lunedì, Ottobre 18

Jurij Gagarin, il primo navigatore dello spazio

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Da sognatori dello spazio come quarto ambiente, ovvero come dal futuro tutto da esplorare, vogliamo ricordare ai nostri lettori che il 12 aprile 1961 alle ore 9:07 di Mosca, Jurij Alekseevič Gagarin fu lanciato al di fuori dell’atmosfera terrestre a bordo della navicella Vostok 1 per compiere un’intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un’altitudine massima (apogeo) di 302 km e una minima (perigeo) di 175 km; il viaggio si svolse a una velocità di 27.400 km/h e l’intera missione si concluse dopo solo 108 lunghi minuti.

Gagarin nella sua capsula era soltanto “Kedr”, il cedro e uno dei momenti più alti che ricordiamo è la celebre espressione “Pojechali” ovvero “andiamo!” per assicurare che era pronto e sancire così di essere il primo uomo a valicare i confini dell’infinito. Forse ci siamo espressi con un tantino di retorica nel raccontare quei momenti ma val la pena riflettere su quello che fu un’operazione straordinaria che ha toccato le punte di eroismo umano e della potenza smisurata di un’aggregazione di Stati che è durata fino agli ultimi anni del secolo passato creando una storia del tutto nuova e sicuramente inattesa.

Jurij Gagarin era un giovanotto sovietico, nato il 9 marzo 1934 in un kolchoz, ovvero nella proprietà agricola collettiva di uno sconosciuto villaggio nell’Oblast’ di Smolensk, da genitori artigiani e contadini. Quindi da una famiglia semplice abituata a vivere del proprio lavoro in un regime pianificato che non tardò a notare la sue spiccate capacità nelle materie scientifiche e che lo portò a specializzarsi in diversi settori tecnici. Tuttavia i suoi anni di studio furono segnati da difficoltà economiche di vario tipo, tanto che più volte il giovane Jurij fu costretto ad abbandonare la scuola per lavorare nelle officine prospicienti il suo alloggio. Nella sua adolescenza poi il ragazzo visse anche la devastazione dell’invasione nazista. Quindi una storia tutta in salita, come quella di un’intera generazione che la follia umana ha violentato nei suoi anni migliori.

Gagarin ebbe la fortuna di sopravvivere alle furie dei barbari di Occidente e alla fine della guerra riprese gli studi all’istituto tecnico di Saratov e conseguì il brevetto di volo in un aeroclub della zona a bordo di uno Yak-18. Il passaggio non deve stupire: l’Unione sovietica è stato un territorio incredibilmente grande. Ventidue milioni e mezzo di chilometri quadrati, allungati tra Europa e Asia, con deserti, urbanizzazioni e montagne sono veramente tanti da coprire solo per superficie. L’industria aeronautica sfornava una gran quantità di velivoli e a volte i contadini si recavano ai campi con un servizio di elicotteri per cui l’abitudine al volo è stata in talune circosanze assai diffusa.

Ma quella del primo astronauta della storia fu una vera e propria passione che lo portò a iscriversi a una scuola di aeronautica, dove si distinse per il suo talento. Nello stesso anno entrò a far parte dell’aviazione con la Stella Rossa e si diplomò con grande profitto a Orenburg nel 1957. L’anno è significativo perché il 4 ottobre dalla base di Bajkonour – nelle lontane steppe del Kazhakstan – l’impero sovietico metteva in orbita il primo Sputnik ottenendo il primato dei lanci e soprattutto, umiliando la concorrenza americana che stava in tutti i modi tentando di raggiungere gli spazi siderali prima del nemico orientale. E nello stesso 1957 Gagarin scelse di frequentare le scuole specializzate in aviazione in Ucraina dove imparò a collaudare sofisticate apparecchiature di volo e approntare test altamente specializzati. La sua capacità lo portò nel 1959 al team per l’addestramento per diventare cosmonauta.

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