domenica, Maggio 16

Jihad islamica, resterà un problema intercontinentale

0

Isis aumenterà drasticamente le sue attività terroristiche in Medio Oriente e a livello internazionale. E’ quanto sostiene il centro studi della società di intelligence privata Stratfor in un report di proiezione del prossimo trimestre. Daesh raddoppierà le attivita’ terroristiche, non solo nella sua zona centrale di operazioni in Medio Oriente, ma anche a livello internazionale, nel tentativo di mantenere la sua rilevanza in quanto perde territorio, si legge nel focus dedicato al Medio Oriente e all’Africa. Nelle previsioni riferite al secondo trimestre 2017 per quanto attiene a Medio Oriente e Nord Africa, lo Stato Islamico sarà estromesso dal roccaforti nella regione. La battaglia a Mosul in Iraq sarà giunta al termine, mentre saranno in corso le operazioni per prendere la città siriana di Raqqa. Tuttavia, Stratfor è convinta che questi eventi non elimineranno Isil.

Resterà lo Stato Islamico la principale minaccia, in Medioriente e Nord Africa, che aspetta di essere affrontata in questo secondo trimestre dell’anno. Anche se diverse battaglie sono state vinte e il potere del Califfato è apparentemente in caduta libera in Siria, vittorie come quella imminente a Mosul «difficilmente rappresenteranno la fine dello Stato Islamico», secondo le previsioni di Stratfor. Man mano che l’avanzata contro l’IS in Iraq prosegue verso le roccaforti di Tal Afar e Hawija, per esempio, le possibilità di assistere all’esasperazione di divisioni interne alla coalizione irachena aumentano.

Un altro problema, per il Governo di Baghdad, sarà quello di stabilizzare le aree conquistate alle grinfie del Califfato, potenzialmente vittime delle eterne divisioni tra Sciti, Sunniti e persino all’interno dello ‘schieramento’ curdo. La situazione fa gola alle due potenze regionali, Iran e Turchia – ma anche Arabia Saudita -, che approfitteranno anche delle elezioni provinciali irachene di Settembre per ottenere influenza e potere su aree che vengono rivendicate da più parti in gioco. Rilevanti anche le votazioni nel referendum turco di aprile, che – in caso di vittoria della proposta di Recep Tayyip Erdogan – trasformerà Ankara in una Repubblica presidenziale a tutti gli effetti, e offrirà un’eloquente panoramica sul reale appoggio che il popolo turco da al suo Presidente.

In Africa sembra che sia destinata a restare irrisolta la questione libica: il Generale Haftar, in possesso dei terminali petroliferi a Est è supportato dal Cremlino, mentre l’ONU riconosce solo il Governo di unità nazionale nell’ovest del Paese. Difficile, per ora, un accordo tra i due schieramenti. Paure riguardo alla salute di Muhammadu Buhari, il Presidente della Nigeria, fanno parlare di ‘lotta per la successione’ nella maggiore economia dell’Africa sub-sahariana. Chiunque dovesse guidare il Paese, scrive Stratfor, dovrà affrontare una situazione estremamente difficile: concorrenza di un dollaro forte, prezzi del petrolio bassi, e inflazione rendono l’economia nigeriana non particolarmente promettente.

Preoccupa anche la situazione in Mali, Paese in cui il Governo continua a essere coinvolto in una guerra contro gruppi Jihadisti, ora uniti sotto lo stendardo di Jamah Nusrah al-Islam wal-Muslim (JNIM, Gruppo per il supporto dell’Islam e i musulmani), vicino ad al-Qaeda. Gli analisti vedono la regione del Sahel come un altro terreno di battaglia tra le due ‘sigle’ più importanti dell’integralismo islamico: al Qaeda e ISGS/ISIS. Si tratta, sostanzialmente, del prolungamento della guerra civile che ha colpito il Paese dal 2012, e alla quale potenze europee come la Francia hanno preso, in maniera diversa, parte. L’obiettivo era allora simile a quello di altri interventi ‘umanitari’ del ventunesimo secolo: evitare la creazione di un’importantissima base che fornirebbe al terrorismo islamico una quantità enorme di risorse. Oggi come tre anni fa, la Francia si rifiuta di trattare con i terroristi: «come si può trattare con loro?», ha affermato il Ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault commentando i recenti attacchi dei jihadisti, «è una guerra senza nessuna ambiguità».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->