mercoledì, Maggio 12

Kabila, potere a tutti i costi

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President Kabila

Kampala – I quotidiani di Kinshasa hanno lanciato un allarme di sicurezza sottolineando che il Presidente Joseph Kabila starebbe trasformando la Guardia Presidenziale, composta da 10.000 uomini, in un esercito personale nella difesa non più della figura presidenziale ma degli interessi che la Famiglia Kabila detiene nel Paese. L’analista politico Boniface Musavuli in un suo articolo rivela con dati precisi, ingenti rifornimenti di armi e formazione militare offerta da consiglieri belgi, russi e nord coreani. Questo progetto di rafforzamento della difesa è esclusivamente rivolto alla Guardia Presidenziale. Il Ministro della Difesa Alexandre Luba Ntambo e il Capo dello Stato Maggiore dell’esercito, il Generale Didier Etumba Longila sarebbero stati messi da parte da ogni decisione su questi acquisti e formazioni militari.

Sarebbero stati acquistati 200 blindati russi di ultima generazione Gaz-2330 Tiger di cui 50 sarebbero già arrivati a Kinshasa. Il prezzo unitario di listino è 280.000 euro. A questo si deve aggiungere l’immancabile corruzione che aumenta il prezzo a danno del governo congolese. I primi 50 blindati sarebbero stati destinati:  5 alla scorta presidenziale e 45 al 321simo battaglione di reazione rapida con all’interno la presenza di istruttori militari belgi, stazionato a Kibomango, una unità che rimane ferma a Kinshasa per proteggere il Presidente in caso di attacco di forze nemiche o sollevamento popolare. Questi blindati di nuova generazione vanno ad affiancare i blindati di fabbricazione ceca, carri armati russi con cannone a tiro laser rapido e armature resistenti ai RPG, batterie di artiglieria pesante movibili con cannoni da 122 millimetri.

Une equipe di istruttori russi è stata inviata per rafforzare le capacità militari della G.P. nei combattimenti urbani e nel contenimento di una rivolta armata. Istruttori nord coreani sarebbero presenti presso il campo militare di Mbakana per addestrare i reparti della Guardia Presidenziale che dispongono di missili terra e terra aria russi recentemente acquistati. Secondo le rivelazioni di Musavuli, la presenza nord coreana presso la capitale sarebbe discreta ed impegnata in brevi moduli di formazione. Periodicamente si registrerebbe la presenza di 30 consiglieri militari nord coreani in Congo per l’addestramento della G.P. La loro base sarebbe all’interno di una concessione della Famiglia Kabila presso la località di Ngaliema, sulla strada verso la città portuale di Matadi. La denuncia di Musavuli è stata ripresa dalla associazione DESC-WONDO che la conferma grazie a informazioni ricevute da altre fonti. Desc-Wondo è una Ong inernazionale specializzata in analisi militari impegnata nella riforma dei servizi di difesa e nella risoluzione dei conflitti. Fondata da ex militari di vari paesi Desc-Wondo è considerato una tra le fonti più autorevoli negli ambienti militari e politici internazionali.

L’armamento della Guardia Presidenziale è parallelo alla moratoria non ufficiale imposta dal presidente sugli acquisti militari destinati all’esercito nazionale FARDC che versa in condizioni pietose che stanno accelerando la sua disintegrazione in vari mini eserciti a connotato territoriale comandanti da generali opportunistici per proteggere i loro affari illegali rivolti alle risorse naturali. La creazione illegale e anti Costituzionale di un esercito privato genera inquietudini ed interrogativi per il clima politico e le elezioni del 2016. Tra osservatori politici e popolazione sorge il sospetto che il presidente Kabila e la “Banda dei Mobutisti” (un ristretto cerchio di politici e militari del regime Mobutu che controllano la presidenza), intendano a tutti i costi rimanere al potere trasformando la Costituzione e preparandosi militarmente non solo per far fronte ad eventuali nemici esterni ma a contenere la reazione popolare alla ennesima elezione farsa. Un segnale che evidenzia la posizione di debolezza e isolamento del presidente Kabila.

Nel 1991, dopo i motti popolari per la democrazia iniziati dai studenti universitari, Mobutu Sese Seko disarmò l’esercito trasformando la Guardia Presidenziale in uno privato. Una misura di precauzione che non servì a proteggere il potere dinnanzi all’incalzare della ribellione congolese di Désiré Laurent Kabila appoggiata dagli eserciti angolano, burundese, ruandese e ugandese. Il Congo in un periodo di 8 mesi si è isolato a livello regionale creando gravi crisi diplomatiche con Congo-Brazzaville, Angola e Rwanda. La popolazione spinge per un cambiamento di regime nella speranza che un nuovo apparato di potere possa offrire una parvenza di normalità al paese. Kigali e Kampala premono per la distruzione del gruppo terroristico ruandese FDLR stazionato all’est del Congo che ha sua volta sta progettando di invadere il Rwanda. Giungono informazioni del riarmo e riorganizzazione del Movimento 23 Marzo rifugiatosi in Uganda che potrebbe essere riattivato per contrastare le FDLR. Questa volta il M23 tenterebbe di dare un carattere nazionale e non etnico all’eventuale futura ribellione.

Le centinaia di migliaia di soldati che sono pagati meno di 200 dollari, subendo incomprensibili ritardi (a volte anche un anno) senza armamenti e logistica adeguata, dinnanzi ad una sommossa popolare o invasione esterna sceglieranno di disertare, unirsi alla protesta o più semplicemente abbandonarsi al saccheggio come successe nello Zaire nel 1991. Diecimila guardie pretoriani, seppur dotate di missili tattici e armi moderne, non sono sufficienti a garantire la difesa nazionale. Possono contenere una rivolta popolare nella capitale o nelle principali città ma non una ribellione – invasione estesa sul territorio nazionale. Durante la caduta di Goma (novembre 2013) i reparti della Guardia Presidenziale presenti nel capoluogo della provincia del Nord Kivu si macchiarono di gravi abusi sulla popolazione e attuarono un nutrito bombardamento sulla città ruandese di frontiera Giseny nella speranza di provocare l’esercito ruandese ed indurlo ad invadere il Congo.

Far riferimento unicamente sulla Guardia Presidenziale e all’est ai caschi blu della MONUSCO e ad un network di gruppi armati ruandesi e congolesi, corrisponde ad una dichiarazione di debolezza che avviene nel momento più inopportuno: la delicata fase di post conflitto (all’est la guerra contro il M23 è terminata lo scorso dicembre) e di preparazione alle elezioni del 2016. Una debolezza che incoraggia a diventare sempre più audaci i vari lupi regionali ed internazionali bramosi delle ricchezze congolesi e getta pesanti ombre sul futuro del Paese.

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