domenica, Ottobre 17

"Italicum" fermo ai box prima ancora di iniziare image

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Matteo Renzi

La riforma  elettorale si ferma al pit stop prima ancora di iniziare la corsa. Oggi infatti alle 14 era prevista la presentazione del testo della Commissione Affari Costituzionali della Camera ma la seduta è stata rinviata a stasera con buone probabilità di un ulteriore rinvio. Troppo grossi i nodi ancora irrisolti. Ufficialmente il nodo principale è la clausola Salva–Lega. In sostanza la Lega è quasi certa di non superare la soglia di sbarramento del 5% per entrare in Palmento (una soglia che arriva all’8% se si corre da soli) ma allo stesso tempo è consapevole di essere determinante per la vittoria del centrodestra alle politiche (soprattutto dopo la scissione del Pdl in Forza Italia e Ncd). Forte di ciò, ha preteso da Forza Italia che nella nuova riforma elettorale sia inserito un emendamento, già presente nel Porcellum, che garantisca la sua presenza in Parlamento. Tale emendamento prevede che un partito, pur non superando la soglia di sbarramento,  ottiene comunque dei seggi se in almeno tre regioni ottiene una soglia più alta del 10%.

Un emendamento-privilegio tagliato su misura per la Lega (nonostante la smentita del segretario Matteo Salvini) visto che tutti gli altri piccoli partiti sono diffusi in maniera più omogenea sul territorio e, anche se raccogliessero più voti in assoluto della Lega sul territorio nazionale, non raggiungerebbero picchi del 10% in nessuna regione (e quindi non entrerebbero in Parlamento). Dure, come prevedibile, le reazioni degli altri partitini.  Nichi Vendola ha già annunciato il voto contrario e Fratelli d’Italia, per bocca di Ignazio La Russa, ha attaccato duramente il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto, definendolo un “passacarte” del testo della legge.  

Anche Scelta Civica, partito della maggioranza, passa dalle dichiarazoni agli atti ostili. Alessandro Maran, infatti, ha lasciato l’incarico di relatore al testo sul finanziamento pubblico ai partiti. «Non posso continuare ad accettare che Scelta Civica vada bene al Partito Democratico quando c’è da tirare la carretta e sostenere ogni provvedimento del governo per venire poi presa a calci e ridicolizzata dal suo segretario quando si azzarda a offrire alla maggioranza e all’esecutivo le proprie proposte politiche» ha dichiarato il parlamentare.

Non sono le reazioni dei piccoli partiti la vera preoccupazione di Renzi ma il comportamento del Pd nella Commissione Affari Costituzionali. Dei 21 membri del Pd, infatti, la maggioranza (12 su 9) sono oppositori di Renzi e anche fra i più ostici (fra gli altri Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Pierluigi Bersani, Alfredo D’Attorre).  Esponenti poco suggestionabili dai diktat del segretario.  Se presentassero emendamenti al disegno di legge contro la decisione presa dalla direzione del Pd, Renzi come si comporterebbe? Tutti a casa come ha detto esplicitamente in direzione?  Lo stesso Sisto di Forza Italia  ha dichiarato che questa legge «non è prendere o lasciare»  lasciando quindi completamente solo il segretario del Pd  che non più di due giorni fa parla va di  «profonda sintonia» con Berlusconi. 

Anche Massimo D’Alema vede il sindaco in difficoltà e infierisce: «Che ci sia la volontà comune di arrivare a delle riforme è certamente un fatto sicuramente molto positivo si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo, naturalmente nella libertà del parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali». Un messaggio chiaro a chi lo dava già morto politicamente.  

Il M5S approfitta del caos generale in cui versa la maggioranza per lanciare la consultazione online per far scegliere ai propri iscritti quale modello elettorale proporre in Parlamento. La consultazione prevede più giri di votazione e il primo quesito è tra proporzionale e maggioritario. Grillo e Casaleggio sembrano quindi decisi a perseguire la strada della democrazia digitale dopo averla sperimentata in realtà solo per pochi altri casi (ad esempio per  l’abolizione del reato di immigrazione clandestina). 

In queste condizioni diventa sempre più difficile per il premier Enrico Letta portare a casa il “patto di coalizione” tanto sbandierato in queste settimane come punto di partenza per il rilancio del Paese. Per prima cosa dovrebbe impartire corsi di comunicazione ai suoi ministri. Infatti oggi il ministro Flavio Zanonato, parlando della crisi della Electrolux, ha dichiarato che «i problemi e le difficoltà del gruppo svedese riguardano solo lo stabilimento di Porcia e non quello di Susegana». Cioè nel piano industriale della società si salverebbe lo stabilimento veneto (regione del ministro) ma non quello di Susegana in Friuli, governata da Deborah Serracchiani del Pd. La quale ha giustamente chiesto le dimissioni immediate del ministro. Come pensava il ministro che avrebbe reagito il governatore del Friuli, chiunque fosse stato?

 

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