lunedì, Novembre 29

Joe Biden – Xi Jinping: guardrail tra giganti sderenati L'incontro dei due presidenti 'amici' che cercano di superare un clima negativo. Con i cinesi ideologicamente ripiegati su se stessi, e gli americani che si considerano 'nemici' dei cinesi. Una competizione gestita in modo responsabile, senza il rischio di un conflitto, sembra che almeno per questo siano state poste le basi

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«Orgogliosi della cultura tradizionale cinese e della crescente forza nazionale, molti cinesi stanno diventando progressivamente sospettosi, critici o addirittura ostili verso l’Occidente, insieme a qualsiasi idea, valore o altra forma di influenza ad esso associata». I «confini» fisici -ovvero il confinamento causa Covid-19- «chiusi sono quasi diventati un’estensione fisica di quella mentalità insulare che sta prendendo piede in alcune parti della Cina, dai massimi leader», ad ampie fasce della popolazione. «La chiusura delle frontiere è arrivata nel momento in cui la Cina, sotto Xi, si sta ripiegando su se stessa ideologicamente». E «ideologicamente, la Cina sta lentamente diventando più insulare rispetto alla riforma e all’apertura dell’era degli anni ’80 e ’90, questo è un segno distintivo della nuova era di Xi». «La tendenza è incoraggiata e fortemente promossa dal partito», in «uno sforzo strategico per schierare la tradizione cinese come scudo ideologico contro i valori stranieri, in particolare quelli occidentali».
D’altra parte, «secondo i
sondaggi, le opinioni sfavorevoli sulla Cina hanno raggiunto livelli record in gran parte del mondo sviluppato». Secondo un altro sondaggio del Pew Research Center, circa nove americani su dieci (89%) considerano la Cina un concorrente o un nemico, piuttosto che un partner. Il 48% pensa che limitare il potere e l’influenza della Cina dovrebbe essere una delle principali priorità di politica estera per gli Stati Uniti. Il 67% degli americani ha sentimentifreddi nei confronti della Cina su un ‘termometro sensibile’, dando al Paese una valutazione inferiore a 50 su una scala da 0 a 100. Anche l’intensità di questi sentimenti negativi è aumentata: la percentuale di coloro che affermano di provare sentimenti ‘molto freddi’ nei confronti della Cina (0-24 sulla stessa scala) è quasi raddoppiata, dal 23% al 47%.

Così ‘CNN’ descrive il clima psicologico e politico in Cina, e il Pew Research Center traccia le opinioni degli americani (e del mondo) sulla Cina.

Un clima che si è in qualche modo riflesso nell’incontro virtuale tra il Presidente USA Joe Biden e il Presidente della Cina Xi Jinping di questa notte, e ancor di più è alla radice di questo incontro e della richiesta del medesimo da parte di Biden.
Loro alla negatività hanno cercato di rispondere rispolverando la loro antica ‘amicizia’ e riconoscendosi, appunto, come ‘amici’. L’obiettivo di questo incontro, non erano risultati specifici, che infatti non ci sono stati, bensì la discussione stessa, volta, come hanno spiegato i funzionari della Casa Bianca, a espandere le linee di comunicazione attraverso «un’intensa diplomazia», in modo che l’attuale stato di «forte concorrenza» non si trasformi, magari involontariamente, nel conflitto.

Un incontro difficile, che arriva in mezzo a crescenti tensioni su Taiwan, sui diritti umani, sul Mar Cinese Meridionale, sul commercio, sulla tecnologia, mentre incombe il rischio di una nuova guerra fredda e Pechino sviluppa sempre più rapidamente le sue capacità militari ed economiche, incontro volto a stabilire alcuni guardrail attorno a un rapporto di importanza globale. Con questo incontro i due hanno avviato il lavoro su quello che il Segretario di Stato Antony Blinken ha definito «il più grande test geopoliticodel 21° secolo», la gestione delle relazioni tra i due giganti del pianeta. Perchè «nessuna relazione sta plasmando di più il pianeta. E nessuna relazione ribolle, attraverso una serie di questioni così ampia e consequenziale, con più tensione e sfiducia», per dirla con Raymond Zhong del ‘New York Times‘.

«Quello che stiamo cercando è una concorrenza effettiva con i guardrail e le misure di riduzione dei rischi in atto per garantire che le cose non si trasformino in conflitti», aveva detto la scorsa settimana il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan.
Evitare lo scontro, magari accidentale, potenzialmente catastrofico, pare essere anche l’obiettivo di Pechino. In una lettera al National Committee on U.S.-China Relations, di alcuni giorni fa, Xi ha affermato che la Cina è pronta a lavorare con gli Stati Uniti. «In questo momento, Cina-U.S. le relazioni si trovano in un momento storico critico. Entrambi i Paesi guadagneranno dalla cooperazione e perderanno dal confronto».


Segnali di distensione in questi mesi, e da ultimo scorsa settimana, ce ne sono stati -dalla ripresa dei colloqui commerciali in ottobre, fino alla dichiarazione congiunta USA-Cina nel corso del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ha dimostrato la volontà di Pechino e Washington di collaborare su sfide condivise come l’ambiente-, le imminenti Olimpiadi invernali di Pechino e il congresso del partito del prossimo anno, che dovrebbe incoronare Xi con un terzo mandato, fanno pensare che i cinesi abbiano«bisogno di un ambiente internazionale favorevole nel prossimo anno, e penso che questosia uno dei motivi per cui hanno cambiato tono, almeno nel trattare con gli Stati Uniti», ha affermato Bonnie Glaser, direttrice del programma Asia presso il German Marshall Fund degli Stati Uniti. E Patricia Kim, esperto delle relazioni USA-Cina presso la Brookings Institution, annota un altro segnale di cambiamento nell’agire di Pechino: la Cina si starebbe costruendo una rete di alleanze sul modello delle alleanze americane.

