Jiffy e la sfida del real time field_506ffb1d3dbe2

Naturalmente, quello della sicurezza è un tema chiave:Pingit, Jiffy e altre iniziative europee simili, come quella danese di MobilePay, si basano non solo sulla sicurezza dell’app”, precisa Romani, ma anche su quella del pagamento in quanto tale. Jiffy poggia sull’impianto Sepa, e Sia lo ha sviluppato con tutti i criteri della sicurezza bancaria, che è l’ambito da cui proveniamo. Le banche hanno poi implementato il servizio all’interno delle proprie app. L’obiettivo era dunque avere tutte le consuete garanzie fornite dall’istituto, la sicurezza nei back end (tipica di Sia) e al contempo la semplicità applicativa propria dei social, la quale rappresenta la vera sfida”. Da sottolineare che, proprio perché progettato per essere utilizzato in tutta l’area Sepa e perché ideato secondo i criteri dell’Erpb (Euro Retail Payments Board), Jiffy ha suscitato l’interesse anche di alcune grandi banche di altri Paesi europei.

Altro aspetto fondamentale è quello dell’integrazione, indispensabile a un sistema che consente lo scambio di denaro tra conti correnti appartenenti a istituti diversi. Il servizio è stato sviluppato a quattro mani con Ubi Banca, con cui Sia ha cercato di semplificare proprio il processo d’integrazione (che è passato da una durata di nove mesi, necessari per il primo progetto, all’attuale media di tre per ogni nuova banca che aderisce). In particolare, Ubi Banca ha inserito Jiffy all’interno della propria app Ubi Pay, insieme ad altri due servizi per il pagamento contactless e per l’acquisto e-commerce, anch’essi attivabili da mobile. A luglio 2015, dunque a distanza di pochi mesi dal lancio, Ubi Pay era stata scaricata e utilizzata da più di 100mila clienti. La app è la risposta al bisogno di servirsi dei propri soldi in maniera digitale attraverso lo smartphone, ovvero con uno strumento che ormai ci accompagna in ogni momento della giornata”, afferma Elisabeth Rizzotti, responsabile canali diretti e comunicazione di Ubi Banca. “Grazie a Jiffy, Ubi Banca si è posta all’avanguardia nel sistema bancario italiano, aggiunge,con un prodotto che ben presto considereremo naturale e indispensabile. Per primi in Italia stiamo proponendo da oltre un anno ai nostri clienti un’esperienza innovativa, semplice e immediata come un messaggio Whatsapp, ma con tutte le caratteristiche di sicurezza di un tradizionale bonifico. Per noi la rete delle filiali e i canali digitali sono un’entità integrata, dove la relazione personale, che rappresenta il ‘cuore’ dell’attività delle singole sedi, viene alimentata anche dai nuovi canali”.

In molti degli altri istituti di credito aderenti, Jiffy è disponibile solo da pochi mesi, e pertanto è ancora presto per azzardare analisi sull’utilizzo del servizio da parte della clientela. I numeri sono, però, ancora una volta significativi: JiffyPay di Intesa Sanpaolo, ad esempio, è attivo dalla metà di luglio e in meno di due mesi ha visto l’attivazione di circa 74mila contratti, per un numero di transazioni che si aggira attorno a 4.400.

Oltre alla diffusione di Jiffy in altri Paesi europei, i possibili sviluppi futuri del progetto sono principalmente due e comprendono la possibilità di trasferire denaro non solo tra privati: “Nell’ottica di ridurre l’uso del contante e di utilizzarlo per piccoli importi, l’idea è proporre il servizio anche per i pagamenti verso gli esercizi privi di Pos, come ad esempio piccoli bar ed edicole”, sottolinea Romani. “Un altro sviluppo a cui teniamo molto, conclude, è quello relativo ai pagamenti verso la pubblica amministrazione (P2G, ‘Person to government’). C’è un regolamento che impone alla PA di accettare pagamenti elettronici, ma per scuole ed enti simili mettere in piedi un adeguato sistema di accettazione potrebbe essere troppo costoso. Con il P2B (‘Person to business’) i primi progetti pilota partiranno entro l’anno, mentre la fase P2G è ancora allo studio”.