mercoledì, Settembre 22

#italianistatesereni, la nullocrazia di Renzi Dopo Letta, toccherà anche agli italiani un tweet dal Premier in pectore?

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cavallo 

 

Ormai ho assodato che la mia più feconda fonte di ispirazione è Facebook ed i miei amici   -ho la tendenza a collezionare collegamenti con chi è sulla mia stessa lunghezza d’onda-, sono dei perfetti amplificatori d’idee e di riflessioni.

In questo momento c’è un’ebollizione mai raggiunta in precedenza e mi sento nella camera magmatica dell’Etna. Non devo, dunque, andare troppo lontano per fare una cernita di argomentazioni per la composizione di quest’articolo,  all’alba del lunedì fatidico, quello del fatal dì dell’incarico al Renzino il Magnifichino … o al Segretario Fiorentino, lontano anni luce, culturalmente, dal primo che fu etichettato con tal nome, anche se i due sembrano condividere la massima per cui ‘Il fine giustifica i mezzi’.

Lo abbiamo appena visto, no, che la sorte governativa di un intero popolo è stata decisa in una riunione di meno di 200 persone. Altro che democrazia… e neanche oligarchia. Forse, nullocrazia. Capitanata  -come un capitano di ventura- da un giovincello scherzoso a cui starebbe bene il grido di guerra mediceo: ‘Palle, palle!’, ma con ben altra accezione.

Fu quello l’urlo che risuonò quando a Firenze fu repressa nel sangue la cosiddetta ‘Congiura de’ Pazzi’ e, forse, la spugna gettata precipitosamente dal pisano #enricostaisereno ha voluto evitare proprio un metaforico bagno di sangue sotto il profilo politico.

D’altronde, sul ‘Corriere della Sera‘ edizione on line di ieri leggevo che, ai tempi della scuola, il premier in pectore era contrassegnato dal soprannome Bomba per quanto le sparava grosse. Il che non è esattamente tranquillizzante.

Giorgio Cavagnaro mi tira le orecchie, ammonendomi di non cadere nello sfascismo: m’inquieta altresì quella sigma privativa… perché il contrario dello sfascismo non è l’ottimismo della volontà  -ed io sono pregna del pessimismo della ragione- ma tutt’altra cosa, ben più terrorizzante.

Così come quel tweet #enricostaisereno è stato, in buona sostanza, il preludio di una presa per i fondelli (e, con questa definizione mite, l’ho trattato, come si dice a Napoli; ma con ciò, non vorrei perpetuare la confusione innescata dal ‘New York Times‘, che ha incoronato Renzi sindaco del capoluogo campano, forse per lapsus freudiano), mi aspetto da un minuto all’altro un mega tweet cumulativo di cui al titolo di questa mia urticante riflessione: #italianistatesereni…

Perché, visto il preludio, il mio pessimismo della ragione di cui sopra mi lancia segnali allarmanti, tipo antifurto assordante, sui destini del Paese.

Due elementi, fra loro lontani anni luce, mi danno da pensare: Angela Merkel che, alla notizia della defenestrazione del Nazareno, detta la linea: «E adesso, fate presto», inconsapevolmente riproducendo la prima pagina del quotidiano ‘Il Mattino’, subito dopo il tragico terremoto in Campania del 23 novembre 1980.
Mi chiedo: ma mai che perda occasione di ricordare chi è che, fra tutti, comanda?

Il secondo tassello che mi ha provocato un accesso di nausea, è la salita al Colle, per le consultazioni, del Pregiudicato da me Innominato. Ovvero colui che io ritengo legato a doppio filo con lo Spregiudicato neo (anzi, nei…) probabile premier. In fondo, solo una S li divide… – e costui al Colle c’è andato, sì, a cena, ma 4 giorni prima della mattanza del Nazareno-.

