mercoledì, Luglio 28

Italicum: rimandato alla Corte Costituzionale field_506ffbaa4a8d4

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«… sono rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità sollevate nel giudizio, tutte incidenti sulle modalità di esercizio della sovranità popolare…». Così il Tribunale di Messina ha accettato sei dei tredici motivi di incostituzionalità proposti dai ricorrenti, rimandando alla Corte Costituzionale la nostra nuova legge elettorale: l’Italicum (legge 52/2015).

L’iniziativa è nata nell’ambito del Coordinamento per la  Democrazia Costituzionale. Nello specifico, a curare il ricorso presentato a Messina, l’avvocato già Senatore e membro del CSM, Enzo Palumbo e gli avvocati  Tommaso Magaudda, Francesca Ugdulena, Giuseppe Magaudda I motivi ‘rinviati’ sono: il “vulnus” al principio della rappresentanza territoriale (III motivo); il “vulnus” ai principi della rappresentanza democratica (IV motivo); la mancanza di soglia minima per accedere ballottaggio (V motivo); impossibile scegliere direttamente e liberamente i deputati (VI motivo); irragionevoli le soglie di accesso al Senato, residuate nella L. 270-2005 (XII motivo); irragionevole applicazione della nuova normativa elettorale per la Camera a Costituzione vigente per il Senato, non ancora trasformato in camera non elettiva, come vorrebbe la riforma costituzionale (XIII motivo).

Le altre sedi giudiziarie presso cui i ricorsi sono stati depositati, oltre a Roma, Milano, Napoli, anche Venezia, Firenze, Genova, Catania, Torino, Bari, Trieste, Perugia. Questa è la seconda volta che ci troviamo di fronte ad un caso del genere, nel 2014 il famigerato porcellum (legge 270/2005) era stato dichiarato incostituzionale. Possibile che siamo punto e a capo? E’ possibile. Fino a che non abbiamo trovato la strada per portare alla Corte Costituzionale il ‘porcellum’, non c’era il controllo di costituzionalità sulle leggi elettorali. Quindi si poteva fare anche in una determinata maniera. Il cambiamento è avvenuto proprio con il precedente sistema elettorale, per la prima volta le leggi elettorali sono state portate di fronte alla Corte. La domanda, però, dovrebbe essere rivolta a chi ha approvato quella legge. Che ci fossero dei dubbi è stato dimostrato da molti che hanno evidenziato il problema sia al Senato alla Camera”. Felice Besostri, avvocato milanese e componente del Coordinamento, ha giustamente sottolineato il fatto che i dubbi esistevano già ante-legem, adesso la Corte dovrà esaminare i sei motivi ed esprimersi in tal senso.

Noi andremo avanti con le altre udienze, sperando che siano omesse a delle ordinanze di remissione in un tempo abbastanza ristretto, in modo da chiedere alla Corte di fare un unico giudizio, riunite tutte le ordinanze, e di non giudicare solo l’ordinanza di Messina”. Nel caso in cui questi sei motivi (o anche più) siano riconosciuti definitivamente incostituzionali, cosa accadrebbe all’Italicum che dovrebbe andare in vigore al luglio di quest’anno? E’ in vigore già da maggio dell’anno scorso altrimenti non avremmo potuto impugnarla. Questa è una precisazione che va fatta. Quando parliamo di luglio si intende il problema dell’efficacia. Ci sono alcune norme che, oltretutto, sono già in vigore. Per esempio quella dell’esenzione sulla raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni [i partiti costituiti prima dell’1 gennaio 2014 saranno esenti dalla raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni. Lo prevede un emendamento alla legge elettorale di Ignazio La Russa approvato dall’Assemblea di Montecitorio]. Questa è una delle norme oggetto dell’impugnazione. Ad esempio i collegi che sono stabiliti dal Decreto Legislativo 122/2015. Questo per dire che è entrata in vigore, ma torniamo al problema dell’efficacia.  La Corte deve prima verificare che sia comunque applicabile, dopo aver fatto degli interventi chirurgici diretti alle norme. A mio avviso lo è. Se viene dichiarato illegittimo il premio di maggioranza come è fatto, questa diventa semplicemente una legge in cui un partito può prendersi il 51% dei seggi senza ricorrere al premio di maggioranza. Il fatto importante è che ci deve essere sempre una legge elettorale applicabile. La Corte deve anche fare una valutazione, se annullando quelle parti, rimane sempre una legge elettorale applicabile. Ecco perché abbiamo chiesto degli annullamenti, oltre a quelli di carattere generale, abbiamo chiesto degli annullamenti puntuali. Individuando qual è l’articolo e il comma da annullare”.

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