lunedì, Aprile 19

Juncker a Cipro, tra economia e politica

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Atene – Cipro è un buon esempio, per l’Unione europea e più in particolare per la Commissione europea, di successo, soprattutto nei confronti della Grecia, dove i buoni risultati della Commissione non sono così evidenti ed ovvii. Il trattamento di Cipro al momento della crisi è stato duro, poiché è stato applicato, per la prima volta, il cosiddetto bail-in, ossia il taglio dei depositi bancari oltre il livello protetto di € 100,000. In questo modo, Cipro, che a causa delle piccole dimensioni della sua economia (18 miliardi di PIL) non costituisce un pericolo sistemico per l’Europa, è divenuto un vero e proprio campo di sperimentazione per questo tipo di salvataggio e manovra.

Il governo di Cipro ha seguito in maniera precisa le prescrizioni della Troika ed è riuscito a ottenere dei buoni risultati, anche se la politica di austerità ha creato molti problemi e incertezza sociale. Tuttavia, i risultati relativamente buoni hanno aperto la strada ad un ritorno graduale di Cipro alla normalità. Il problema economico di Cipro non era così grave come, ad esempio, quello della Grecia. Cipro è stato in prima linea fra tutti i Paesi europei, insieme a Lussemburgo e Finlandia. Il problema è venuto fuori grazie al Psi in Grecia, che è costato alle banche cipriote una quantità enorme di denaro, ben 4,5 miliardi di euro. Non c’è stata, purtroppo, una ricapitalizzazione delle banche cipriote da parte dell’Unione Europea come è successo in Grecia. E questo è stato soprattutto per colpa dell’ex presidente cipriota Dimitris Christofias, responsabile tra l’altro della politica economica catastrofica portata avanti durante il suo mandato, che ha portato il Paese da uno stato di avanzo ad uno di deficit.

L’indebolimento dell’economia di Cipro ha rappresentato una vera opportunità per coloro che hanno avuto le proprie ragioni nell’attaccare il sistema bancario del Paese e di utilizzare la crisi economica come strumento per esercitare pressioni su Cipro, al fine di fare concessioni per una soluzione del problema sulla base del piano di Kofi Annan respinto in occasione del referendum del 2004.

Cipro ha negoziato prima di entrare nell’Ue un sistema fiscale basso al 10%, sull’esempio dell’Irlanda. Questo sistema fiscale basso, così come la posizione di Cipro, il suo clima e la sua buona amministrazione, ha aiutato il proprio sistema bancario a svilupparsi rapidamente oltre i confini della propria piccola economia. Molti fondi esteri, particolarmente quello russo, hanno scelto Cipro per i propri depositi. Ed è stato uno dei motivi dell’alto tasso di profitto rispetto ad altri Paesi e banche europee. Questo è stato un motivo sufficiente per l’inizio di una campagna diffamatoria nei confronti di Cipro, visto come ‘lavanderia’ per i fondi neri degli altri Paesi, portata avanti soprattutto dalla Germania. La presenza di molti russi nell’isola è stato un altro motivo per infliggere un colpo basso a Cipro di carattere geopolitico, coinvolgendo anche gli americani. La tecnica del bail-in nelle banche cipriote ha inferto un colpo terribile a queste e all’economia del Paese. Va osservato che circa il 40% del reddito nazionale cipriota è uscito dal sistema bancario internazionale.

Il recupero dell’economia di Cipro non è facile. Il suo sistema bancario è già sotto il controllo straniero. Tuttavia, Cipro sta compiendo passi costanti verso il recupero e il ritorno allo sviluppo. Ed è una buona notizia anche per la Commissione europea, che ha vissuto l’esperienza del drammatico fallimento e della situazione di stallo in Grecia.

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