lunedì, ottobre 15

Juncker contro l’Italia: ‘Non ha rispettato la parola data’ Giuseppe Conte in Eritrea. Ci sono le prove che Khashoggi è stato ucciso all'interno del Consolato saudita a Istanbul

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«L’Italia non rispetta la parola data»: lo dice il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker parlando della manovra italiana in un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano ‘Le Monde‘. In particolare ha ribadito il concetto che il nostro Paese «rispetti le regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea» e ha assicurato che le istituzioni dell’Unione esamineranno «il progetto italiano di bilancio 2019 tra il 15 ottobre e fine novembre, senza collera e senza parzialità. Il nostro compito non è rovesciare un governo o creare problemi con comportamenti inappropriati o dichiarazioni eccessive».

Juncker però ha ribadito che «se l’Italia ha potuto investire così tanto negli ultimi anni è perché ho reso più flessibile il patto di stabilità e crescita. Ciò mi è costato le scocciature di numerosi Stati membri. Ho voluto che si tenessero in considerazione i cicli economici e le spese straordinarie, come quelle legate alla crisi dei rifugiati. Roma ha così potuto spendere 30 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbe dovuto se avessimo applicato le regole in modo meccanico». Poi la precisazione: le autorità italiane «sono libere nelle loro scelte, nel reddito minimo o nella fiscalità delle aziende. Devono tuttavia rispettare le regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea».

Intanto fonti diplomatiche affermano che all’Eurosummit di giovedì a Bruxelles c’è attesa per la presentazione della manovra italiana da parte del premier Giuseppe Conte. E in questa occasione, cinque o sei leader Ue sono pronti a prendere la parola per ribadire all’Italia la necessità di rispettare le regole del Patto di stabilità e di essere in grado di provvedere autonomamente ad eventuali shock in caso di crisi.

Premier italiano che nel frattempo oggi è andato in Eritrea: «Ho voluto testimoniare al presidente e all’intero popolo eritreo un segnale di attenzione e di soddisfazione per la svolta raggiunta nell’ambito del processo di pacificazione con l’Etiopia, dopo un conflitto ventennale che ha causato decine di migliaia di vittime. La sottoscrizione degli accordi di pace e cooperazione crea le premesse per recuperare risorse fin qui dedicate alla Difesa e alla sicurezza e destinarle allo sviluppo sociale ed economico del Paese. La pacificazione e lo sviluppo dell’intera regione del Corno d’Africa, come ho detto al presidente eritreo, possono assicurare condizioni di vita migliori alle popolazioni locali e contribuiranno a stabilizzare anche il quadro dei rapporti internazionali, stabilizzando anche i flussi migratori».

“L’Unione Africana ci aiuti negli accordi bilaterali per i rimpatri”. Il premier Giuseppe Conte lancia il suo appello da Addis Abeba, a fianco del leader etiopico Aby Amhed, che è riuscito “nell’impresa storica” di avviare, dopo vent’anni di guerra, un processo di pace con la vicina Eritrea, dalla quale partono la maggior part

Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha disposto che i controlli alle frontiere tedesche-austriache siano operativi per altri sei mesi, a partire dal 12 novembre e fino all’11 maggio. Ma la Commissione Ue invita a porre fine ai controlli. «Non riesco a immaginare l’Europa con confini interni chiusi, non permetteremo all’Europa di tornare al passato», ha detto il commissario europeo per la Migrazione Dimitris Avramopoulos. «Vi sono preoccupazioni e alcune sono giustificate ma negli ultimi anni abbiamo garantito maggiore sicurezza. Ed è tempo di mettere fine ai controlli», ha insistito. Nel mirino sei Paesi dell’area Schengen, ossia Francia, Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Norvegia, che da tre anni hanno reintrodotto i controlli ad alcuni confini, sulla base di deroghe legali.

Il governo turco ha riferito a funzionari statunitensi di essere in possesso di registrazioni audio e video che provano che Jamal Khashoggi è stato ucciso all’interno del Consolato saudita a Istanbul. A dirlo il ‘Washington Post‘ citando funzionari Usa e turchi.

In Francia, La presidente del Rassemblement National (ex Front National) Marine Le Pen, si è recata stamattina al tribunale di Parigi per essere interrogata dai giudici nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi impieghi del suo partito al Parlamento europeo. I reati imputati sono punibili con il carcere fino a 3 anni e un massimo di 375.000 euro di multa.

L’inviato dell’Onu per la pace in Medio Oriente Nikolai Mladenov non è più persona gradita per i palestinesi. Lo ha detto il membro dell’esecuto dell’Olp Ahmad Majdalani confermando così ufficialmente le notizie sulla crescente opposizione palestinese al rappresentante Onu a causa della sua attività a favore di un accordo tra Hamas e Israele. Mladenov, secondo Majdalani, avrebbe così messo a rischio «la sicurezza nazionale palestinese e l’unità del popolo palestinese». Intanto due manifestanti palestinesi sono morti durante gli scontri in corso con l’esercito israeliano lungo la barriera difensiva di confine tra Gaza e lo stato ebraico. Lo hanno riferito fonti mediche della Striscia che parlano anche di numerosi feriti.

Chiudiamo con la Turchia, perché un tribunale di Smirne ha deciso il rilascio e la rimozione del divieto di espatrio per il pastore evangelico americano Andrew Brunson, il cui caso era al centro di un duro scontro tra Ankara e Washington. I giudici lo hanno anche condannato in primo grado a 3 anni, 1 mese e 15 giorni per associazione terroristica.

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