mercoledì, Ottobre 20

Juncker: luci e ombre di una presidenza annunciata field_506ffb1d3dbe2

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Jean-Claude Junker


Bruxelles
– I numeri della votazione del Parlamento europeo per il nuovo Presidente della Commissione europea sono chiari: sui 729 deputati europei presenti in aula a Strasburgo il 15 luglio (su un totale di 751 membri), la maggioranza assoluta era di 376A favore del lussemburghese Jean-Claude Juncker hanno votato 422, mentre i voti contrari sono stati 250, gli astenuti 47 e le schede nulle 10. Il divario tra i sì e i no è stato quindi di circa 70 voti. Non certo un plebiscito, ma un risultato comunque non disprezzabile, tenuto conto dell’elevata percentuale di euroscettici in questo neoeletto Parlamento europeo.
Restano, tra molti osservatori, dubbi sulla consistenza di questa elezione, sulle contraddizioni intrinseche, che ci sintetizza Pier Virgilio Dastoli dello Spinelli Group,  storico collaboratore di Altiero Spinelli, uno dei padri dell’Europa. C’è stato “un eccesso di trionfalismo sull’idea che essa sia stata, questa elezione, un considerevole passo in avanti sulla strada della democrazia europea”.

Hanno votato per Juncker  -la votazione si è svolta a scrutinio segreto-  i deputati del Partito Popolare Europeo (PPE) e una buona parte dei socialisti e democratici dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo (S&D), anche se con varie defezioni tra i socialisti francesi e spagnoli. Alquanto compatti i liberali dell’ALDE (con una decina circa di defezioni) dopo l’appello del loro leader, il belga Guy Verhofstadt, convinto europeista. «Votando per Juncker», ha detto Verhofstadt, «abbiamo rafforzato la democrazia europea e il principio che sono gli elettori europei a decidere chi guida la Commissione europea». A Juncker, Verhofstadt ha chiesto tre cose: ritornare al metodo comunitario, riappropriarsi del diritto di iniziativa senza interferenze degli Stati nazionali e ricreare una visione per il futuro dell’Europa attraverso una maggiore integrazione.

Divisi, invece, i Verdi europei (Verdi/ALE), il cui leader, il belga Philippe Lamberts, ha chiesto dubbioso a Juncker: «Sarà lei colui che dovrà democratizzare l’Europa? L’Europa ha bisogno di una democrazia partecipativa e di rafforzare i principio della Iniziativa Europea dei cittadini (ICE). Sarà lei a fare questo?». Ed ha aggiunto che «ogni volta che la Commissione presenterà progetti che faranno dell’Europa uno spazio di libertà e di benessere, noi la appoggeremo». Nessuna cambiale in bianco, quindi, da parte dei Verdi, ma un appoggio critico e selettivo.

Negativo, invece, il gruppo dell’estrema sinistra GUE/NGL la cui Presidente, la tedesca Gaby Zimmer, ha dichiarato che «le priorità di Juncker non coincidono con la visione di un futuro sociale e democratico in Europa». Zimmer ha poi lanciato un monito contro tutta l’euforia di questa elezione: «questo sarà il metro con cui misureremo questa elezione», ha detto.

Un no su tutta la linea anche dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (ECR), sotto la cui bandiera si riuniscono i conservatori britannici e gli ungheresi del partito del Premier Viktor Orban. Il loro leader, il britannico Syed Kamal, nega che Juncker abbia un ‘mandato europeo’, affermando che la sua nomina è stata «la madre di tutti gli accordi a porte chiuse», e si riserva il giudizio sul suo operato invitando la Commissione a far sì che «i nostri figli possano ereditare una economia vivace per il futuro» , lanciando un programma che «apra i mercati, abolisca le barriere, decentralizzi il potere».

Nigel Farage, leader del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta (EFDD) che raccoglie UKIP e M5S, ha irriso alle velleità democratiche di questa elezione, ricordando che la vera democrazia significa avere più di un candidato tra cui scegliere. Con questa votazione, ha osservato, «siamo ritornati al sistema sovietico!». E ha irriso agli esempi citati da Juncker come ‘campioni’ europei, Helmut Kohl, François Mitterrand e Jacques Delors che «per noi non sono esempi da seguire», perché ora c’è stata una rivoluzione contro l’idea d’Europa e Juncker non se n’è accorto! 

Ultima a prendere la parola è stata la leader francese del Front National, Marine Le Pen, per il Gruppo dei Non Iscritti (NI) che ha irriso alla nomina imprecando contro «la stupidità delle politiche di recessione e di immigrazione europee» e inneggiando invece agli ‘Stati-Nazione’ asserendo che «l’Ue è diventata oramai un progetto inutile». «Lei, Juncker, è stato ora messo alla testa di una istituzione che molti in Europa hanno rifiutato, anche lei seguirà gli orientamenti di José Manuel  Barroso, anche lei continuerà a dirigere un paradiso fiscale. Complimenti! Noi patrioti lotteremo contro di lei denunciando ai francesi i progetti di Bruxelles».

