giovedì, Settembre 23

Job act: scontro

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Termina l’effetto positivo della Fed sulle Borse. Soprattutto quelle del vecchio continente fanno registrare nella giornata di oggi dei risultati fiacchi. Nonostante per gli investitori il contesto resta positivo dopo che la Federal Reserve ha deciso di rinviare il rialzo dei tassi mantenendo il costo del denaro più basso del previsto ancora a lungo, le Borse dopo due giorni ritornano a subire l’influsso negativo del calo dei prezzi del petrolio.
Eccetto Londra che avanza dell’1%, Francoforte cede lo 0,4% e Parigi lo 0,3%. Milano recupera la parità a +0,2%. L’euro è sotto quota 1,23 dollari, mentre lo yen si indebolisce dopo che la Boj lascia invariata la sua politica economica. Stabile lo spread in area 135 punti, mentre i Btp rendono l’1,96%.
A Wall Street il Dow Jones rimane invariato come il Nasdaq, mentre l’S&P 500 avanza dello 0,2%. In mattinata invece  la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo del 2,39% con la Bank of Japan (BoJ) che ha confermato le linee di allentamento monetario ultra espansive.

Intanto in Italia continua a tenere banco il dibattito sul Job act. Più passano i giorni e più lo scontro tra il Governo e i Sindacati si intensificano.

All’interno della riforma potrebbe essere aggiunta anche la nozione di  ‘giustificato motivo oggettivodi licenziamento che potrebbe rientrare anche nella fattispecie discarso rendimento‘.  Per quanto concerne invece i  licenziamenti disciplinari,  si dovrebbe optare per un mini-restyling della legge Fornero: il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile solo nei casi di «non sussistenza del fatto materiale» .

Nel frattempo, oggi, c’è stato l’incontro tra il Governo e i Sindacati. Per l’Esecutivo erano presenti il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il sottosegretario Teresa Bellanova. Al tavolo anche i segretari generali di Cgil e Uil, Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo, il Segretario confederale Cisl, Gigi Petteni, il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, e i rappresentanti delle altre associazioni d’impresa.

Nel confronto con i Sindacati Paoletti ha spiegato che il Governo «pur nella consapevolezza di una diversità di valutazioni sopratutto con i Sindacati che hanno scioperato intende illustrare le sue posizioni, discutere, raccogliere le istanze e le sollecitazioni, ma sapendo che non ci sarà nessuna trattativa. L’Esecutivo prenderà le sue decisioni nel rispetto della delega». La fase di attuazione avverrà in fretta, anche perché «i tempi previsti dalla delega sono brevi, sei mesi al massimo entro i quali i decreti dovranno essere approvati».

Le scelte del Governo non convinco però i sindacati e, se da un lato c’è Barbagallo della Uil che promette «lotte crescenti», dall’altro c’è il Segretario generale della Cigl, Susanna Camusso, che ha detto: «Nella sostanza ci è stato illustrato un contratto a monetizzazione crescente. Quando vedremo tutto il quadro ci saranno moltissime contraddizioni, con il rischio di fare significativi guai. Così la vedo complicata ad immaginare un 2015 meglio del 2014 che abbiamo avuto».

Uno dei problemi che il Governo italiano dovrà risolvere a stretto giro è quello delle retribuzioni. Secondo uno studio effettuato dall’Istatnel 2014 la variazione si attesterà all’1,3%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 1982. Confrontando l’andamento delle retribuzioni contrattuali dei dipendenti pubblici con quello dell’inflazione, è possibile stimare che dal 2010 al 2013 sono stati persi oltre sei punti percentuali in termini di potere d’acquisto. Vista la bassa inflazione è atteso quest’anno un lieve recupero. Quindi, dunque la perdita di potere di acquisto si ridurrebbe a circa cinque punti.

A lanciare segnali positivi è invece l’industria. Sempre secondo l’Istituto di statistica nazionale,  il fatturato, al netto della stagionalità, registra un aumento dello 0,4% rispetto a settembre, con un incremento sia sul mercato interno, sia su quello estero. L’Istat, infatti, registra una crescita annua del 19,9% per i ricavi e del 21,8% per le commesse.

Un’altra notizia positiva giunge invece dall’Anas che ha deciso di effettuare un investimento complessivo di quasi 550 milioni di euro per la realizzazione di nuove opere infrastrutturali che riguardano i territori regionali di Lombardia, Piemonte, Veneto e Marche.  Il primo progetto, del valore di oltre 220 milioni di euro, riguarda la realizzazione della variante di Morbegno dallo svincolo di Cosio a quello del Tartano, lungo la strada statale 38 ‘dello Stelvio’, in provincia di Sondrio,. Il secondo, dal valore di oltre 116 milioni di euro, riguarda l’adeguamento del tratto Trisungo-Acquasanta Terme, primo lotto, secondo stralcio, dal km 151,000 al km 153,780, della strada statale 4 ‘via salaria’, nella provincia di Ascoli Piceno. Il terzo riguarda invece la realizzazione della tangenziale di Novara del valore di oltre 124,5 milioni di euro, mentre il quarto tratta la realizzazione della tangenziale di Vicenza (I stralcio, I tronco), del valore di oltre 86 milioni di euro. I cantieri della variante di Morbegno saranno avviati a gennaio, gli altri tre progetti andranno in gara entro fine dicembre.

Sarà per l’Italia invece un capodanno ricco dal punto di vista economico grazie alla tassa di soggiorno. Secondo una ricerca effettuata dalla società di consulenza turistica JFC, per la notte di capodanno è previsto un incasso di un milione 550 mila euro a livello nazionale grazie alla tassa di soggiorno. Roma è la città che registrerà  gli incassi maggiori relativi all’imposta, assestandosi a circa 320mila euro. Seguono Milano con 120 mila, Firenze con 86 mila e Venezia con 71 mila.

 

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