lunedì, Agosto 2

Juncker – Renzi, scontro a distanza sull'Ue field_506ffbaa4a8d4

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«Matteo Renzi ha torto a vilipendere la commissione Ue». Jan-Claude Juncker non usa mesi termini e nel discorso di inizio anno a Bruxelles attacca l’Italia, dopo le parole del premier che aveva detto di non voler andare in Europa a prendere ordini. I rapporti sono molto tesi e il presidente della commissione non è ha fatto segreto. «Esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore con cui Renzi si rivolge a me, perché non aggiusta sempre le cose» ha detto Juncker. «Ritengo che il primo ministro italiano, che amo molto, abbia torto ad accusare sempre, non vedo perché lo faccia. L’Italia, a dir la verità, non dovrebbe criticarla troppo, in quanto noi abbiamo introdotto flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa». Il presidente della commissione non ha fatto solo un accenno al gelo con l’Italia, bensì ha speso mote parole sul comportamento di Renzi che, nei suoi discorsi, ha sempre mostrato un accenno di astio nei confronti delle istituzioni europee. «Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io, io sono stato» ha sottolineato accigliato Junkcer. «Su questo voglio che ci si attenga alla realtà e sappiate che mi tengo il mio rancore in tasca, ma non sono ingenuo» ha concluso.

Bacchettato, Matteo Renzi si è affrettato a far arrivare il suo messaggio in Europa attraverso le parole del ministro dell’economia Padoan «I rapporti fra Italia e Unione europea rimangono cordiali e costruttivi e il governo italiano non ha nessuna volontà di offesa nei confronti di nessuno, tantomeno della Commissione europea o dei suoi membri» ha puntualizzato Padoan. Il ministro ha sorvoltato su alcuni passaggi del discorso accusatorio di Juncker, ma ci ha tenuto, a sottolineare la questione della flessibilità. «È evidente che è stata la Commissione Ue a introdurla con la comunicazione sulla flessibilità, ma ricordo che si è arrivati là con il dibattito che è stato sviluppato durante il semestre di presidenza italiana». Il botta e risposta è proseguito per tutta la mattinata, tra frecciatine e precisazioni, e dopo il ministro dell’economia, anche l’alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini ha detto la sua. «È stupido creare divisioni all’interno dell’Europa. Gli europei hanno bisogno di essere uniti di fronte alle tante crisi che ci sono».

La questione sembra chiarita, almeno per il momento, ma restano molte ruggini e ancora molte tematiche ancora da affrontare, tra cui quella dei migranti. Nel suo discorso, Juncker è tornato a difendere Schengen, considerato uno dei risultati più importanti del processo di integrazione europea. «Senza Schengen e il libero movimento dei cittadini di lavorare e viaggiare, l’euro non ha senso» ha detto il presidente della commissione Ue, che ha fatto riferimento all’esigenza di trovare un accordo condiviso sull’accoglienza dei profughi. «Dobbiamo raccontare dei nostri problemi organizzativi a Paesi come la Giordania e il Libano che proporzionalmente ne accolgono il doppio di noi». In Europa, invece, la questione dei migranti continua a far discutere e dopo la Danimarca, anche la Svizzera ha deciso di imporre ai rifugiati di consegnare fino a 10.000 franchi svizzeri (circa 9.000 euro) dei loro beni per pagare le spese di accoglienza.  Ad annunciarlo è stata la radio svizzera Srf. Secondo quando è stato raccontato, ai profughi che arrivano alla frontiera viene consegnato un volantino nel quale è scritto di consegnare i propri beni in cambio di una ricevuta.

Anche in Germania la questione dei rifugiati sta provocando non pochi problemi alla cancelliera Angela Markel. Stamattina è ripartito alla volta di Landshuter, in Baviera, il bus con i profughi siriani che ieri il sindaco del paesino Peter Dreier aveva portato a Berlino per protestare contro la politica di accoglienza. L’azione non è piaciuta a parte della politica tedesca e il sindaco di Berlino, Michael Mueller,  ha criticato la strumentalizzazione dei migranti per fini politici accusando il suo collega bavarese di mancanza di solidarietà. Ma Dreier ha insistito nella sua provocazione, dichiarando alla radio pubblica Swr che i migranti sono molto delusi, perché erano arrivati in Germania credendo che la cancelliera Merkel li aiutasse. Anche tra i profughi, sballottati da una parte all’altra del Paese, è cresciuto il nervosismo. «Siamo una palla da gioco fra la Baviera e Berlino o cosa?» ha detto uno di loro in diretta ai microfoni della tv all-news N24, «veniamo sballottati per cambiare la politica sui migranti».

Giacarta, come Parigi e come Istanbul, il giorno dopo l’orrore prova a tornare alla normalità, perché non vuole avere paura. E lancia un messaggio agli attentatori: l’Indonesia non si piega. Stamattina, i cittadini della capitale sono scesi in piazza e si sono riuniti davanti al luogo dell’attentato per rendere omaggio alle vittime. «Vogliamo dire alle autorità e al mondo intero che siamo un popolo forte e non temiamo gli attacchi terroristici» ha detto Raja Anthony, organizzatore dell’iniziativa. «Amiamo la pace e anche se crediamo fermamente ci sia una piccola minoranza di persone irrazionali, se non pazze, noi, in questo contesto, siamo una coalizione di persone pacifiche». Intanto la polizia sta proseguendo le indagini dopo le esplosioni di ieri. «Siamo sulle tracce di altre cellule» ha annunciato Tito Karnavia,  capo della polizia di Giacarta che finora ha identificato quattro dei cinque autori degli attacchi. Due di loro erano già noti per attività legate all’estremismo islamico mentre uno dei quattro uomini identificati è Afif Sunakim, l’uomo che durante gli attacchi aveva con sé una pistola ed uno zaino. Sunakim aveva scontato una condanna a sette anni di carcere per avere partecipato ad un campo di addestramento per estremisti. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico e, in effetti, il portavoce della polizia, Anton Charliyan, ha confermato che gli attentatori di Giacarta erano legati al califfato. In precedenza, le autorità avevano indicato come coordinatore degli attacchi Bahrum Naim, indonesiano che si troverebbe in Siria per combattere al fianco dell’Is e non è ancora invece chiaro se i tre arresti effettuati stamani siano in relazione agli attacchi di ieri. Il portavoce Charliyan ha detto che le autorità in tutto il Paese sono in massima allerta, riferendo che la sicurezza è stata rafforzata negli uffici governativi, nelle stazioni di polizia, ambasciate e centri commerciali. In un messaggio su Twitter, anche il presidente indonesiano Joko Widodo ha scritto che in Indonesia non c’è posto per il terrorismo.

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