mercoledì, Ottobre 20

Il Jazz Mediterraneo di Raul Colosimo Una musica che ricorda le ballate tradizionali dell’Italia meridionale, arricchiti da richiami di respiro africano e da qualche sequenza di acuti ispirati alle melodie francesi

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Incontro Raul Colosimo al termine di una sua performance sulla costa Jonica in Calabria, in una serata agostana di luna piena. Il cono luminoso sul mare placido prolunga la magica atmosfera creata dalle note e dal lento fruscio della riva proprio sotto la rotonda dove siamo seduti. Raul sorseggia una birra, mentre ancora accarezza tra le dita il sassofono. La musica che compone porta con sé ritmi e suoni che ricordano le ballate tradizionali dell’Italia meridionale, arricchiti da richiami di respiro africano e da qualche sequenza di acuti ispirati alle melodie francesi.  Un jazz inedito, il suo, ormai maturo, dopo le numerose esperienze in campo musicale e non solo che lo hanno visto spaziare dall’impegno sociale rivolto in particolare agli immigrati, a incontri con il mondo musicale serbo o con l’artista marocchina Magida Kattari.

Un amore per l’arte totale e incondizionato, che Raul porge al pubblico attraverso il fiato, quando lo trattiene e quando lo spinge nell’ancia. Se ne accorge perfino sua figlia, una dolcissima bimba di otto anni che lo ascolta incantata.

Raul è nato in Calabria e vive a Parigi, il mix tra le due culture è evidente nelle sue composizioni.

Raul, mentre suoni sembra che lo strumento musicale sia parte di te, del tuo corpo. Balli scalzo col sassofono, lo rigiri tra le mani come fosse una matita immaginaria con cui disegni volute nell’aria e spesso sembra che tu lo faccia letteralmente parlare. A volte riesci a suonare due sassofoni contemporaneamente, è incredibile. Mi sbaglio?

Sì, è vero. Credo che il sassofono sia come una protesi bionica che fa parte di te ma è in più; ti permette di sviluppare esponenzialmente l’energia; un filo di fiato si trasforma anatomicamente in suono e si sentono le ali dell’immaginario oscillare. Se ci pensi, questa è pura magia.

Ricordi un momento che ti ha particolarmente emozionato? Un incontro o un apprezzamento che ti rimarrà impresso?

Mi torna in mente una delle ultime frasi per esempio di Linley Marthe « mi é piaciuto suonare con te hai un gran suono e soprattutto un gran senso della musicalità ». Tante volte mi capita. Devo dire che è strana la vita; il momento presente è l’unica regola che mantengo come principio fondamentale o essenza dell’essere. Siamo sensibili e le emozioni ci attraversano, direi che in musica impari ad essere freddo e distante ma contemporaneamente totalmente immerso. Cos’è in fondo un ricordo? Sono momenti, tanti. Anche questa sera che mi hai ascoltato è già un ricordo e resta unico. Amo le persone che mi circondano quando suono, quella storia nucleare tra noi, l’ideale nella realtà. Ogni volta c’è una dimensione particolare che non so spiegare perciò ricorro a una ispirazione: redemption song, prendo il tema al clarinetto basso poi attacco il brano e tutti cantano con me.

Tu vivi a Parigi da decenni, ma ogni volta che torni nella tua Calabria l’appartenenza al sud si percepisce già nell’approccio con il mare. Come entra il Mediterraneo nella tua musica?

Cerco proprio nel suono la trasparenza, l’insieme, la semplicità, la potenza… insomma tutte le caratteristiche del nostro mediterraneo, sono un uomo mediterraneo e si sente in tutto. Parigi è una capitale o centro strategico essenziale per fare musica forse è proprio nella Ville che questo mediterraneo può vivere ed esprimersi al meglio. La distanza accresce le passioni e dalle passioni la magia si fa arte. Altro, forse quello che non ci piace, svanisce.

Quanto c’è di improvvisazione e quanto segui invece lo spartito quando suoni?

I miei spartiti nascono tutti da improvvisazioni, sono cresciuto improvvisando. Poi nel tempo hai un vissuto e delle idee che hai avuto il tempo di sviluppare, scrivere. Ma quando il karma coincide con quello che vuoi fare direi che tutto è tanta improvvisazione sempre e comunque.

Di recente hai composto la colonna sonora del film ‘Il matrimonio’ realizzato da tua madre, Paola Salerno. Come hai affrontato questa nuova esperienza e soprattutto pensi di ripeterla?

Amo il cinema e penso sia e sarà sempre un motore della mia vita, ci saranno varie esperienze; quella con mia madre è iniziata bene ed è nata in modo evidente: ero nel film, avevo suonato per la cerimonia del matrimonio e preparato brani per la serata. Mia madre ha filmato registrando il suono in diretta e c’è una sequenza nella quale lei entra in camera mia e io le dedico (improvvisando) una danza ascoltando – Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. Inserire in un film brani editi, ottenere i diritti per la diffusione richiede, però, tempo e danaro. Non aveva senso, in ogni caso, non sfruttare, se così si può dire, la mia musica. All’inizio ero in difficoltà, ma, ispirato dal pezzo dei Led Zeppelin, ho pensato a un suono registrato in sala prove: il canto a tre voci di DENTRO È FUORI in chiave free, rock in trio. Andava benissimo. Ci sono spezzoni del film soprattutto nel finale nei quali poteva avere il suo perché accompagnare le scene con musiche originali, così le ho composte proprio nella casa nella quale è stato girato il film, un luogo per me familiare.

So che hai rifiutato proposte pervenute da mediatori di case di produzione musicale, perché?

Rifiuto quello che non mi sembra appropriato e funzionale. Verrà il momento giusto per ora la crisi non aiuta ma credo nell’autogestione e nell’indipendenza quindi resto fiducioso. Incontro belle persone e penso di essere giunto a un livello di maturità artistica. Non mi stupirei se succedesse proprio adesso un fatto seriamente simpatico.

Oggi a quarant’anni si è ancora ragazzi. Qual è il tuo sogno nel cassetto e quale un tuo prossimo obiettivo concreto?

Preparo un disco che è quasi finito e fa parte di un progetto dove ogni idea diventa una sinfonia. Circus Opera: sono composizioni cantate in dialetto con testi originali della tradizione in copy left. OpeRA cioè Orchestra Provvisoria Emigrati, RA il mio nome abbreviato. Circus perché collaboro con attori, ballerini, coreografi, fotografi, cineasti, acrobati nell’arte e nella vita e desidero creare spettacoli che non siano sterili prodotti discografici ma espressioni dell’arte più raffinata, amabile ed intelligente per un mondo diverso fatto d’armonia, insieme, verità.

Per chi suoni veramente?

Non so è strano, alla base parte da me un impulso, da dentro ho il bisogno di trovare la calma e l’equilibrio e poi quando questo si trasforma in musica, va fuori per tutti anche per chi non c’è, per questo ho chiamato uno dei miei progetti, quello a cui tengo molto, DENTRO È FUORI. Sai è come se qualcuno decidesse per me ed io sono solo un tramite, chissà perché scrivo e suono così, giuro non lo so ma so che lo devo fare ed è evidente. L’arte è sempre un mistero.

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