giovedì, Maggio 13

Juan Carlos abdica

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juan carlos

Juan Carlos di Borbone si appresta a lasciare il trono di Spagna. Debilitato nel fisico dall’incedere dell’età e nel carisma dagli scandali occorsi in tempi recenti alla famiglia reale iberica, il sovrano spagnolo ha confermato nel primo pomeriggio, attraverso un messaggio televisivo, la propria intenzione di cedere lo scettro al figlio Felipe. In un primo momento, la notizia era stata data dal Primo Ministro Mariano Rajoy, a cui Juan Carlos aveva confidato la sua volontà già in aprile. Quest’ultimo ha poi spiegato le sue ragioni al popolo spagnolo, esprimendo gratitudine ed orgoglio ed asserendo che «una nuova generazione reclama a giusta causa un ruolo da protagonista». In particolare, il ricambio generazionale rappresentato dal figlio, che assumerà il nome di Felipe VI, dovrebbe garantire «la stabilità e l’istituzione della monarchia» attraverso la maturità di quest’ultimo «per regnare e aprire una nuova fase». Proprio su questo punto, però, gli analisti non sembrano concordare: i cittadini spagnoli avrebbero in effetti più affetto per Juan Carlos, al trono dal 1975, che per l’istituzione monarchica in sé. Non è quindi sorprendente che i repubblicani abbiano intenzione di approfittare di questo passaggio per richiedere un referendum costituzionale prima della nomina del nuovo monarca.

Sono comunque numerosi gli attestati di stima da parte di personalità politiche per il ruolo di Juan Carlos nella transizione spagnola dal franchismo alla democrazia. All’interno dell’Unione Europea, inoltre, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso giunge a definire il sovrano uscente un «sostenitore dell’europeismo» tale da essere un «modello di ispirazione per tutti gli europei». Al contrario di Juan Carlos, tuttavia, Barroso ancora non sa chi sia il proprio successore alla carica dell’organismo comunitario. I contrasti sul nome di Jean-Claude Juncker non sembrano infatti placarsi, al punto da generare situazioni apparentemente paradossali. È il caso, ad esempio, della Cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui sostegno al candidato ufficiale del Partito Popolare(PPE) ha ricevuto una spinta rilevante da parte dei socialdemocratici tedeschi, contrariati dall’aut-aut formulato ieri dal Premier britannico David Cameron. Questi aveva minacciato al proposito di voler portare il Regno Unito fuori dall’UE qualora Juncker avesse ricevuto l’incarico: la Cancelliera ha oggi risposto di voler cercare una maggioranza per l’ex Primo Ministro del Lussemburgo, ma anche di non essere indifferente alla minaccia di Londra.

È così nel mezzo di questa delicata situazione che giunge in visita nel Vecchio Continente il Presidente statunitense Barack Obama. In visita domani a Varsavia per un vertice coi Capi di Stato dell’Europa centro-orientale, tra cui il nuovo Presidente ucraino Petro Porošenko, mercoledì Obama sarà proprio a Bruxelles per il G7 del 4 e 5 giugno ed in Francia per le celebrazioni dello sbarco in Normandia (D-Day). Oggi, però, l’amministrazione di Washington ha intanto promulgato un regolamento che punta a ridurre le emissioni di gas inquinanti delle centrali elettriche statunitensi del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Definita da ‘Reuters’ il caposaldo della strategia di cambiamento del Governo Obama, la normativa è stata approvata per decreto (evitando così l’opposizione repubblicana interna al Congresso) e punta a trasformare un settore energetico fondato per il 38% su combustibili fossili.

Tornando alle celebrazioni del 6 giugno, il Cremlino ha invece annunciato che non è previsto alcun incontro in Normandia tra il Presidente russo Vladimir Putin ed il suo omologo ucraino Porošenko. Al contrario, il primo sembra voler istituzionalizzare un’altra data storica, imponendo l’inserimento di un capitolo dedicato all’annessione russa della Crimea nel manuale unico di storia russa entro il 15 agosto. La risoluzione della vicenda dell’Ucraina non sembra comunque destinata a risolversi attraverso un dialogo bilaterale: sebbene dal lato commerciale vi sia un lieve disgelo, grazie al pagamento delle forniture del gas russo per i mesi di febbraio e marzo da parte dell’ucraina Naftogaz, Mosca è intenzionata a richiedere il voto delle Nazioni Unite su una bozza di risoluzione volta a creare un corridoio umanitario nella parte orientale del Paese. In particolare, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha segnalato come, contrariamente alle rassicurazioni dei Paesi occidentali, la situazione non sia affatto migliorata dopo il voto del 25 maggio.

