martedì, ottobre 23

Jet russo abbattuto in Siria. ‘E’ colpa di Israele’, ma Putin ritratta Conte a Kurz: 'Posizione italiana chiara sul doppio passaporto'. Dazi Usa, Cina pronta a ricorrere al Wto

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Un velivolo dell’aeronautica russa è stato abbattuto dalla contraerea siriana. Lo ha confermato il ministero della Difesa russo. Ma Mosca va all’attacco: gli F-16 israeliani si sono fatti scudo con il velivolo russo ed è per questo che è stato centrato dai missili di Damasco. «I piloti israeliani hanno usato l’aereo russo come copertura così da essere preso di mira dalle forze di difesa aerea siriane. Di conseguenza, l’Il-20, che ha un’impronta radar molto più grande dell’F-16, è stato abbattuto da un missile di difesa S-200». Il ministero russo ha rimarcato che gli israeliani dovevano sapere che l’aereo russo era presente nell’area, il che non ha impedito la «provocazione». Israele poi non ha avvertito in anticipo la Russia circa l’operazione prevista. L’avvertimento è arrivato un minuto prima dell’inizio dell’attacco, cosa che «non ha lasciato il tempo per spostare l’aereo russo in un’area sicura».

Immediata la risposta di Israele, che «esprime dolore per la morte dei membri dell’equipaggio dell’aereo russo abbattuto la scorsa notte dal fuoco dell’antiarea siriana. Israele considera il regime di Assad, le cui forze armate hanno abbattuto l’aereo, pienamente responsabili dell’incidente. Israele considera inoltre coinvolti nello sfortunato incidente anche l’Iran e l’organizzazione terroristica Hezbollah».

Poi il passo indietro di Vladimir Putin: Israele, al contrario di quanto accaduto nel caso della Turchia, non ha abbattuto deliberatamente l’aereo ma si tratta del risultato di tragiche circostanze. Putin ha però messo in chiaro che in Siria «verranno intrapresi passi che tutti noteranno per mettere in sicurezza le nostre strutture e i nostri militari».

Parlando sempre di Russia, l ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ammette che senza l’intesa di ieri tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin su Idlib, in Siria «non sarebbe rimasta nessuna opposizione». E spiega che l’accordo tra il presidente turco e quello russo prevede che i ribelli anti-Assad sostenuti da Ankara possano restare nella zona cuscinetto mantenendo le loro armi leggere. E ha ribadito: la Turchia invierà nuove truppe a Idlib per garantire insieme alla Russia il rispetto della zona demilitarizzata sulla linea del fronte tra lealisti e ribelli, concordata ieri a Sochi. Nell’area rimarranno «i civili e l’opposizione moderata» mentre verranno cacciati «soltanto i gruppi radicali». A plaudere a questo accordo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo cui una zona cuscinetto a Idlib «dovrebbe evitare un’ operazione militare su vasta scala e fornire un sollievo per milioni di civili». In una nota del portavoce, Guterres «invita tutte le parti in Siria a cooperare per l’attuazione dell’accordo e a garantire un accesso umanitario sicuro e senza impedimenti».

«Ho avuto occasione di esprimere a Kurz che l’Italia ha una posizione chiara sui passaporti e sulla doppia cittadinanza» che l’Austria intende dare ai cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina. Lo afferma il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa congiunta con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. La posizione del governo italiano, come ribadito ieri dal ministro Moavero, è fortemente contraria. Poi lancia un messaggio alla Ue: «Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea: ho rappresentato la premura del mio Paese che si facciano maggiori investimenti nel Nord Africa. Bisogna rivedere quanto prima protocolli operativi di alcune missioni europee, come Sophia e Frontex, che vanno aggiornate alle luce delle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno». Inoltre, l’Ue deve fare «maggiori investimenti nella finestra nel Nord Africa, perché sono incomparabilmente più contenuti rispetto a quelli per la Turchia. Ci sono tanti Paesi con cui rafforzare la cooperazione, di transito e di origine, per cercare di offrire una maggior tutela dei diritti dei migranti».

Ed emerge che al vertice di Salisburgo il premier presenterà le sue proposte sugli sbarchi, «ma devo ammettere che non ci aspettiamo ci sia una svolta» sul punto, al summit. Così fonti Ue, che aggiungono come la speranza sia tuttavia quella di «mettere il risentimento alle spalle, e poter tornare ad essere costruttivi».

Parliamo di Usa, perché la Cina ha deciso di ricorrere al Wto contro gli ultimi dazi sull’import di beni ‘made in China’: una mossa che viola le regole del Wto, si legge nella nota diffusa dal ministero del Commercio che punta il dito contro le nuove incertezze che pesano sul negoziato commerciale tra i due Paesi. Intanto Donald Trump su Twitter parte all’attacco: «La Cina sta cercando di influenzare le elezioni americane con una guerra commerciale, attaccando i nostri agricoltori, i nostri allevatori e i nostri lavoratori in vista del voto di metà mandato di novembre. Loro sanno che io so come fermarli». Il tycoon minaccia quindi «una grande e immediata rappresaglia» se la Cina reagirà all’ultima ondata di dazi Usa.

Il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente sudcoreano Moon Jae-in si sono incontrati oggi a Pyongyang per il primo dei due round di colloqui ristretti previsti. E’ la prima volta, ha notato Yoon Young-chan, capo della comunicazione di Moon, che Kim riceve un leader straniero in quello che è un simbolo del partito al potere in Nord Corea.

Il Parlamento ungherese, su iniziativa del gruppo Fidesz (partito di Orban), ha votato una risoluzione che rifiuta il rapporto e il voto dell’Eurocamera che ha condannato le violazioni dello stato di diritto in Ungheria. La risoluzione invita il governo a ‘non cedere al ricatto’ e a rifiutare ‘le accuse ingiuste contro l’Ungheria’. Intanto dopo l’Ungheria, la Polonia finisce sotto esame del Parlamento europeo sullo stato di diritto e sul rispetto dei valori fondamentali. Una delegazione di europarlamentari della Commissione Libertà civili del Pe sarà in missione nel Paese domani fino a venerdì per incontrare membri del governo di Varsavia e della magistratura, ma anche rappresentanti di altre autorità e organizzazioni per raccogliere informazioni sugli ultimi sviluppi in merito allo stato di diritto. Nella delegazione composta da 8 europarlamentari figurano l’olandese Judith Sargentini, già relatrice del provvedimento sullo stato di diritto in Ungheria, e l’italiana Barbara Spinelli.

Chiudiamo con la Francia, perché dopo Nicolas Hulot, un altro ministro lascia l’incarico, anche se non lo farà prima di giugno 2019, dopo le elezioni europee: in un’intervista a L’Express, il ministro dell’Interno Gerard Collomb ha annunciato che sarà candidato sindaco nel 2020 al Comune di Lione e lascerà il governo per dedicarsi alla campagna elettorale.

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