’Afghanistan era apparso un proclama con «l’ordine a tutti i mujaheddin di usare tutta la forza a loro disposizione per far fallire le finte elezioni». Lanciata la fatwa, la fotografa tedesca dell”Associated Press‘ Anja Niedringhaus è stata uccisa a 48 anni da un killer mimetizzato da agente, nella Provincia orientale di Khost. Nell’agguato vicino al confine con il Pakistan è rimasta ferita in modo grave, da due colpi d’arma da fuoco, anche la giornalista canadese Kathy Gannon. Le due professioniste erano arrivate nel distretto del Tanai in un convoglio protetto dall’esercito e dalla polizia afghana, al seguito di una Commissione elettorale indipendente (Iec), e stavano intervistando gli abitanti alla vigilia del voto.

Nel 2005 Niedringhaus, dopo anni a documentare i conflitti tra il Medio Oriente e l’Asia centrale, era stata insignita del Pulitzer per la copertura della guerra in Iraq e del premio Coraggio nel giornalismo della Fondazione internazionale dei media per le donne. «Anja era una giornalista dinamica e appassionata, molto amata per le sue foto, il suo cuore e la gioia per la vita. La sua perdita ci spezza il cuore» l’hanno ricordata i vertici dell’agenzia americana. L’ultimo tweet della fotoreporter del 2 aprile, era un «tributo di cuore» al collega Sardar Ahmed, celebre giornalista afghano morto, insieme con la moglie e le due figlie, nell’attacco del 21 marzo scorso all’Hotel Serena di Kabul. Due giorni fa, Reporter senza frontiere (Rsf) allertava in una nota le autorità afghane a rafforzare le misure per la sicurezza dei giornalisti, in particolar modo nei seggi elettorali di provincia. «I pericoli sono decisamente cresciuti nelle recenti settimane. L’omicidio in pieno giorno del giornalista svedese Nils Horner, l’11 marzo, e gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile dimostrano che i nemici della libertà di stampa vogliono imporre un clima di terrore», denunciava l’organizzazione. Dall’inizio dell’anno sono almeno 8 i giornalisti uccisi in tutto il mondo, secondo le stime di Rsf. 

La Commissione elettorale seguita dalle due croniste era impegnata a distribuire il materiale per i seggi, che apriranno fra le 7 e le 16 locali. Alle liste si sono iscritte migliaia di donne in più rispetto al 2009. E, nonostante tutto, il capo di Stato maggiore dell’Esercito Shir Mohammad Karimi ha invitato gli afghani ad «avere fiducia delle forze di sicurezza e a recarsi in massa alle urne, presidiate dall’Esercito e dalla polizia nazionali e solo in caso di necessità dai contingenti internazionali della missione Isaf». I favoriti per la successione ad Amid Karzai sono, nell’ordine di gradimenti, il candidato indipendente Abdullah Abdullah, l’economista Ashraf Ghani e il braccio destro di Karzai Zalmai Rassoul. Ma tutto è molto fluido in Afghanistan e anche l’outsider Abdur Rab Rassoul, vicino agli islamisti, potrebbe riservare sorprese.

In Siria, l’Aviazione governativa è tornata a colpire duramente le metropoli di Damasco e Aleppo con raid, che dalle testimonianze di attivisti e testimoni oculari avrebbero fatto almeno 25 morti, tra i quali una bambina. Diversi edifici residenziali di civili solidali con i rivoltosi sarebbero stati distrutti dai barili-bomba sganciati dagli elicotteri. A Latakia, intanto, lungo la costa nord-occidentale, proseguono i combattimenti tra i due fronti.

In Medio Oriente, la tensione è crescente anche in Palestina, per i raid notturni degli israeliani contro cinque obiettivi «terroristici» a,Gaza, all’indomani del lancio di quattro razzi dalla Striscia. Le sirene hanno risuonato anche nelle colonie meridionali di Ashqelon. L’escalation di attentati e rappresaglie mina i negoziati di pace, seriamente compromessi dallo stallo nella liberazione dell’ultima tranche di prigionieri palestinesi.

La situazione non è meno esplosiva in Egitto. In piazza Tahrir e vicino al Museo egizio della capitale, i generali hanno dispiegato i blindati, per contenere le manifestazioni di massa dei Fratelli musulmani al termine del venerdì di preghiera. Presidiate anche il Palazzo presidenziale, le Ambasciate americana e britannica, l’Università del Cairo e piazza Rabaa, teatro del massacro dell’agosto scorso. Migliaia di sostenitori del deposto Presidente Mohamed Morsi, leader imprigionato della Fratellanza, hanno preso a sfilare in diversi Governatorati del Paese, in stato di allerta. Cortei sono in corso nel quartiere delle Piramidi a Giza, nell’hinterland della capitale, nella regione del Delta del Nilo, ad Alessandria e a Beni Sueif, a sud della capitale: i feriti sarebbero già diversi, come gli arresti della polizia. L’estromissione dei Fratelli musulmani dal Governo post Mubarak ha portato a una radicalizzazione dell’Islam in Nord Africa che, come il Medio Oriente, vive una recrudescenza del terrorismo.

In Iraq, a meno di un mese dalle legislative, almeno 15 persone sono morte in una nuova raffica di attentati. In Yemen, otto soldati hanno perso la vita in un attacco qaedista. E anche in Libia la crescita delle scuole coraniche fondamentaliste, soprattutto nell’Est secessionista, spaventa l’Osservatorio per i diritti umani del Paese: uno scenario sempre più destabilizzato oltre il Mediterraneo, che dovrebbe far riflettere l’Occidente per le commemorazioni, lunedì 7 aprile, dei 20 anni dal genocidio in Ruanda. In poco più di 100 giorni, nel 1994 gli 8 milioni di abitanti dello Stato africano precipitarono nella furia della guerra civile tra hutu e tutsiun massacro che fece almeno 800 mila morti e milioni di profughi.

Ma mentre, in Turchia, la vittoria del partito Akp del Premier Recep Tayyip Erdogan è avvelenata dallo stop della magistratura al blocco di Youtube («dobbiamo applicare la sentenza della corte costituzionale, ma non la rispetto»), l’Europa appare impegnata più che altro a sedare le turbolenze interne pre-elettorali: dopo le proteste in Grecia, tafferugli sono esplosi a Bruxelles, tra i 40 mila manifestanti anti-austerity dei Sindacati europei e la polizia.

In Italia, la scure del Governo Renzi si è abbattuta sulle Ambasciate in Honduras, Islanda, Santo Domingo e Mauritania, abolite dal Consiglio dei Ministri. Anche la Rappresentanza permanente della Farnesina all’Unesco verrà convogliata nella Rappresentanza unica domiciliata presso la sede dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economco (Ocse) di Parigi. «Rimarranno comunque un capo missione per l’Ocse e uno per l’Unesco. pienamente operativo», ha precisato il Ministero degli Esteri.

Occhi puntati anche sull’Ungheria, dove domenica 6 aprile si vota per le legislative: in testa ai sondaggi, con il 40%, ci sono i nazional-populisti di centrodesta (Fidesz) del Premier Viktor Orban, artefice di una legge costituzionale che favorisce la sua lista unica. 

Lunedì 7 aprile anche 810 milioni di indiani si recheranno alle urne nella prima delle nove giornate per eleggere i nuovi parlamentari: il partito con più gradimenti è il Bharatiya Janata Party del nazionalista hindu Narendra Modi. Ma i risultati delle politiche non arriveranno prima del 15 maggio prossimo.

 

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