mercoledì, Settembre 22

Joe Biden vuole andare sulla Luna? Biden sarebbe intenzionato a porre maggiormente l'accento sulle scienze della Terra, rallentando così i piani dell'agenzia per riportare gli equipaggi umani sulla Luna

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La scorsa settimana, nel commentare le presidenziali americane, abbiamo espresso la convinzione che una nuova Amministrazione non verrà meno a una responsabilità industriale, economica e geopoliticapresa, pur riconoscendo che la possibilità di qualche rallentamento e la supponenza di cambio per alcune funzioni apicali della Nasa potrebbero raffreddare alcuni aspetti attribuiti alla missione lunare. È anche l’opinione di Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana che, in una recentissima intervista alla rivista ‘Formiche’, ha detto: «L’esplorazione (lunare) non ha più ormai il solo contenuto istituzionale, ma anche un elevato coinvolgimento dei privati. Ciò che è stato avviato su Artemis ha un rilievo e una quantità di moto così imponente che sarà impossibile, se mai ci sarà la volontà, da fermare o rallentare», non tralasciando di ricordare ilrapporto bilaterale dell’Italia e l’impegno dell’Esa su rilevanti componenti del programma.

Oggi ci sentiamo di confermare le nostre assunzioni, con qualche dettaglio che sta trapelando dalla stampa specializzata fuori dai nostri confini.

La Washington importante sembra un po’ distaccata sulla continuità da dare ai programmi della Nasa. Secondo l’analista Jeff Foust, infatti, Joe Biden sarebbe intenzionato a porre maggiormente l’accento sulle scienze della Terra, rallentando così i piani dell’agenzia per riportare gli equipaggi umani sulla Luna.
E sono molti gli osservatori che si aspettano che i Dem americani facciano una maggiore pressione per dipanare il nodo delle mutazioni geotermiche, definito proprio da Biden quale quarta priorità su cui puntare nel suo mandato, piuttosto che investire la propria immagine nell’esplorazione del sistema solare. L’opinione nasce dal fatto che la piattaforma elettorale posta in luglio scorso indicava questa precisa posizione: «I Democratici sostengono il rafforzamento delle missioni di osservazione della Terra della Nasa e della National Oceanic and Atmospheric Administration per capire meglio come il cambiamento climatico sta influenzando il nostro pianeta». Ciononostante, negli Stati Uniti non si trascura un altro tipo di osservazione ambientale. Un paio di giorni fa, da Cape Canaveral, il National Reconnaissance Office ha fatto lanciare un Atlas V 531 con un carico utile ultrasegreto per una delle strutture di intelligence degli Stati Uniti!Un altro discorso…

Tornando alla Nasa, se ci sentiamo di confermare l’interesse dell’opinione pubblica americana nel riportare gli americani sulla Luna e poi su Marte, non riteniamo che una sovrapposizione della ricerca sulla scienza della Terra possa essere responsabile di un possibile ritardo del programma Artemis.

La previsione dell’ormai quasi ex vicepresidente Mike Pence fatta a marzo 2019 per la prima spedizione da effettuarsi nel 2024 è stata smussata da Lori Garver, la n. 2 della Nasa durante la presidenza di Barak Obama: «Non conosco nessuno che pensi che ci arriveremo entro quella data». E, come dicevamo, da parte istituzionale non traspare alcun entusiasmo: «Sebbene ci sia eccitazione al Congresso, non c’è sempre consenso su quando e quale periodo di tempo dovremmo avere per raggiungere questo obiettivo di Artemis», ha appena detto la senatrice Maria Cantwell, in una conferenza all’Università di Washington, aggiungendo che rispettare quei tempi richiederebbe un’enorme quantità di risorse.

Nel corso dello stesso meeting, Wendy Whitman Cobb, professoressa presso la US Air Force School del corso Advanced Air and Space Studies, ha confermato il pessimismo: «Penso che la scadenza del 2024 sia sempre stata un po’ incerta, data la storia dei progetti spaziali su larga scala».

Non semplifica le cose l’annunzio del capo della Nasa Jim Bridenstine di voler chiudere il suo mandato quando Trump lascerà la Casa Bianca. Per quanto sui social si è letto che il nuovo ?Presidente possa mantenerlo al suo posto, Irene Klotz, della rivista specializzata ‘Aviation Week’ poco dopo le votazioni ha scritto che l’ente spaziale americano avrà una nuova guida.

Bridenstine fu scelto direttamente da Donald Trump nel 2017, subito dopo il suo insediamento, ma si dovè aspettare fino al 19 aprile 2018 perché il Senato ne ratificasse la nomina, dopo un lunghissimo dibattito che si concluse con 50 voti favorevoli e 49 contrari.
Di lui ricordiamo alcune discutibili posizioni antiscientifiche riguardo agli indicatori del cambiamento climatico, che molti americani non gli hanno perdonato, anche se in buona parte le convinzioni furono da lui stesso ritrattate.
Ma oggi la dichiarazione di Bridenstine non ha lasciato dubbi: «La Nasa ha bisogno di qualcuno che abbia uno stretto rapporto con il Presidente degli Stati Uniti, qualcuno di cui il Presidente si fidi».

Come abbiamo già espresso in precedenti articoli, l’Italia ha forti coinvolgimenti in Artemis e contiamo che le forze diplomatiche e politiche del nostro Paese si muovano concretamente per proteggere la parte italiana del progetto.
Non nascondiamo che abbiamo qualche timore.
Sta per concretizzarsi il ricambio di Roberto Vittori, in servizio all’ambasciata d’Italia a Washington come consigliere per le attività spaziali. Quella posizione potrebbe essere chiave per il controllo dei nostri affari. Cesare Albanesi dal suo blog ha ricordato che si continua da giorni ad attendere l’esito della selezione delle candidature. Siamo d’accordo che si tratta di un incarico molto delicato, che dovrebbe superare la logica del manuale Cencelli e preferire il migliore, piuttosto che il più ‘spinto’, e contiamo che questa volta il governo sia capace di fare un salto di qualità così impegnativo per tutelare gli interessi del Paese che rappresenta.
Chiara Rossi della rivista ‘StartMag’ nei giorni scorsi ha definito un vero e proprio risiko quello delle nomine spaziali in Italia.
Noi sappiamo che nell’elenco delle possibili nomine, figurano anche due militari, uno dell’Aeronautica e l’altro appartenente alla Marina. E su queste due componenti delle Forze Armate italiane, il massimo rispetto. Onestamente, facciamo il tifo per il migliore.

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