venerdì, Settembre 17

Jobs Act delle partite Iva Intervista a Marco Marazza sul disegno di legge a tutela dei lavoratori autonomi

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Ha il sapore della rivincita. Ma il retrogusto è amaro. Il popolo delle partite Iva raggiunge una prima tappa nella corsa all’uguaglianza per i diritti sul lavoro. I liberi professionisti, da sempre discriminati rispetto ai dipendenti, guadagnano nuove tutele e diminuiscono il divario dai contratti di tipo subordinato. Incentivi fiscali, deducibilità delle spese per servizi e formazione, indennità di maternità, tutele per malattia e infortuni. Sono alcune delle novità previste nel disegno di legge in via di approvazione finale che Matteo Renzi ha già ribattezzato ‘Jobs Act degli autonomi’. Un provvedimento che dovrebbe proteggere i liberi professionisti. Ma la strada è ancora lunga.

Secondo Marco Marazza, professore di Diritto del lavoro all’Università di Teramo e di Roma Tre, la flessibilità introdotta con le ultime riforme del lavoro favorisce le nuove attività ma penalizza le vecchie, proprio quelle che continuano a lottare per la sopravvivenza. Il provvedimento riguarda non solo le partite Iva. Promuove anche le forme flessibili del cosiddetto ‘lavoro agile’, incrementa la produttività garantendo un’equa conciliazione tra attività lavorativa e qualità della vita. 

Cos’è il lavoro agile?

E’ un lavoro subordinato classico ma prevede per il lavoratore la distribuzione del suo tempo tra attività in azienda e prestazione svolta da casa. E’ una sorta di telelavoro che esiste già per alcune aziende ma viene regolato da accordi sindacali. Sono contratti di tipo subordinato. Rimane lo stesso schema contrattuale con le medesime tutele. Però, invece di avere un orario fisso in azienda, una parte o anche tutto il lavoro viene svolto da casa.

Quali sono i profili che si prestano meglio a questo genere di soluzione?

Ad esempio i profili che svolgono attività di tipo consulenziale: legali fiscali o del lavoro. Possono gestire il proprio lavoro alcuni giorni in azienda e gli altri da casa. Il disegno di legge istituzionalizza questa possibilità incentivando il ‘lavoro agile’ chiamato anche smart working. L’aspetto più interessante di questo genere di lavoro è che, una volta a regime, dovrebbe avere un impatto anche sull’organizzazione della vita nelle città. Limiterebbe gli spostamenti diminuendo traffico e smog. Consentirebbe alle persone di stare di più a casa, di seguire meglio la propria famiglia aumentando la qualità della vita. Tutti aspetti molto positivi. 

Ma lavorando da casa non c’è il rischio che la produttività diminuisca?

Si, questo aspetto potrebbe essere il rovescio della maglia. Ma non solo. Volendo dare una chiave di lettura diversa sullo smart working, svolgere la propria attività lavorativa da casa potrebbe essere interpretata come un primo passo verso una riduzione dell’organico. Con questa impostazione è possibile che qualche imprenditore si possa chiedere se la produttività degli smart workers ne giustifica il costo. E’ solo un chiave di lettura, uno scenario futuro. Speriamo di no. Però quando un imprenditore  perde di vista il suo lavoratore, il passaggio successivo potrebbe essere quello di interrogarsi su quale sia la giustificazione economica di quel rapporto di lavoro rispetto alla modalità classica che prevede la presenza quotidiana in azienda.

E sui contratti co.co.co. quali sono le novità?

A mio avviso una tra le note più rilevanti riguarda proprio le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co). Il disegno di legge restringe la possibilità da parte delle aziende di utilizzare questo genere di contratto. E’ una visione che si sposa con quanto già contenuto nei decreti del Jobs Act sulle collaborazioni organizzate. In sostanza il provvedimento stringendo l’utilizzo dei co co co dà un ulteriore abbrivio ai contratti subordinati a tempo indeterminato accelerando il processo di stabilizzazione del lavoro. Però attenzione perché si parla dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevedono per i neoassunti l’abolizione dell’articolo 18. Quindi è vero: da un lato si spinge verso il lavoro a tempo indeterminato con retribuzioni minime garantite con malattia e gravidanza tutelate. Resta comunque un genere di contratto precario rispetto agli indeterminati classici che conosciamo.

Quali sono le nuove tutele per le partite Iva?

Sono diverse le novità. Non solo tutele, anche incentivi, detrazioni fiscali, indennità. Viene penalizzato il contratto orale per esempio. Attenzione però: non diventa obbligatorio stipulare un contratto scritto ma se il committente si rifiuta di farlo commette un abuso. E’ una nozione nuova ma la legge, per ora, non si spinge oltre l’abuso. Avere un pezzo di carta scritto per un lavoro autonomo è comunque una novità, è un primo passo. Poi viene introdotto il divieto di fissare il termine di pagamento oltre i 60 giorni dall’emissione della fattura. Inoltre il committente può sciogliere il contratto solo con un congruo avviso. Non è molto. Ma è un inizio.

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