sabato, Settembre 18

Italicum, Renzi vota da solo

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La settimana parlamentare si apre nel segno della noia mortale in cui ci eravamo lasciati: l’ Italicum. La nuova legge elettorale viene approvata nel tardo pomeriggio con 334 voti favorevoli e 61 contrari. Forza Italia ha chiesto il voto segreto e le opposizioni avevano già abbandonano l’aula compatte. La minoranza Dem vota No. Con Matteo Renzi solo mezzo Pd, Area Popolare e i sopravvissuti di Scelta Civica.

Degni di nota i fischi contro #labuonascuola ricevuti da Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna, anche se sfumati con cura dai soliti tg di Regime. Domani sciopero nazionale della Scuola. La segretaria Cgil Susanna Camusso considera elitaria la riforma renziana. Annamaria Furlan (Cisl): «Governo non sottovaluti lo sciopero». Ma il premier pensa di convocare i sindacati per tagliare le gambe alla protesta.

Ecoreati: il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si schiera contro il divieto di ‘air gun’ previsto dal ddl: protestano le associazioni ambientaliste. Pensioni: è ancora la Camusso a chiedere una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Dante Alighieri compie 750 anni. Roberto Benigni show al Senato di fronte a Pietro Grasso e Sergio Mattarella.

 

Il lungo fine settimana iniziato venerdì 1 maggio si è consumato secondo un copione scontato e già scritto da tempo dai mass media mainstream: il successo ‘oltre ogni previsione’ di Expo 2015 e l’unanime e commossa condanna dei cittadini ‘perbene’ alle previste da tempo, ma non prevenute, violenze milanesi degli ‘utili’ anarchici del cosiddetto black bloc. Politici e giornalisti (solo quelli garantiti dal Sistema) hanno pontificato per tre giorni a reti unificate contro il Male rappresentato dai movimenti antagonisti (dai No Expo ai No Tav) e in favore della pantagruelica ‘vetrina dei ciccioni’ dell’Esposizione Universale, ottenendo in pieno l’effetto desiderato: far passare un evento pubblicitario, consumistico e con prezzi da capogiro organizzato dalle multinazionali per una iniziativa benefica contro la fame nel mondo. Affamare e sfruttare il pianeta non è devastazione, ma spaccare quattro vetrine e due Suv sì.

Tornando alla cronaca odierna, il senso vero e profondo di questa legge elettorale ce lo spiega senza peli sulla lingua l’alfaniano Maurizio Sacconi convinto che «tutta la destra italiana dovrebbe votarla perché corrisponde alla sua cultura, alla domanda di una democrazia governante, decidente, anche attraverso il premierato forte». Ecco, appunto, un sistema elettorale ‘di destra’ proposto da uno che di sinistra non è di scuro: Matteo Renzi. Ma la lunga cronaca della giornata decisiva per l’ Italicum comincia con Enrico Letta che ieri, per primo, aveva avuto il coraggio di annunciare in tv il suo voto contrario e oggi, ironia della sorte o legge del contrappasso, si è ritrovato coinvolto in un incidente stradale in cui ha investito un motociclista. Potere dei ‘controgufi’ renziani. Il taccuino politico della mattinata è stato riempito dall’infaticabile rottamatore Renzi che durante la visita alla Borsa di Milano ha seppellito niente di meno che il capitalismo di relazione all’italiana che «ha prodotto alcuni effetti decisamente negativi».

Poi, verso l’ora di pranzo, è toccato a Renato Brunetta prendersi la ribalta mediatica. «Forza Italia ha deciso di non partecipare a questa giornata infausta per la democrazia parlamentare: non parteciperemo al voto finale», ha tuonato il capogruppo berlusconiano alla Camera. Pochi minuti ed ecco che FI formalizza la richiesta di scrutinio segreto per la votazione finale sull’Italicum. Insomma, tanto per capirci, Brunetta e i suoi vogliono prendere due piccioni con una fava: isolare Renzi ricorrendo all’Aventino e rimpinguare le fila dell’opposizione interna al Pd attraverso il voto segreto. Per questo motivo il M5S, che inizialmente intendeva partecipare alla seduta con voto palese per «lottare» contro l’Italicum, è stato costretto a cambiare linea e ad annunciare, per bocca di Danilo Toninelli, l’uscita dall’aula al fine di «evitare di fare sponda con i sostenitori segreti della riforma». Ma FI è spaccata, ed ecco che i sospetti ‘sostenitori segreti’ si materializzano nei volti e nei corpi dei verdiniani (seguaci di Denis Verdini) che con Maurizio Bianconi fanno sapere che si asterranno, ma senza abbandonare l’aula. Ipotesi smentita a stretto giro di posta dallo stesso Brunetta.

Nell’infuocato dibattito si inserisce anche Matteo Salvini, alla Camera per una casuale conferenza stampa. «È una legge che fa schifo, che allontana i cittadini e dà ancora più potere ai partiti e alla casta», afferma con apparente saggezza popolare il ‘l’Altro Matteo’, salvo poi ripiombare (solo per la questione migranti) nei triti luoghi comuni tanto amati dalla ‘gente’ quando avverte che «la Lega è schifata perché mentre il Paese soffre per la disoccupazione e continuano gli sbarchi di 6mila immigrati, il Pd si occupa di una legge elettorale per salvare il fondoschiena del signor Renzi». Posizione chiara e senza infingimenti quella di Sel riassunta in 140 caratteri dal ‘capo degli Onorevoli’ Arturo Scotto. «Sel abbandona», scrive Scotto su twitter,  «nessun Aventino, ma reazione a disprezzo Renzi verso Parlamento. Ha imposto Italicum a tutti, allora se lo voti da solo».

Di fronte a questo gagliardo schieramento antirenziano, a metà pomeriggio Gianni Cuperlo, uno degli sfiatati portabandiera della minoranza Dem, si lambiccava ancora il cervello nel dubbio se abbandonare Montecitorio o votare contro. «Siamo orientati a esprimere voto contrario», ha avvertito con un tisico filo di voce. Poi, la sofferta e ininfluente decisione finale: voto contrario. Anche Rosy Bindi l’aveva presa larga. «La scelta di votare no o astenermi», aveva promesso la pasionaria senza trucco, «dipenderà da cosa fanno le opposizioni. Se lasceranno l’Aula voterò no. Se restano dentro, esco io». Risultato: Rosy vota No.

Se la maggioranza renziana non se la passa troppo bene, di certo non si sente meglio quello che una volta veniva chiamato il centrodestra. Già detto dello scontro tra brunettiani e verdiniani, ieri i tg mandavano in onda la pietosa immagine di quattro sconosciuti di Taranto, con la scritta ‘lealista forever’ sulla maglietta, che ascoltavano in religioso silenzio la voce stanca e strascicata di Silvio Berlusconi fuoriuscente da una cornetta telefonica. Oggi il rilancio dei berlusconiani passa per Adriana Poli Bortone, la candidata del Cavaliere in Puglia che se la prende con il rivale Raffaele Fitto il quale «ha avuto il pregio di essere chiaro nel rivelare il suo progetto politico con Passera, Tosi e la Meloni. L’equivoco è cessato: non è la mia destra». Equivoco che però, a guardare gli sconfortanti sondaggi, non sembra essere cessato per gli elettori in fuga.

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