La Russia non appoggerà invece la risoluzione ONU che autorizzerebbe l’invio di soccorsi transfrontalieri in Siria. Sulla bozza, presentata da AustraliaLussemburgo e Giordania, attualmente membri del Consiglio di Sicurezza, pesa infatti la possibilità di implementare l’azione umanitaria con mezzi militari in caso di necessità: il che trova il netto rifiuto di Lavrov. Sulla Siria, dunque, continua lo scontro interno al Consiglio di Sicurezza relativo alle sanzioni al regime di Baššar al-Asad, che l’Unione Europea ha peraltro prorogato sino al giugno 2015 appena quattro giorni fa. E domani si vota per le controverse elezioni presidenziali.

Ha invece già giurato il nuovo Governo di Unità Nazionale della Palestina. Sorto dalla recente riconciliazione fra Fata Hamas, l’Esecutivo sarà presieduto da Rami Hamdallah, che ha giurato oggi a Ramallah davanti al Presidente Abu Mazen. «È il Governo dell’intero popolo palestinese» è stato il commento positivo di Hamas, la cui presenza è però fonte di preoccupazioni per l’amministrazione statunitense, come comunicato dal Segretario di Stato statunitense John Kerry. Secondo il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Washington avrebbe assicurato che non riconoscerà immediatamente le nuove autorità palestinesi.

Si è inoltre insediato anche il nuovo Presidente del MalawiPeter Mutharika, che si è dato come obiettivo di Governo la stabilità economica e l’unità nazionale del Paese, puntando ad una crescita annuale del 7%. Mutharika è risultato vincitore fra le controversie seguite all’elezione del 20 maggio ed è il quinto Presidente del Paese africano dall’instaurazione della Repubblica nel 1966. Non si può certo parlare di ottimismo, invece, nel caso della Repubblica Centrafricana. Come se già non fosse sufficiente il conflitto interno, oggi Human Rights Watch ha denunciato pubblicamente i soldati del Congo impegnati in operazioni di peacekeeping sotto l’egida dell’Unione Africana di aver commesso abusi, tra cui torture, uccisioni e detenzioni. Non si tratta della prima accusa pesante mossa contro le forze dell’Unione Africana: già in aprile, ai soldati del Chad venne imputata l’uccisione di 30 civili.

Abusi altrettanto aberranti, quelli compiuti su due giovani indiane violentate ed impiccate nello Stato dell’Uttar Pradesh, hanno portato centinaia di militanti locali del Bharatiya Janata Party (BJP), la formazione del nuovo Primo Ministro Narendra Modia protestare davanti alla sede del Governatore. Il tentativo di forzare le barriere ha ottenuto come risposta l’uso dei cannoni ad acqua da parte della polizia. Come ricorda ‘Reuters’, in India gli Stati sono responsabili per l’applicazione della legge e la richiesta dei manifestanti era l’assunzione di potere da parte del Presidente della Federazione. Il partito del Governatore Akhilesh Yadav aveva già dimostrato la propria perdita di consensi subendo una forte sconfitta nei confronti del BJP durante le ultime elezioni legislative. Intanto, nel sud del Paese, dalla separazione dall’Andhra Pradesh nasce il Telangana, ventinovesimo Stato dell’Unione. Non festeggiano, invece, i marò italiani in attesa del processo per l’omicidio di due pescatori nello Stato del Kerala: oggi, Salvatore Girone ha dichiarato ad alta voce, in videoconferenza, di essere ancora prigioniero in India per aver eseguito gli ordini dello Stato italiano.

Potrebbe infine cambiare residenza Edward Snowden, l’ex tecnico informatico le cui rivelazioni sono alla base del Datagate. Privo del passaporto, revocatogli dagli Stati Uniti, Snowden vede volgere al termine l’asilo politico offertogli dalla Russia: oggi ha dichiarato di voler chiedere asilo politico al Brasile, il cui Ministero degli Esteri ha però informato di non aver ancora ricevuto alcuna richiesta.

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