venerdì, Maggio 14

Juncker sprona Italia e Francia

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Tutto ruota attorno al crollo dei prezzi del petrolio e alle elezioni del Presidente della Repubblica in Grecia. Se per il primo ci sono le multinazionali che tentano di rivedere i propri piani industriali per ovviare al problema, per il secondo la questione è leggermente più complessa. Ad Atene, il primo ministro Antonis Samaras ha anticipato l’elezione per il presidente della Repubblica. Il candidato del governo è Stavros Dimas ed il quorum è fissato a 180 voti anche se l’esecutivo può contarne su 155. Nel caso in cui non venisse raggiunto il quorum entro la terza tornata(in agenda il 29 dicembre),  il parlamento verrà sciolto e il Paese tornerà alle urne. In testa a tutti i sondaggi c’è la sinistra di Alexis Tsipras, ed una sua vittoria potrebbe rimettere in discussione gli accordi di Atene con l’Ue mettendo a repentaglio la permanenza della Grecia nell’euro.

In un contesto del genere,  Piazza Affari, dopo una mattinata in terreno positivo,  tratta debole poco sotto la pari;  Londra segna +0,1%, Parigi recupera lo 0,2% e Francoforte riesce a trattare con un +0,7%.  Registra un leggero calo in apertura anche Wall Street con il Dow Jones che lima lo 0,25% mentre Nasdaq e S&P 500 sono allineati a -0,2%. Da registrare nella giornata di oggi l’aumento dello spread: la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi sale in area 140 punti base, mentre i titoli italiani a dieci anni rendono il 2,09%.

La giornata di oggi è segnata anche dalle parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker,  intervistato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il numero uno della Commissione europea ha voluto sottolineare l’importanza di attuare riforme strutturali a stretto giro da parte di Italia e Francia e che nel caso così non fosse si  «a un inasprimento della procedura sul deficit. Se alle parole non seguiranno i fatti, per questi Paesi non sarà piacevole». Nonostante ciò, Juncker confida nel fatto che entrambi i governi mantengano la parola data: «dovremmo dare fiducia agli italiani e ai francesi. E poi vedremo, proprio a marzo, come sarà andata. I governi ci hanno garantito che faranno quanto annunciato».

Dall’Europa non giungono però solo rimproveri e “minacce” ma anche buone notizie. Infatti, dopo settimane di negoziati, i ventotto Paesi dell’Ue hanno trovato ieri un accordo sul bilancio comunitario per l’anno prossimo. Il pacchetto, che prevede un aumento dei pagamenti sia nel 2014 che nel 2015, sarà ufficialmente approvato dal Parlamento la settimana prossima. L’intesa sul bilancio prevede per il 2014 un aumento delle uscite di 3,5 miliardi di euro. Inoltre, nel negoziato tra i governi ed il Parlamento si è deciso un aumento dei pagamenti del 2015 di 1,3 miliardi di euro. Per tale motivo, per il prossimo anno il bilancio prevede pagamenti per 141,2 miliardi e impegni per  145,3 miliardi. Infine, i 28 Paesi hanno raggiunto un accordo che prevede lo spostamento della scadenza del versamento dal primo dicembre al primo settembre, consentendo così al governo inglese di poter effettuare il pagamento dopo le elezioni politiche di maggio.

Sono giorni particolari invece per il governo italiano che si ritrova sempre di più a dover attuare delle riforme importanti nel breve periodo per risollevare le sorti del Paese. Nell’agenda di governo la prima questione da risolvere è quella relativa al mondo del lavoro. Il Jobs act che il governo vuole attuare è ben visto in Europa e soprattutto dal direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, che all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi ha detto: «E’ importante per combattere questo dualismo generalizzato e rendere il mercato del lavoro migliore per lavoratori e imprese». Jobs act che dovrebbe essere sostenuto da una riduzione del cuneo fiscale secondo la Lagarde: «Riportare il cuneo fiscale sul lavoro in Italia al livello della media europea potrebbe abbassare la disoccupazione giovanile di 4-8 punti percentuali. Questo potrebbe significare da 60.000 a 130.000 giovani che tornerebbero a lavorare».

Dello stesso pensiero del direttore generale del Fondo monetario internazionale non sono però i sindacati Cigl e Uil che confermano lo sciopero di venerdì 12 dicembre  per otto ore e lo stop riguarderà tutti i settori privati e pubblici, dai trasporti alla scuola. Tale sciopero non riguarda solo il job act ma anche la legge di stabilità e la pubblica amministrazione e l’intento dei sindacati è quello di chiedere al governo di cambiare verso alle politiche economiche e del lavoro, di estendere il bonus degli 80 euro ai pensionati e di aprire il tavolo per il rinnovo del contratto nel pubblico impiego, fermo al 2009.

Sull’Italia incombe anche il nuovo rapporto dell’Ocse, secondo cui la pressione fiscale, misurata come rapporto tra entrate fiscali e Pil, nel 2013 è lievemente calata rispetto all’anno precedente, dal 42,7% al 42,6%, ma resta superiore a quella registrata nel 2000, che era del 40,6%. Sempre in base al rapporto dell’Ocse, l’Italia ha un tasso di iva superiore alla media dei Paesi Ocse, ma è tra in meno efficienti in materia di performance del sistema. Inoltre, l’iva italiana è oggi al 22%, contro una media Ocse del 19,1% al 1 gennaio 2014. Infine, sempre secondo tale rapporto, l’indice di efficacia del sistema di raccolta è fermo a 0,38, quasi 0,2 punti sotto la media, per l’effetto combinato di esenzioni e Iva agevolata da un lato, e di evasione e frode dall’altro. Per tale motivo,  in Italia i proventi dell’Iva rappresentano solo il 13,8% del totale delle entrate fiscali, contro una media Ocse del 19,5%

I problemi per il governo Renzi sembrano però non terminare qui. Secondo la Banca d’Italia, nel mese di ottobre si è registrato su base annua un calo dei prestiti alle imprese del 3,1%. Sempre la Banca d’Italia fa sapere che i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,1% mentre i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6% a fronte del -0,7% del mese precedente.

 

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