L’ascesa del condannato in via definitiva rappresenta l’ulteriore  conferma di quanto vado predicando da decenni, ovvero che Mr B. è il nadir istituzionale, dilettandosi a dimostrare che le Istituzioni, verso le quali l’etica ci aveva insegnato ad avere un rispetto sacrale, quali stella polare del nostro Stato, vanno calpestate e sbeffeggiate per dimostrarsi legibus solutus. Ovvero, autocertificarsi come unto del Signore …

Povero Cristo (proprio quello figlio di Dio!), quante nefandezze si consumano in Suo nome: ad esempio, simbolicamente, per il PD, eccolo trasmigrare da piazza del Gesù a via del Nazareno.

Forse un accento di verità ci sarebbe stato se tutti fossero rimasti a via delle Botteghe Oscure: commercio, più che politica…

Com’è, come non è, di riffa o di raffa, il Premier baby oggi sarà incaricato dal Capo dello Stato di formare il nuovo Governo.

Nessuno mi toglie dalla testa che il suo bravo fogliettino in tasca lui ce l’abbia già. Sui quotidiani sta impazzando -com’è di regola- il toto Ministri, corsa campestre a cui pare partecipino tutti, dal portinaio di Palazzo Vecchio a Romano Prodi.

Il ‘Corriere della Sera‘, al momento, sciorina 43 foto, il che parrebbe uno sproposito per un Governo che dicono leggero, ma che, dagli annunciati 12 componenti, sarebbe già salito a 16.

Alcuni nomi sono prestigiosi, ma si elidono l’un l’altro (ad esempio Lorenzo Bini Smaghi e Pier Carlo Padoan sul fronte del nevralgico ministero dell’Economia, e c’è pure l’ultim’ora su un Romano Prodi revival e c’è l’incognita di una Lucrezia Reichlin, di cui io avevo tessuto le lodi meno di 2 settimane fa con la mia amica Teresa Coratella per un’iniziativa dell’8 marzo; in più, c’è l’ombra anche di Tito Boeri…); qualche altro candidato pare una barzelletta, tipo Fabio Volo o Alessandro Baricco alla Cultura… – e allora, perché non Daria Bignardi, così proteiforme e ben imparentata? – oppure il leader dei Giovani Turchi Matteo Orfini.

Poi c’è un plotone di imprenditori che, per un verso o per l’altro, son nel cor del Matteo, come Oscar Farinetti all’Agricoltura  -ma anche lì, non ci sarebbe conflitto d’interessi? D’altronde, su questi temi al PD sono di bocca buona! -.

Luca Cordero di Montezemolo sarebbe papabile per un ectoplasmico Ministero al Made in Italy   -sì, proprio lui, quello che ha appena venduto agli americani il pacchetto azionario delle gloriose poltrone Frau: insomma, avremmo trovato il rottamatore del Made in Italy -; Vittorio Colao, Andrea Guerra, ovvero personaggi che stanno benissimo al timone delle aziende che dirigono.

Una mischia da rugby ci sarebbe anche per altri Dicasteri, tranne che per gli Esteri, dove ci sono più rogne che glorie  -leggi la spinosa vicenda dei Marò-  e dunque lascerebbero in pace la povera Emma Bonino.

Sulla Giustizia, ad esempio, ci sarebbero un bel po’ di cani intorno all’osso: forse, rispetto al Paola Severino  bis, ce la farà Michele Vietti, di cui è circolata una foto con sulle ginocchia una signora discinta stile la compianta Aiche Nanà…? Questi personaggini ammiccanti piacciono assai agli italiani di sesso maschile, impegnati ad invidiarli e, dunque, ottenebrati nel giudizio.

Non ho finito, ma ho il fiatone e s’è fatta ora di pappa: lo stomaco reclama e farà il suo Governo con spezzatino coi piselli ed insalata…

Tanto, spesso queste previsioni si rivelano del tutto campate in aria. Sospendo il giudizio, ricorro all’epoché…fra Pirrone e Cartesio…

Embé, ve lo confesso… vedendomi così colta, forse Matteo potrebbe pure farci un pensierino… ho delle foto da passare ai giornali in cui appaio una perfetta ministra!

 

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