lunedì, Settembre 20

Juncker, piano da 300 miliardi da giugno 2015

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Un piano da 300 miliardi per aiutare gli Stati membri dell’Unione europea a fronteggiare al meglio la crisi economica. Il piano presentato dal presidente della Commissione europea, Jean- Claude Juncker,  scatterà da giugno 2015 e prevede la creazione di un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (l’Efsi), con un  capitale iniziale di 21 miliardi di euro. Il denaro è limitato a un apporto di cinque miliardi della Banca europea degli investimenti. Il resto è composto da 16 miliardi di garanzie comunitarie, di cui otto garantiti a loro volta da fondi esistenti nel bilancio europeo. L’obiettivo è di consentire all’Efsi di generare tra il 2015 e il 2017 prestiti e poi investimenti per almeno 315 miliardi di euro, grazie a un effetto leva di circa 15 volte. L’attuazione del piano dovrà consentire agli Stati di investire in settori come i trasporti, l’energia, la ricerca e l’istruzione. Il piano sarà articolato in questo modo: dei 315 miliardi di euro di investimenti generati dal Fondo, 240 miliardi andranno a progetti strategici mentre 75 a piccole e medie imprese. Inoltre, la Commissione europea prevede che il piano possa aumentare il prodotto interno lordo a lungo termine per un totale di 330-410 miliardi di euro, e creare 1,0-1,3 milioni di posti di lavoro all’anno nel triennio.

Ovviamente, Il successo del piano dipenderà soprattutto dalla capacità dei Paesi membri e delle istituzioni comunitarie ad attuare riforme strutturali sia per quanto concerne le politiche economiche nazionali che il mercato del lavoro. Ad accogliere positivamente il piano presentato da Juncker è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che nel suo intervento al Parlamento europeo a Strasburgo ha detto: «Un primo passo molto importante, una svolta nella gestione della politica economica e nella capacità dell’Europa di tornare a produrre crescita e lavoro. E’ quanto mai opportuno perché c’è un rischio serio di movimento verso la stagnazione. Le riforme strutturali sono necessarie in tutti i Paesi».

L’Italia, sempre però secondo il ministro Padoan, non sa con precisione se opterà per tale piano, almeno fin quando non vengono chiarite due questioni fondamentali: in primo luogo, quali saranno le implicazioni per il rispetto del patto di stabilità sui bilanci nazionali quando i Paesi contribuiscono direttamente al capitale del nuovo fondo europeo; In secondo luogo, c’è da chiarire quali saranno i criteri di riallocazione di queste risorse non tanto verso i singoli paesi quanto verso i progetti.

Si inizia ad animare sempre di più la discussione tra Europa e Stati Uniti in merito a Google. Domani il Parlamento europeo voterà una mozione per impegnare la Commissione europea a presentare una iniziativa legislativa allo scopo di separare l’attività dei motori di ricerca da altri servizi commerciali. Allo stesso tempo, da Washington, in una e-mail, esprimono preoccupazione poiché «è importante che il processo di identificazione di danni alla competitività e dei potenziali rimedi sia basato su dati oggettivi e non venga politicizzato».

Nel frattempo che viene discussa tale questione nel Parlamento europeo, l’Antitrust europeo continua a condurre la propria inchiesta contro Google. Nel mirino dell’Antitrust c’è l’ abuso di posizione dominante perché facilita la ricerca dei propri servizi a detrimento della concorrenza.

Intanto in Italia è stata la giornata degli annunci. E’ di poche ore fa infatti la notizia che  Luca Cordero di Montezemolo è presidente della nuova Alitalia e della Holdco Alitalia Cai. Secondo quanto si apprende dal comunicato, la nomina a presidente dell’ex numero uno della Ferrari, è arrivata dalle assemblee delle due società che si sono svolte in mattinata.

Un’ altro annuncio positivo arriva invece da Confindustria. Secondo il Centro studi di Confindustria, in Italia la contrazione del Pil nel terzo trimestre è risultata in linea con le previsioni. Nel quarto trimestre, «gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015». Secondo l’associazione degli industriali, i motivi di tale ripresa non andrebbero ricercati nelle riforme da attuare quanto nell’aumento della fiducia da parte dei cittadini che vedono un governo propenso al cambiamento. «Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti».

Notizie rassicuranti arrivano anche in materia di ammortizzatori sociali. Come spiegato dal ministro Giuliano Poletti nell’incontro con la commissione Lavoro della Camera sui decreti del Jobs Act,  nel 2015 per gli ammortizzatori sociali le risorse in totale arrivano a 2,9 miliardi. «Con la previsione contenuta nella legge di Stabilità di una quantità importante di risorse – ha spiegato Poletti a margine dell’incontro – è possibile fare l’operazione di allargamento».

Un problema che invece il governo dovrà fronteggiare è quello relativo alla fiducia dei consumatori. Secondo una ricerca effettuata dall’Istat, l’indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce a novembre a 100,2 da 101,3 del mese di ottobre. L’istituto nazionale di statistica spiega anche che la componente economica aumenta a 103,9 da 101,5, mentre quella personale diminuisce a 99,1 da 100,7.

 

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