mercoledì, Giugno 23

John Fitzgerald Kennedy: vi prometto la Luna field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


John Kennedy è stato un Presidente molto amato. Qualcuno si domanda ancora perché, dal momento che la sua vita spesso ha avuto manti di chiacchiere irriguardose e anche di eventi non troppo chiari. In realtà Jack aveva tutte le carte per compiacersi di quella popolarità. Era giovane, godeva del fascino di successi familiari, era quello che nell’idioma anglosassone si definisce ‘nato con un cucchiaio d’argento in bocca’. Difficile credere alla fortuna di un uomo assassinato a 46 anni, con il cranio trapassato da una, due o forse tre pallottole di diverso calibro per mettere fine alla volontà di parlare e agire in modo diverso dagli schemi conservatori delle lobby di Washington. Nel Presidente di origine irlandese si incarnava il tema del sogno americano, ovvero l’allontanamento dai modelli del Vecchio Mondo per Governo ed economia. Questo è stato il motivo politico della ricerca affannosa per raggiungere per primi il nostro satellite e mostrare la supremazia tecnologica e l’approccio deterministico di capacità e di potenza industriale.

Ora, le promesse di un uomo politico da sempre sono legate alle aspettative che questi pone nel suo elettorato. Però, nel caso di Kennedy c’erano dei dati indiscutibili, e lui li elencò alla chiusura del suo discorso: «Nelle ultime 24 ore abbiamo visitato i cantieri in cui sono in costruzione le strutture necessarie per l’esplorazione più imponente e complessa della storia dell’umanità. Abbiamo sentito tremare la terra e l’aria circostante durante i test». Grandi parole, sicuramente tutte ben calibrate ma corroborate da un sistema industriale che funzionava e dava tutti i segnali della propria capacità progettuale e produttiva. Dunque, se Kennedy prometteva la Luna per fini propagandistici, aveva assai chiaro lo scenario in cui si stava muovendo la Nazione che amministrava, e aveva la consapevolezza che il sistema USA lavorava congiuntamente per portare a termine una missione che avrebbe dato lustro al suo apparato manifatturiero, alle sue università ma anche a tutto un popolo legato più dal colore dei dollari che da un’identità antropologica. E sempre in quell’università il titolare della Casa Bianca non temette di toccare un tasto dolente: «Non bisogna sprecare denaro, ma penso che questa sia una strada che dobbiamo percorrere». Ovvero, era chiaro che l’intera operazione di supremazia spaziale avrebbe alleggerito le tasche dei lavoratori, qualche imprenditore si sarebbe arricchito, ma tutti i cittadini degli Stati Uniti d’America ne sarebbero stati fieri. Il progetto fu portato a termine e lo sbarco sulla Luna avvenne prima della fine del decennio, come JKF aveva solennemente promesso.

L’epilogo è storia. Il 19 luglio 1969 l’ufficiale della US Navy Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il cadetto proveniente da West Point, ambedue di pelle bianca e suprattutto cittadini americani, posavano l’impronta degli Stati Uniti sul satellite Luna, mentre il comandante Michael Collins li aspettava orbitando pazientemente a bordo del modulo di servizio. Nella West Wing della Casa Bianca, dove ha sede lo Studio Ovale, quel Richard Milhous Nixon che era stato competitor di Kennedy magnificava l’operazione messa a punto dalla Nasa e si complimentava con l’equipaggio di Apollo 11 che aveva compiuto un gesto nazionale così importante. La guerra del Vietnam era ancora la spina nel fianco della pace mondiale e la sua soluzione si sarebbe trovata solo il 30 aprile 1975 con la caduta di Saigon e la mortificante sconfitta politico-militare americana.

E al cimitero nazionale di Arlington riposava già Bob Kennedy, settimo figlio della prestigiosa dinastia di Joseph e Rose, ucciso all’Ambassador Hotel di Los Angeles il 6 giugno 1968 mentre festeggiava la vittoria elettorale conseguita alle primarie della California. Il suo assassino forse ha avuto un nome: il giordano Sirhan Sirhan. Sulle motivazioni che avrebbero spinto la mano assassina, la coltre di nebbia è ancora intonsa. Ma qualche mese prima in quella straordinaria, immensa regione del Nuovo Continente era avvenuto un altro fatto di sangue orrendo; il 3 aprile a Memphis veniva trucidato barbaramente il reverendo Martin Luther King, il leader dell’emancipazione razziale in un Paese dove essere di pelle bianca era ancora considerato un privilegio naturale. Forse la sua morte riuscì a segnare un piccolo passo in avanti per realizzare il sogno di un giustizia indipendente dai pregiudizi e dalla discriminazione razziale. Ma la strada è ancora tutta in salita, in un’America che sa mantenere le promesse dei governanti e riesce a portarne a termine i progetti anche quando gli uomini cambiano, anche quando le politiche popolari si alternano. Anche quando la macchina statale vede appannato un po’ del suo smalto ma la sua funzione politica e sociale resta comunque intatta.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->