martedì, Giugno 15

Jula De Palma, quella voce sensuale arrivata dal jazz

0

Il 21 aprile 1932 nasce a Milano Iolanda De Palma, destinata a diventare una delle stelle più luminose della canzone e dello spettacolo italiano con il nome di Jula De Palma.

È ancora adolescente quando debutta con successo come cantante nei locali jazz del capoluogo lombardo. Il primo a credere in lei è Lelio Luttazzi che nel 1950, quando la ragazza ha solo diciotto anni, la aiuta a entrare nel ristretto gruppo dei cantanti RAI.
Con uno stile ispirato alle grandi vocalist del jazz e una voce carica di sensualità si impone ben presto all’attenzione di critici e pubblico come una delle più innovative cantanti della musica leggera italiana di quegli anni.
Nel 1955 debutta al Festival di Sanremo cantando ben quattro canzoni.
Quattro anni dopo la sua presenza fa scalpore. Sono le 22,20 di giovedì 29 gennaio 1959 quando Jula De Palma sale sul palcoscenico. È già considerata una delle più innovative cantanti della musica leggera italiana di quel periodo per il suo taglio interpretativo di chiara impronta jazz, ma è anche insofferente alle limitazioni. Per questa ragione piace molto al pubblico e meno a impresari e manager che vivono ogni sua esibizione pubblica con il fiato sospeso. Quando sale sul palcoscenico sanremese con lei arriva per la prima volta sul proscenio del festival musicale più popolare d’Italia la sensualità. Fin dalle prime note, infatti, la sua voce si muove su tonalità inusuali, di derivazione jazzistica. Profonda e sensuale, quasi impercettibile sussurra confidenziale «Tua, tra le braccia tue...» in solitudine, accompagnata soltanto dal contrabbasso.


È una voce nuda, cioè senza accompagnamento orchestrale, che sembra rivestirsi pian piano con l’ingresso dei vari strumenti nessuno dei quali, però, arriva a coprire la voce che, come un serpentello, si avviluppa alle note con grazia tentatrice. La sua straordinaria interpretazione, ricca di sensualità, fa scandalo e costa a Jula De Palma ripetute censure.
L’accusa, nell’Italia degli anni Cinquanta è di quelle che lasciano il segno e le condiziona la carriera. Non viene bandita dalla scena radiotelevisiva italiana come accadrà a Mina, ma non ha vita facile a muoversi nell’ambiente musicale dell’Italia bigotta e codina dell’epoca. Per molto tempo radio e televisione faticano a darle spazio vedendo nel suo personaggio artistico un problema di censura. Lei non si preoccupa troppo e continua a cantare.

Nel 1970 è la prima donna a ottenere un recital tutto suo al teatro Sistina di Roma. È una delle ultime occasioni per il pubblico di ascoltarla dal vivo perché la cantane ha già deciso di ritirarsi. «Non voglio scendere ‘l’altro lato della collina’, come dicono gli americani. Voglio concludere mentre sono ancora nella mia estate. Voglio che il mio nome resti sospeso nel vuoto e che il pubblico si domandi dove sia andata a finire, forse anche con un poco di nostalgia». E così, nel 1974, l’anno in cui festeggia il venticinquesimo della sua straordinaria carriera, Jula decide di tener fede alla promessa fatta a se stessa negli anni degli inizi: chiudere ancora giovane, lasciando il ricordo di una cantante in grande forma, sia come voce che come aspetto.

Il 22 dicembre 1974 con il marito Carlo Lanzi e la figlia Simonetta parte per Londra. Poco più di una settimana dopo, il 31 dicembre dello stesso anno prende un aereo e torna in Italia per onorare il contratto di fine anno con un concerto in un club di Catania dove, alla fine dello spettacolo, annuncia che quello è stato il suo ultimo concerto.
Un anno dopo si stabilisce definitivamente in Canada. Nel 2001 torna eccezionalmente a cantare in una delle due trasmissioni monografiche sulla sua carriera trasmesse dalla Rai e condotte da Paolo Limiti.
Oggi compie gli anni
. Auguri Julia, e ancora grazie!

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->