Nell’ottobre 2017, al Congresso nazionale del Partito comunista cinese, Xi ha dichiarato il suo obiettivo di portare la Cina alcentro della scenadegli affari mondiali. Xi ha affermato che la Cina non cerca il dominio globale, ma ha detto chel’ascesa della Cina creerebbe un ordine mondialeconcaratteristiche cinesi. Pochi mesi dopo, la strategia di sicurezza nazionale aggiornata degli Stati Uniti ha dichiarato ufficialmente l’ascesa della Cina una minaccia. Quello di Xi per il momento resta unsogno‘, non è garantito che si avvererà.Ci sono prima da superare una serie di sfide.Pechino affronta una coalizione guidata dagli Stati Uniti impegnata a resistere ai giochi di potere economico, militare e diplomatico della Cina in Asia. La Cina ha anche un debito in aumento, un tasso di crescita del PIL stagnante e unaproduttività in calo. Poi, e forse soprattutto, ci sono i preoccupanti dati demografici: la popolazione si sta riducendo e invecchiando. L’Accademia cinese delle scienze prevede che se la fertilità continua a scendere dall’attuale tasso di 1,6 figli per donna a un previsto 1,3, la popolazione cinese si ridurrà di circa il 50% entro la fine di questo secolo.
Queste previsioni, afferma Andrew Latham, docente di Relazioni Internazionali al Macalester College di Saint Paul, in Minnesota «hanno sollevato preoccupazioni all’interno del Partito Comunista Cinese che la nazione invecchi prima di diventare ricca‘. Questa situazione potrebbe creare gravi disordini sociali. Xi e altri nella leadership comunista cinese non proiettano più una fiducia sfrenata. Invece, esprimono la preoccupazione che la leadership globale stia sfuggendo alla portata». «Queste preoccupazioni stanno già ridisegnando la politica estera della Cina», «Xi ha abbracciato una nuova forma conflittuale di diplomazia globale che mina più attivamente gli interessi statunitensi all’estero». «Questa è la prima volta in sei decenni che la Cina e l’Occidente hanno visioni così fondamentalmente diverse della traiettoria globale della Cina. I risultati potrebbero essere destabilizzanti. Se una Cina indebolita si sente minacciata dal contenimento occidentale, può raddoppiare le sue manifestazioni nazionalistiche in India, Taiwan, Hong Kong e nel Mar Cinese Meridionale. L’ordine internazionale del secondo dopoguerra, costruito per promuovere la cooperazione economica ed evitare la guerra, potrebbe non essere in grado di resistere allo stress delle crescenti sfide della Cina dall’interno». Xi ne è ben consapevole, una consapevolezza che deve averlo accompagnato durante le tre ore di conversazione virtuale con Biden.
La rete di alleanze che che Pechino starebbe costruendo è figlio di questa consapevolezza cinese di criticità della sua posizione. Spiega Patricia Kim: «la rete di alleanze degli Stati Uniti è stata a lungo un pilastro centrale della sua politica estera e, poiché la concorrenza con la Cina si è intensificata negli ultimi anni, è stata considerata un importante vantaggio degli Stati Uniti». E «l’Amministrazione del Presidente Joe Biden ha posto un’enfasi particolare sugli alleati nella sua strategia per l’Asia.» «La Cina, al contrario, ha evitato alleanze formali, sulla base della sua presunta visione distinta delle relazioni internazionali e del desiderio pragmatico di evitare i rischi di coinvolgimento. Ma ci sono segnali che la resistenza di Pechino stia iniziando a sgretolarsi». «In anni più recenti,
ha potenziato le sue partnership strategiche e ampliato gli scambi militari e le esercitazioni congiunte con paesi tra cui Russia, Pakistan e Iran. Queste partnership sono ancora molto lontane dalle alleanze statunitensi (che comportano clausole di difesa reciproca, ampi accordi sulla base delle truppe e capacità militari congiunte). Ma col tempo potrebbero costituire la base della rete di alleanze della Cina, se i leader cinesi giungono a credere che sia necessario che il suo effetto deterrente e il suo valore operativo prevalgano in una competizione a lungo termine con gli Stati Uniti e i loro alleati».

«Considererei il prossimo vertice un successo se i due leader sono in grado di affermare congiuntamente che nessuna delle parti cerca il conflitto o una nuova guerra fredda e che stanno autorizzando i funzionari a livello lavorativo a gettare le basi per una competizione responsabile, compreso il lavoro congiunto su questioni urgenti come la gestione delle crisi, la non proliferazione e il cambiamento climatico», ha affermato Kim, alla vigilia dell’incontro.

Se l’incontro ha effettivamente raggiunto l’obiettivo, lo si vedrà probabilmente nelle prossime settimane, o meglio ancora nei prossimi mesi. Una competizione gestita in modo responsabile, senza il rischio di un conflitto, sembra che almeno per questo siano state poste le basi.

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