Nella sua risposta agli interventi dei leader dei vari gruppi, Juncker ha risposto in particolare proprio a Marine Le Pen: «La ringrazio signora Le Pen per non votare per me. Non voglio certo avere il voto di chi mi rifiuta».

Nel discorso di presentazione al Parlamento europeo, Juncker aveva sottolineato tra le sue priorità «la necessità di rimettere l’Europa al lavoro, presentando nei primi tre mesi del suo mandato un programma di occupazione, crescita e investimenti per 300 miliardi di euro nei prossimi tre anni». Ha promesso di sostituire la ‘troika’  lo spauracchio delle istituzioni finanziarie che hanno gestito la crisi di questi ultimi anni», con una struttura «più democratica e legittima con un programma di aiuti sostenuti da uno studio approfondito del loro impatto sociale». Ha anche evocato un accordo commerciale con gli Stati Uniti «ragionevole ed equilibrato», e soprattutto «trasparente», una politica estera veramente comune con un «ampio portafoglio a sostenerla»  e una nuova politica di asilo basata sulla solidarietà ma anche sulla legalità, «con paletti comuni», perché l’Europa possa diventare una destinazione di spicco per attirare i talenti di tutto il mondo. Un contentino finale alla parità di genere e un invito a tutti a «mostrare al mondo che insieme possiamo ridare un nuovo slancio all’Europa».

I ‘chiaroscuri’ dell’elezione di Juncker sono stati ben sintetizzati da Pier Virgilio Dastoli, anche Presidente del Consiglio italiano per il Movimento Federalista Europeo, rispondendo alle nostre domande.

Secondo Dastoli, non solo “c’e’ stata molta esagerazione” nel ritenere che questa elezione rappresenti un passo avanti in direzione di una maggiore democratizzazione dell’Europa, ma, Juncker, parlando a ‘Bilt’, ha detto che Angela Merkel gli ha conferito l’incarico di capolista dei popolari, “quindi Juncker nasce da una decisione di Angela Merkel, non è stato eletto dai cittadini perché la gran parte dei cittadini non sapevano nemmeno che Juncker fosse candidato“.

La democrazia europea, osserva Dastoli, “è una cosa seria, non è solo un sorteggio per scegliere un candidato“.
A tutti quelli che sostengono che l’elezione di Juncker è un passo in avanti sostanziale bisogna anche chiedere se ritengono che la strada del presidenzialismo di una unione politica debba essere basata su un sistema presidenziale o semipresidenziale come avviene in Europa soltanto in Francia, o se invece debba essere un sistema simile a quello che esiste negli altri Paesi dove c’è un Governo parlamentare“, ha proseguito Dastoli. E ha ricordato che in Italia ci lamentiamo perchè Silvio Berlusconi dice che l’unico Primo Ministro legittimato è quello il cui nome appare nella lista elettorale  -quando si riferisce ai Governi di Monti, Letta e Renzi che non sono stati legittimati dal voto popolare-, mentre noi diciamo che sono democratici. “Perché questo ragionamento che facciamo in Italia non deve poi essere valido in Europa?”, ci dice.

Un altro punto sottolineato da Dastoli, ed è il più importante, è che “Juncker ha fatto una lista di belle intenzioni ma la realtà è che la Commissione europea non ha poteri. Juncker non ci ha detto nulla su una questione fondamentale che è quella di riaprire la riforma dei Trattati. In questi cinque anni il Consiglio europeo si è arrogato dei diritti che non gli spettavano. Allora, o Juncker dice al Parlamento: alleiamoci per cambiare metodo, oppure le sue resteranno delle promesse. Per esempio l’idea di cambiare le risorse proprie passa ora dal voto al Consiglio europeo all’unanimità. Si tratta invece di questioni che non possono essere cambiate se non si cambiano i trattati”.
Quindi, se Juncker vuole essere coerente, conclude Dastoli, “siccome i conservatori hanno votato contro di lui, dovrebbe rifiutarsi di accogliere il Commissario britannico, e lo stesso dovrebbe fare con i popolari ungheresi che hanno votato contro di lui”. E’ come se in Italia Renzi avesse messo nel suo Governo un Ministro della Lega e uno di Forza Italia o del Movimento Cinque Stelle. Una maggioranza politica dovrebbe essere coerente. E i Commissari europei dovrebbero essere coerenti con la maggioranza politica.

Nei prossimi mesi, quando Juncker sarà impegnato nella selezione dei membri del suo ‘Governo’ europeo, sapremo se questo principio sarà stato rispettato.

 

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