sabato, Maggio 8

Juan Carlos, Re della diplomazia in America Latina Il sovrano spagnolo è stato il principale artefice del protagonismo di Madrid nel continente

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Re Juan Carlos-Castro

 

Nel 1976 Re Juan Carlos si imbarcava nel suo primo viaggio ufficiale in America Latina, toccando la Repubblica Dominicana, la Colombia e il Venezuela. Si trattò della prima di una lunghissima serie di visite che per decenni avrebbero fatto del sovrano il più attivo protagonista delle relazioni tra la Spagna e i Paesi che un tempo ne costituivano i domini d’oltreoceano.

Nel corso dei suoi 39 anni di regno, che si sono appena chiusi con la decisione di abdicare a favore del figlio Felipe di Borbone, Juan Carlos ha infatti messo piede in ogni Stato latino-americano, per un totale di 80 viaggi ufficiali. Un numero superiore anche a quelli svolti in Europa, a testimonianza dell’enorme importanza che il vecchio continente aveva per la Spagna nella fase post-dittatura.

L’uscita dal periodo franchista ha infatti coinciso con un grande dinamismo spagnolo nelle relazioni internazionali, le cui due direttrici sono state quella europea, con il processo di adesione all’UE (1986), e quella verso le sue vecchie colonie attraverso la riscoperta dei legami storici e culturali. Nella seconda, forse ancor più che nella prima, Juan Carlos ha svolto un ruolo diplomatico fondamentale, aprendo le porte a quella special relationship che ha contraddistinto gli ultimi decenni di rapporti ibero-americani.

Il Re poteva contare sul rispetto e la considerazione di quasi tutti i leader  regionali con cui ha avuto a che fare. È sorprendente notare come anche da parte dei più insospettabili tra i Capi di Governo non siano mai mancate le dichiarazioni di simpatia. Fidel Castro lo conosceva bene, anche prima che fosse incoronato nel 1975, e lo apprezzava, tanto da dichiararsi ‘juancarlista’. Del resto, Fidel doveva al Re, e alla Spagna, l’inclusione di Cuba all’interno del neonato Vertice ibero-americano, che dava la possibilità di far sentire la voce dell’isola in un momento storico, quello del crollo dell’URSS, di grande marginalizzazione politica. Da quel momento, sia Juan Carlos che Fidel di Vertici non se ne sarebbero persi nemmeno uno. 

Rafael Correa, il Presidente ecudoriano, ha raccontato di come Juan Carlos, durante un incontro, gli avesse regalato la cravatta verde che indossava, dopo che Correa gli aveva fatto notare come il colore del suo Partito, Alianza País, fosse proprio il verde. Un altro aneddoto riguarda il Presidente boliviano Evo Morales, che in una recente intervista ha definito il Re un amico’. Dato che la Regina Sofia era desiderosa di mangiare la quinoa nel corso di una visita in Bolivia nel 2000, la pianta che somiglia a un cereale fu inserita nel suo menu. In seguito Juan Carlos ne lodò le qualità nutrizionali, aiutando a renderla popolare quando gli stessi boliviani non ne immaginavano il potenziale boom nel ramo dell’alimentazione vegetariana e vegana. Oggi la Bolivia ne è il primo esportatore mondiale.

Si potrebbe proseguire a lungo con l’anedottica, di cui è ricca la storia personale del Re. Vale certamente la pena ricordare ancora un episodio, che senza dubbio è il più famoso. In occasione del summit ibero-americano del 2007, Hugo Chávez criticò aspramente, dinnanzi al Premier Luis Zapatero, il suo predecessore José María Aznar, definendolo un fascista. Juan Carlos non seppe trattenere l’ormai iconico ‘porqué no te callas’, ‘perché non stai zitto’ nei confronti del defunto Presidente venezuelano. In seguito, il Re e il Comandante fecero pace, ma il caso diplomatico aprì un periodo connotato da una certa freddezza tra Spagna e Venezuela che si chiuse solo diversi mesi dopo.

Fu proprio questa spontaneità, che a ben vedere forse tanto spontanea non era, a permettere al Re di ingraziarsi i leader dei Paesi con cui la Spagna voleva fare affari. E se l’abilità diplomatica ancora non spiega come dei devoti repubblicani socialisti e antimperialisti possano arrivare ad apprezzare così tanto il monarca del Paese di cui erano colonie, lo può forse fare la vocazione democratica del Re. Juan Carlos, come ha ricordato non a caso la Presidenta argentina Cristina Kirchner in una lettera in occasione dell’abdicazione, è stato il protettore del processo di democratizzazione spagnola, specialmente durante il tentato colpo di Stato del 1981, quando ignorò le avances dei golpisti a difesa delle istituzioni.

La tela di buoni rapporto creava così le premesse, all’interno delle cumbres ibero-americane, perché la vecchia potenza colonizzatrice potesse investire nei mercati in via di sviluppo della regione attraverso un corridoio preferenziale. A partire dagli anni 90, il protagonismo spagnolo fruttò investimenti diretti in America Latina pari a 145 milioni di euro, in settori dove lo sviluppo tecnologico e logistico facevano la differenza, come quello bancario, delle telecomunicazioni e delle infrastrutture.

Un trend che, con l’affermarsi delle economie emergenti americane e la concomitante crisi spagnola, si sta rapidamente invertendo, con effetti benefici per l’economia di Madrid che, ora come ora, ha un disperato bisogno di capitali, ma con grandi problematiche. Del resto gli stessi colossi spagnoli fanno sempre più fatica ad imporsi in un contesto dove lo sviluppo dei paesi sudamericani e la maggiore disponibilità delle potenze economiche emergenti (Cina su tutte) rende molto più complicato competere. Basta guardare i recenti casi che hanno visto il Governo di Mariano Rajoy e del Partido Popular andare ai ferri corti prima con gli argentini per l’espopriazione della quota che Repsol aveva di YPF nel 2012, e il più recente diverbio riguardante i lavori di ampliamento del Canale di Panama

In questo contesto denso di cambiamenti in atto dovrà farsi strada Felipe di Borbone. Il successore di Juan Carlos ha già una notevole esperienza di questioni latino-americane, dato che dal 1996 si è diretto a numerosissime cerimonie di insediamento presidenziale nel Nuovo Mondo. Conosce perciò l’ambiente diplomatico regionale e i suoi protagonisti. ‘Ci conosce tutti. Sappiamo del suo interesse per ciò che accade qui. Conosciamo bene la sua solida formazione e apprezziamo il suo spirito aperto e comuncativo’ , ha scritto l’ex Pesidente dell’Uruguay Julio Sanguinetti. Certo, sarà difficile guadagnarsi la venerabilità di suo padre. Evo Morales è già rimasto infastidito ‘dal modo strano’ in cui il Principe delle Asturie lo squadrava.

Certamente, con l’uscita di scena di Juan Carlos, la Spagna perde un abilissimo politico, il cui operato è stato raramente dettato da simpatie personali od orientamenti politici, quanto piuttosto da un sano pragmatismo che aveva, come unico obiettivo, quello di tutelare gli interessi del proprio Paese.

 

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