venerdì, Maggio 14

John Fitzgerald Kennedy: vi prometto la Luna field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Il 22 novembre 1963 il 35° Presidente degli Stati Uniti fu colpito a morte mentre, a bordo di una Lincoln Continental SS-100-X, transitava nello storico distretto nord-occidentale della città di Dallas, in Texas. Sulla grande auto di servizio, accanto all’uomo più potente del mondo c’era la First Lady Jacqueline Bouvier; sui sedili anteriori, il governatore John Connally e sua moglie Nellie. Sono state scritte intere biblioteche al riguardo e nessuna verità ha messo fine a una delle pagine di cronaca più intricate e affascinanti che abbiamo vissuto. Anche perché non sembra che le istituzioni vollero collaborare per venir a capo della vicenda, una tra tutte la Commissione Warren che, invece di porre ordine nel caso, non fece altro che alimentare scandali e polemiche su un assassinio che ha fatto tremare il mondo.

Eppure, pochi ricordano che John Fitzgerald Kennedy giunse alla massima soglia del Paese ‘Stars and Stripes’ battendo il suo rivale, il repubblicano Richard Nixon, con un margine assai risicato, andando così a prendere il posto di Dwight Eisenhower, per un solo 0,2% delle preferenze. Sono molte le sue frasi -o quelle a lui attribuite- che fanno parte della storia degli Stati Uniti del dopoguerra, ma oggi vogliamo rammentare il discorso che lui pronunziò nel giardino della Rice University a Houston il 12 ottobre 1962, e che rappresentò la pietra angolare di un mondo che da allora non sarebbe stato come prima.

Assai doloroso pensare che solo 13 mesi dopo Kennedy perse la vita proprio in quel Texas che nel Columbus day gli aveva conferito il titolo di ‘honorary visiting professor’, con una cerimonia piena di significati politici. Nello speech il giovane Presidente cattolico, pur sottolineando non senza una punta di autocompiacimento che «Nessun uomo riesce a comprendere realmente quanto lontano siamo giunti e quanto velocemente», entrò nel vivo della questione asserendo: «I vasti orizzonti dello spazio lasciano sicuramente intravvedere costi elevati e grandi difficoltà, ma anche enormi ricompense». Il discorso rispecchiava le aspettative dei tempi. E dunque l’affondo porto agli allievi di una scuola che ha incassato orgogliosamente Nobel e Pulitzer per i suoi docenti: «Nessuna Nazione che aspiri a un ruolo guida rispetto alle altre può pensare di restare in disparte nella corsa allo spazio».

In quella frase c’era l’America. L’America inquieta perché dal 1957 era stata continuamente umiliata dall’Unione Sovietica, prima per il lancio di sonde, satelliti e esseri viventi (una cagnetta) al di fuori dell’atmosfera terrestre, e poi nel 1961 era stato russo il primo astronauta che aveva portato a termine una missione spaziale. Ma anche, Kennedy stava rappresentando quello che era il suo Paese da ormai tre generazioni: pieno di aspettative, la terra di conquista e della ‘seconda opportunità’. Il seguito di un ‘new deal’ nato da Franklin Delano Roosevelt da cui tutto il mondo si aspettava di trarne beneficio. Ma non mancava in quelle parole una dichiarazione di forza: «Non intendo dire che dobbiamo affrontare questa impresa senza proteggerci da un uso ostile dello spazio». Nessuno si illudeva che tutte quelle risorse profuse dalle massime potenze mondiali nelle zona extra-atmosferica della Terra non sarebbero state un’aspettativa per le identità militari che puntavano alla supremazia armata del nostro pianeta. E infine il suo impegno: «Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità». La Luna avrebbe dovuto essere, prima di tutti, americana.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->